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venerdì 14 novembre 2014

Cause e Terapia del Distacco della Retina


In questo articolo continueremo a parlare del distacco retinico, approfondendo in particolar modo le cause più comuni di distacco e le possibilità terapeutiche.
Comprendere la causa eziologica che porta ad un distacco retinico, richiede un accertamento diagnostico piuttosto approfondito, in particolare nei pazienti adulti che presentano distacchi sierosi. Innanzitutto si devono eseguire esami del sangue completi (emocromocitometrico ed ematobiochimici). Gli esami potrebbero evidenziare, ad esempio, una neutrofilia, suggestiva di malattia infettiva o una sindrome da iperviscosità. Può anche essere presente una malattia renale o epatica. Si deve prendere in considerazione l’esame delle urine per poter avere un quadro completo. La pressione sanguigna sistemica deve essere sempre misurata poiché l’ipertensione è una causa comune di distacco retinico sia nei cani che nei gatti: in caso di distacco retinico rappresenta perciò uno step fondamentale. Se si sospetta una corioretinite, si devono effettuare test sierologici specifici per prendere in esame le varie cause (soprattutto quelli volti alla ricerca di specifici agenti infettivi). Se il fondo dell’occhio non può essere visualizzato direttamente, per esempio per la presenza di una cataratta matura completa, l’unica indagine diagnostica in grado di evidenziare la presenza di un distacco retinico è rappresentata dall’ecografia oculare. Anche l’ecografia generale addominale e cardiaca possono essere indicate, a seconda dei risultati dell’indagine preliminare, per esempio, per cercare una malattia cardiaca o una massa surrenalica nei casi di ipertensione sistemica, o per localizzare un tumore primario nelle sindromi da iperviscosità. Sfortunatamente, in alcun casi, l’eziologia sottostante può non essere individuata nonostante un accertamento diagnostico approfondito. I casi di distacco retinico regmatogeno non sempre richiedono ulteriori accertamenti diagnostici poiché la causa il più delle volte è oftalmologica piuttosto che sistemica. Un precedente intervento chirurgico per la cataratta o per la lussazione della lente e una degenerazione del vitreo predispongono grandi lacerazioni retiniche e in queste situazioni le indagini richieste saranno minime.
distacco retinico
Per il distacco retinico regmatogeno totale non esiste alcun trattamento e l’occhio rimane purtroppo cieco. Un distacco sieroso, invece, può rispondere al trattamento. Questo è per prima cosa diretto alla correzione della condizione sistemica sottostante, per esempio il trattamento dell’ipertensione o di una corioretinite infettiva. Se non viene identificata alcuna causa sottostante, si inizia un trattamento empirico con dosi immunosoppressive di steroidi. I distacchi parziali frequentemente si possono risolvere, come anche alcuni distacchi bollosi totali. Gli steroidi vengono gradatamente ridotti non appena il paziente migliora, ma una terapia a basse dosi, a giorni alterni, può essere necessaria per molti mesi.
In medicina veterinaria , l’intervento chirurgico per “riattaccare” la retina viene eseguito raramente, anche dagli stessi specialisti e in pochi centri molto specializzati. Tuttavia, alcuni centri sono attrezzati per la chirurgia laser, che delimita piccoli distacchi nel tentativo di impedire il loro diffondersi. Sfortunatamente , la maggior parte dei paziente viene portato alla visita in stadi troppo avanzati per poter eseguire un qualsiasi intervento chirurgico.
La prognosi per il distacco della retina è riservata. I distacchi regmatogeni e da trazione non sono idonei al trattamento e la cecità è permanente. Tuttavia, questi occhi di solito non sono dolenti e, purché l’animale sia complessivamente in buona salute, può essere mantenuta una buona qualità della vita. I distacchi bollosi possono risolversi una volta trattata la malattia sistemica sottostante. Tuttavia, le aree riattaccate possono non essere funzionali e, molto spesso, si manifestano segni di degenerazione con iperriflettività e anomalie di pigmento di aree colpite.
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venerdì 7 novembre 2014

Il Distacco della Retina

Il distacco retinico è una patologia dell’occhio che si presenta in seguito al sollevamento della neuroretina dall’epitelio pigmentato sottostante.
La neuroretina (costituita dai fotorecettori -coni e bastoncelli- e tutte le cellule nervose che permettono la trasmissione del segnale visivo) aderisce allo strato dell'epitelio pigmentato, struttura che permette il passaggio degli elementi nutritivi dalla sottostante coroide (ovvero lo strato vascolare del fondo dell’occhio) e la degradazione degli elementi esterni prodotti dai fotorecettori. Difficilmente, invece, si verifica un completo distacco dell’intera retina dalla coroide sottostante.
I distacchi possono svilupparsi in uno dei seguenti modi:
  • Distacchi essudativi: versamenti, essudati, o raramente accumuli solidi di cellule sollevano la neuroretina;
  • Distacchi regmatogeni: una lacerazione o una porzione mancante di retina ne provoca una sua disinserzione, consentendo al vitreo liquefatto di accumularsi sotto la lacerazione;
  • Distacchi da trazione: la proliferazione di membrane preretiniche esercita una trazione sulla retina distaccandola dall’epitelio pigmentato sottostante.
Spesso, il reale meccanismo del distacco non è completamente compreso, sebbene siano coinvolti microtraumi, alterazioni vascolari e tensione sulla retina periferica. Una volta persa l’integrità strutturale della retina, si verifica una rapida degenerazione dei fotorecettori nell’area colpita; essi non possono funzionare quando non in stretta associazione con l’epitelio pigmentato retinico. Quindi, anche se un trattamento ha successo nel determinare il riattacamento della retina, non necessariamente ne consegue il ripristino della funzionalità visiva.
Alla visita clinica l’anamnesi di solito è piuttosto breve e poco indicativa, poiché la presentazione è spesso acuta. Tuttavia alcuni animali possono avere un’anamnesi di malattia recente, ad esempio renale o cardiaca, oppure possono aver effettuato dei viaggi ed avere così contratto delle infezioni esotiche. L’animale si presenta alla visita cieco in uno o entrambi gli occhi se il distacco è molto esteso, ma se solo parziale in un occhio, può essere asintomatico. Queste fasi “intermedie” di distacco retinico spesso non vengono diagnosticate, proprio perché l’animale non presenta deficit visivi o è comunque in grado di compensarli.
La pupilla colpita appare dilatata e poco o nulla responsiva agli stimoli luminosi. Il paziente può presentare una midriasi bilaterale o monolaterale. In questo caso la pupilla normale si restringe quando illuminata, mentre l’occhio anormale rimane dilatato se illuminato direttamente, ma la sua pupilla si restringe se la luce è diretta nell’occhio normale. La maggior parte degli occhi non si presenta né arrossata né dolente. Alcuni possono avere una cataratta che ostacola l’esame del fondo: in questi casi un utile ausilio diagnostico è rappresentato dall’ecografia oculare. L’occhio può anche essere opaco a causa del distacco stesso: può essere osservato anche senza l’utilizzo di strumenti sotto forma di velo grigio che fluttua subito dietro la lente. Se il paziente presenta un distacco retinico monolaterale, si deve valutare attentamente il fondo dell’occhio controlaterale per riscontrare segni precoci di patologie retiniche come ad esempio la CEA (Collie Eye Anomaly),la displasia della retina, una corioretinite o delle alterazioni vascolari.
Le anomalie congenite, come appunto la CEA, il coloboma e la displasia della retina, sono molto spesso ereditarie e i cuccioli possono essere ciechi anche a pochi mesi di età poiché la retina anormale si distacca.
In altri casi, invece, le cause di distacco di retina hanno una patologia sistemica sottostante (ipertensione, sindrome da iperviscosità,..)e i fattori predisponenti relativi a queste eziologie specifiche andrebbero indagati in modo appropriato. In altri casi casi ancora, ad esempio pazienti affetti da alcune tipologie di distacco bolloso, non presentano un’eziologia specifica e vengono perciò classificati come idiopatici.
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venerdì 13 giugno 2014

Il Glaucoma Nel Gatto

Dopo aver introdotto il tema del glaucoma, approfondiamo in questo articolo il problema del glaucoma nel gatto.
Il glaucoma nel gatto tende ad avere segni più impercettibili rispetto al cane. I proprietari possono osservare, per esempio, una pupilla dilatata oppure un cambiamento di colore e anche un ingrandimento del globo, ma nessun segno di dolore o di disturbo della funzionalità visiva. Possono essere colpiti entrambi gli occhi contemporaneamente, a differenza di quanto avviene nel cane. Spesso il proprietario nota che il proprio gatto è più tranquillo di prima, ma dal momento che la condizione è più comune negli animali anziani, ciò è spesso attribuito semplicemente all’età.
In alcuni casi non esiste un’anamnesi pregressa di malattia oculare o sistemica di un certo rilievo. Tuttavia, molti gatti possono avere una lunga anamnesi di uveiti trattate con successo variabile per mesi o anche anni prima dell’insorgenza del glaucoma. Le uveiti, di origine traumatica ma anche infettiva, comportano un blocco delle vie di efflusso dell’umor acqueo con conseguente aumento della pressione intraoculare e sviluppo di glaucoma. Il glaucoma secondario è anche una caratteristica del melanoma intraoculare felino, del linfoma o dell’adenocarcinoma del corpo ciliare.
Il glaucoma primario è raro. Occasionalmente è stato osservato nei gatti Siamesi e Birmani anziani e può essere causato da un’errata direzione dell’acqueo.
L’esame clinico generale del paziente è , molto spesso, nella norma. Possono essere colpiti uno o entrambi gli occhi. La pupilla, di solito, è dilatata e il riflesso pupillare diretto è assente o lento e incompleto. Generalmente è presente una modesta congestione episclerale, difficile tuttavia da apprezzare poiché il globo è molto ben inserito nell’orbita e la porzione di sclera esposta è molto limitata. L’edema corneale è una caratteristica comune del glaucoma felino. Può essere presente un ingrandimento del globo, ma spesso è impercettibile e deve essere differenziato dall’esoftalmo. Talvolta l’aumento di dimensioni del globo può causare una cheratite da esposizione: possono essere presenti ulcere corneali e vascolarizzazione e si dovrà sempre eseguire l’esame della fluoresceina. Possono essere anche presenti segni di uveite cronica. La lente può essere catarattosa e qualche volta lussata nella camera anteriore ma questo nel gatto non sempre determina un peggioramento del glaucoma. Il fondo oculare può manifestare segni di degenerazione retinica cronica quali iperriflettenza e atrofia dei vasi retinici.
La tonometria è fondamentale per la misurazione della pressione intraoculare e la diagnosi di glaucoma: è bene misurare la pressione intraoculare in entrambi gli occhi.
Come per tutte le malattie secondarie, il trattamento iniziale è diretto alla causa sottostante. Molti gatti possono avere un’uveite cronica e, quindi, si dovrebbe indagare su quale ne sia la causa. Specifici farmaci antiglaucoma hanno meno effetto che nei cani. Poiché è insolito che i gatti vengano colpiti da glaucoma acuto grave, raramente è necessario ricorrere a un trattamento d’urgenza con agenti iperosmotici sistemici. Gli inibitori dell’anidrasi carbonica sono efficaci nel diminuire le pressioni e sono la prima scelta per la riduzione della pressione intraoculare.
La prognosi per i casi di glaucoma felino è sempre riservata. Sebbene la funzione visiva possa essere mantenuta nonostante la pressione elevata, molti gatti non sono disponibili a una frequente medicazione topica ma essa è fondamentale per il mantenimento di una pressione intraoculare accettabile e, in ogni caso, la terapia deve essere mantenuta a vita.
 
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Il Glaucoma


Glaucoma è il termine con il quale si indica un gruppo di malattie nelle quali una aumentata pressione intraoculare determina un danno al nervo ottico e alle cellule della retina. E’ una condizione dolorosa, spesso determinante cecità, ed è una malattia molto grave che può essere difficile da trattare. Esistono molte cause di glaucoma e la scelta del trattamento, spesso , dipende dalla causa, dalla durata della malattia e dal potenziale esito della funzione visiva.
Il mantenimento di una pressione intraoculare normale dipende dall’equilibrio tra la produzione e il drenaggio dell’umor acqueo. Il corpo ciliare produce l’acqueo, mentre il suo deflusso avviene attraverso l’angolo iridocorneale: una volta nell’angolo di drenaggio, l’acqueo viene assorbito nei vasi dei plessi venosi ed eliminato nelle vene di drenaggio e nelle vene episclerali.
                                    anatomia_occhio_cane
 
La maggior parte dei casi di glaucoma deriva da un alterato deflusso piuttosto che da un’eccessiva produzione di acqueo. La tonometria, ovvero la misurazione della pressione intraoculare, è fondamentale per la diagnosi, il trattamento ed il monitoraggio del glaucoma.                                  
I segni clinici del glaucoma variano a seconda delle specie animali, della causa, della velocità d’insorgenza e della durata, unitamente a quanto elevata è diventata la pressione intraoculare. Nel cane affetto da glaucoma sono frequentemente riscontrati dolore, edema corneale, congestione dei vasi episclerali e cecità, mentre nei gatti è possibile notare soltanto la pupilla dilatata.
Le cause di glaucoma si suddividono in primarie o secondarie. Sebbene sia raro, si può riscontrare anche un glaucoma congenito. Il glaucoma primario comporta un’anomalia di conformazione dell’angolo iridocorneale, ovvero l’angolo di drenaggio dell’umor acqueo. Si tratta di una malattia bilaterale, anche se può intercorrere parecchio tempo, anche anni, prima che entrambi gli occhi vengano colpiti. Il glaucoma secondario è più comunemente osservato nei cani e nei gatti: si sviluppa conseguentemente ad altre problematiche oculari che interferiscono con la circolazione e il drenaggio dell’umor acqueo.
 
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venerdì 2 maggio 2014

Ulcera Indolente

Con il termine “ulcera indolente” si intende una serie di difetti corneali che colpiscono il solo epitelio (ovvero lo strato più esterno della cornea) e che hanno la tendenza a non guarire normalmente o spontaneamente.
La persistenza di tali difetti è dovuta alla mancata aderenza dell’epitelio allo stroma sottostante. Proprio per il fatto che coinvolge il solo strato epiteliale viene anche detta “erosione”. Questo tipo di patologia viene definita “indolente” per la sua scarsa tendenza alla guarigione, ma non si deve pensare che non causi dolore, anzi: il dolore in questo tipo di lesioni è anche maggiore rispetto ad altre, dal momento che le terminazioni nervose sensoriali sono proprio superficiali.
L’incidenza di queste erosioni superficiali è molto frequente nel cane e nel gatto. Di solito viene colpito un occhio solo.
La causa iniziale può risiedere in un trauma corneale di lieve entità: una volta creatasi una soluzione di continuo, l’epitelio corneale tende a guarire normalmente ma non aderisce in modo corretto allo strato di cornea sottostante (lo stroma).
La lesione tende, per questo motivo, a riulcerarsi spontaneamente o per azione dell’ammiccamento. Questo porta, da un punto di vista sintomatologico, a periodi di manifestazione dolorosa intervallati da periodi di apparente normalità.
La cornea può apparire lievemente edematosa, spesso il margine della lesione è rilevato e ribaltato. Il test della fluoresceina è positivo e spesso può accadere di notare che l’area che viene colorata è più ampia dell’area erosiva visualizzata, a testimonianza che lo scollamento epiteliale è più ampio del visibile. Questo tipo di erosioni tendono a rimanere superficiali e non si osservano lesioni collagenolitiche: se ciò dovesse verificarsi deve essere interpretato come un segno di peggioramento della lesione.
Nell'ultimo articolo è stato affrontato il tema delle ulcere indolenti: vediamo ora come affrontare questa patologia da un punto di vista terapeutico.
Molte terapie sono state suggerite per velocizzare la guarigione delle erosioni epiteliali indolenti (o ulcere indolenti). La terapia di tipo medico si basa sull'utilizzo di antibiotici somministrati topicamente e/o sistemicamente: la scelta ricade generalmente sulle tetracicline, anche per l'azione che questi antibiotici hanno nei confronti delle metalloproteinasi, implicate nella fisiopatologia della condizione. Un altro antibiotico a largo spettro utilizzabile è, ad esempio, la tobramicina. In caso di spasmo ciliare si può associare un midriatico cicloplegico, quale l'atropina, per ridurre il dolore. Il protocollo medico viene associato a pulizia chirurgica (debridement) e cheratotomia. La pulizia consiste nell'asportazione dell'epitelio non adeso o lassamente adeso allo stroma sottostante con un cotton fioc asciutto: in alcuni casi lo scollamento dell'epitelio è così esteso da arrivare alla totale rimozione dell'epitelio corneale. Il debridement è una tecnica che può facilitare la guarigione corneale, soprattutto nei casi più recenti e che non hanno ancora una storia cronica del difetto. Tale procedura è l'unica consigliata nel gatto, ove procedure più aggressive quali la cheratotomia punctata o radiata, potrebbero comportare l'insorgenza di complicazioni come i sequestri corneali. Alla pulizia con cotton fioc può seguire la cheratotomia radiata (a griglia) o puntata: lo scopo di questa procedura è danneggiare lo strato superficiale dello stroma esposto per consentire il riattaccamento del nuovo strato epiteliale.cheratotomia a griglia
Per eseguire questa procedura può essere necessaria una leggera sedazione : la cheratotomia viene eseguita con un ago sterile 23-25G. Con la punta dell'ago vengono tracciati alcuni solchi superficiali paralleli che vanno almeno 1-2 mm al di là del margine disepitelizzato. Si eseguono poi una serie di solchi perpendicolari ai primi in modo tale da disegnare una griglia sulla superficie della cornea interessata dalla lesione.
La cheratectomia superficiale è una soluzione ideale, ma più invasiva, e viene pertanto riservata a quelle condizioni in cui la guarigione non avviene dopo le terapie standard.
Prima del ritorno a casa del paziente, occorre che il proprietario sia ben istruito riguardo l'insorgenza di eventuali segni di peggioramento nei giorni successivi, quali blefarospasmo, scolo, colorazione bluastra o giallastra della lesione: questo per poter affrontare in tempo eventuali complicazioni.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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giovedì 1 maggio 2014

Orzaiolo, Calazio e Neoformazioni Palpebrali.


L’orzaiolo è un processo purulento che coinvolge le ghiandole palpebrale: si definisce orzaiolo esterno se colpisce le ghiandole di Zeiss o di Moll, se interessa le ghiandole di Meibomio si definisce orzaiolo interno.
Se il processo infiammatorio interessa in modo diffuso tutte le ghiandole di Meibomio si utilizza il termine meibomite. E’ possibile analizzare il materiale contenuto nell’orzaiolo mediante striscio su vetrino: il riscontro di batteri di forma coccica o bastoncellare può indirizzare nella scelta dell’antibiotico d’elezione, mentre la presenza di popolazione infiammatoria, prevalentemente rappresentata da eosinofili può suggerire una terapia a base di antibiotici e steroidi. L’orzaiolo semplice richiede una terapia topica e sistemica con antibiotici e/o steroidi cortisonici.
                                 neolplasia palpebrale
Il calazio è un particolare tipo di infiammazione granulomatosa delle ghiandole di Meibomio, derivante da un ristagno di secrezione ghiandolare, con passaggio di parte del secreto nei tessuti adiacenti: il trattamento richiede un currettage chirurgico della congiuntiva seguita da terapia topica antibiotica e steroidea.
Le palpebre, inoltre, sono frequentemente sede di neoplasie che possono originare dalle strutture ghiandolari o cutanee. Nel cane spesso si riscontrano neoplasie benigne di origine ghiandolare, in particolare adenomi delle ghiandole di Meibomio. Si distinguono anche forme localmente invasive, come gli epiteliomi sebacei, mentre di rara incidenza sono gli adenocarcinomi sebacei. Nei cani giovani possono osservarsi istiocitomi o papillomi di origine virale.
Nel gatto sono più frequenti neoplasie maligne, come il carcinoma squamo cellulare, i fibrosarcomi o i mastocitomi.
Prima della rimozione chirurgica è consigliato eseguire un esame citologico della neoformazione, soprattutto per riconoscere le forme tumorali maligne.
 
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L’Apparato Lacrimale

L’apparato lacrimale fa parte, insieme alle palpebre e la congiuntiva, dell’apparato di protezione dell’occhio. L’apparato lacrimale è costituito da due parti con funzioni diverse: una deputata alla produzione delle lacrime, l’altra destinata al loro drenaggio.
Le lacrime hanno un’attività antibatterica, contengono ossigeno e metaboliti per nutrire la cornea, lubrificano e permettono il movimento delle palpebre sulla cornea e sulla congiuntiva, mantengono umida la superficie oculare e provvedono alla pulizia di detriti e corpi estranei.
Il film lacrimale è costituito da tre diverse componenti, disposte in tre strati: una parte mucosa, a contatto con la cornea, uno strato acquoso intermedio ed uno strato lipidico esterno. Il film lacrimale ha uno spessore di 7-10 µm. Lo strato lipidico esterno è secreto dalle ghiandole di Meibomio: esso ricopre lo strato acquoso ritardandone l’evaporazione e migliorandone la diffusione sopra la cornea e la congiuntiva. Lo strato acquoso intermedio è secreto dalle ghiandole lacrimali: la ghiandola lacrimale principale (responsabile della maggior parte della produzione di lacrime), la ghiandola lacrimale della terza palpebra, e le ghiandole accessorie di Zeiss e Moll. La prima e la seconda sono ghiandole tubulo-acinose mentre le ultime sono ghiandole sebacee e sudoripare modificate. Lo strato acquoso contiene acqua e molecole come il glucosio, l’urea e glicoproteine. Fornisce metaboliti, lubrifica e rimuove prodotti di degradazione come acido lattico e anidride carbonica. Lo strato mucoso,il più interno ed aderente alla cornea, è prodotto dalle goblet cells, cellule mucipare apocrine presenti nello strato epiteliale congiuntivale. Provvede a lubrificare, migliora l’aderenza tra la porzione acquosa e la cornea, inibisce l’aderenza batterica e previene l’essicazione della superficie oculare. Lo strato mucoso contiene mucine, immunoglobuline, urea, sali, glucosio, leucociti, enzimi e detriti cellulari.
film lacrimale
Le lacrime, che si versano continuamente nel sacco congiuntivale, si raccolgono nell’angolo mediale dell’occhio, nella regione del lago lacrimale, dove trova inizio la loro via di escrezione, rappresentata dai dotti lacrimali, che si aprono nel sacco della congiuntiva per mezzo dei punti lacrimali e che sboccano nel sacco lacrimale. Le vie lacrimali sono quindi costituite da un canalicolo superiore ed uno inferiore che si uniscono a livello del sacco lacrimale. La parte inferiore del sacco si continua inferiormente con il dotto naso lacrimale che termina a livello del meato nasale inferiore. Circa il 50% dei cani presenta anche un’apertura accessoria del dotto naso lacrimale a livello della radice del canino superiore.
 
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La Cataratta

 
La cataratta è un processo patologico che coinvolge il cristallino (o lente), struttura trasparente e biconvessa che permette la messa a fuoco delle immagini sul fondo dell’occhio. Le caratteristiche fondamentali della lente sono la trasparenza e l’indice di rifrazione che sono consentiti dal basso contenuto di acqua presente nel cristallino e dall’elevata concentrazione delle proteine. Per mantenere questo stato di disidratazione, occorre un meccanismo attivo che richiede energia metabolica. L’acqua viene espulsa in continuazione dalla lente , ma tende a rientrarvi, soprattutto dalla superficie posteriore. Se questo meccanismo si blocca, il cristallino velocemente si idrata e perde la sua trasparenza.
Con il termine di cataratta si intende qualsiasi opacità della lente o della sua capsula. La cataratta può essere di diverse tipologie: congenita, metabolica, traumatica, senile, secondaria ad altre patologie oculari (glaucoma, uveiti, ecc..). Esiste quindi un’eziologia multifattoriale della cataratta, anche di quella senile, che comporta il fatto che non tutti i soggetti anziani vengono colpiti da questa patologia: esistono fattori che, isolati, non causerebbero la cataratta ma che, per un effetto cumulativo nel tempo, favoriscono la comparsa di questa malattia. E’ così che l’infiammazione cronica, i fattori fisici, chimici ed i disturbi metabolici e sistemici si accumulano nel corso di tutta la vita e provocano i vari gradi di alterazione della trasparenza.
Quando la cataratta è sufficientemente opaca ed estesa da causare un disagio funzionale, solo l’intervento chirurgico può risolvere il problema. Per ciò che riguarda le terapie di tipo medico, anche se in commercio sono disponibili alcuni farmaci finalizzati al controllo dell’evoluzione della cataratta, di fatto non esiste una terapia la cui efficacia sia stata provata. Terapie sintomatiche che si applicano con una certa frequenza sono a base di antinfiammatori non steroidei e steroidei, per il controllo dell’infiammazione dell’occhio che consegue alla cataratta e di midriatici, per dilatare la pupilla e favorire temporaneamente una parziale visione in soggetti con opacità centrale della lente. Nell’ambito delle terapie, infine , bisogna curare anche gli eventuali disturbi sistemici e/o metabolici alla base della formazione della cataratta: nel caso già citato della cataratta di tipo diabetico, ad esempio, sarà di fondamentale importanza approntare una terapia per il controllo della glicemia del paziente.
Visite periodiche presso il tuo Medico Veterinario permettono di diagnosticare precocemente questa patologia e una visita specialistica consentirà di agire nei tempi e nei modi più idonei.

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Patologie Oculari del Gatto Anziano

 
L'avanzare dell'età, tanto negli animali quanto nell'uomo, porta a cambiamenti a livello organico considerabili normali (fisiologici). Oltre ad essi esiste tutta una serie di patologie a cui cane e gatto possono andare più facilmente incontro in quanto “anziani”. Gli occhi, le palpebre e l'apparato lacrimale non fanno eccezione in questo processo di invecchiamento. Patologie oculari e problemi di vista sono situazioni frequenti nei cani e nei gatti anziani e, a volte, possono addirittura portare alla perdita completa della capacità visiva, influenzando sensibilmente sia le abitudini quotidiane del nostro animale che la gestione da parte del proprietario.
occhi gatto anziano
Esistono malattie oculari evidenti a tal punto da essere notate con facilità dai proprietari stessi che possono così rivolgersi al veterinario con una tempistica veloce rispetto all'insorgenza del problema. Altre volte, invece, i segni di patologia oculare risultano più subdoli e l’animale può arrivare alla cecità senza che il padrone se ne sia accorto. I cani e gatti, infatti, possiedono un'elevata capacità adattativa che li porta a sviluppare maggiormente gli altri sensi (olfatto e udito) per compensare il calo di vista: ecco spiegato il perché molti animali, se pur ciechi o ipovedenti, sono in grado di muoversi con assoluta disinvoltura nel proprio ambiente.
Per questo motivo è importante abituarsi ad osservare con attenzione il comportamento del proprio amico a quattro zampe, soprattutto quando invecchia, in maniera tale da poter cogliere ogni minimo campanello d'allarme di problematiche oculari. Un ottimo banco di prova è rappresentato dall'esterno o dagli ambienti nuovi: qui l'animale con problemi di vista tende a muoversi in maniera più guardinga, a manifestare disagio o,addirittura, ad andare contro ostacoli imprevisti. Occorre tenere presente inoltre che alcune patologie iniziano con una difficoltà di visione in particolari momenti della giornata: in questi casi si noterà, ad esempio, maggiore difficoltà nella visione durante il crepuscolo o di notte.
In altri casi le problematiche oculari sono una conseguenza di una patologia sistemica ovvero che colpisce tutto l'organismo. Un classico esempio è la cataratta diabetica, una patologia indubbiamente di interesse oculistico ma che deve essere affrontato anche e soprattutto da un punto di vista internistico. Per questo motivo il medico veterinario che si occupa di oftalmologia, soprattutto con pazienti anziani, non deve mai limitarsi alla semplice visita oculistica ma ha il dovere di eseguire anche una approfondita visita generale (dalla punta del naso alla punta della coda!), senza tralasciare indizi che possano ricondurre ad una malattia più generalizzata.
Molte sono le patologie che possono colpire le diverse strutture dell’occhio durante la terza età, elencheremo di seguito le principali:
  • Palpebre: neoformazioni, ectropion senile.
  • Cornea: cheratite superficiale cronica, cheratocongiuntivite secca.
  • Uvea: cisti iridee, neoplasie, uveiti, atrofia iridea.
  • Cristallino: cataratte, lussazione della lente, atrofia senile del cristallino.
  • Retina: atrofia progressiva della retina, emorragie retiniche, processi inifiammatori.
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello     
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Il Sequestro Corneale o Nigrum

 
imageIl sequestro corneale o nigrum è una patologia corneale che colpisce prevalentemente il gatto ed è caratterizzata da degenerazione e necrosi di porzioni del collagene dello stroma corneale. I sintomi possono essere vari ed essere associati o meno a dolore, blefarospasmo ed epifora. L'aspetto della lesione è tipico, contraddistinto dalla presenza di un'area brunastra più o meno circolare o ellissoidale di alcuni millimetri che di solito è localizzata nella porzione centrale della cornea. Spesso le lesioni sono monolaterali. La necrosi coinvolge il più delle volte un terzo o la metà esterna dello stroma: più raramente i sequestri coinvolgono la cornea a pieno spessore. Inizialmente, compare un'area marrone più o meno scura o nerastra, localizzata nella porzione centrale della cornea e con margini non ben definiti. Con il passare del tempo, l'aspetto cambia, la macchia si trasforma in una sorta di crosta nerastra con margini netti. L'origine della colorazione bruno-nerastra non è stata ancora stabilita con precisione: le ipotesi iniziali ritenevano che la colorazione derivasse dal contenuto in ferroproteine delle lacrime. Secondo alcuni studi più recenti invece, è la melanina a determinare la caratteristica colorazione. 
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Al sequestro corneale è spesso associata una reazione infiammatoria granulomatosa, con intensa vascolarizzazione corneale proveniente dal limbo vicino che circonda la porzione di stroma necrotico. L'insorgenza del nigrum è spesso idiopatica ed alcune razze feline, quali il persiano, l'himalaiano e il burmese, sembrano essere predisposte. Non sembrano esistere predisposizioni di sesso o età. Il fatto che razze esoftalmiche siano più comunemente colpite da tale patologia lascia sospettare che fenomeni di lagoftalmo, esposizione corneale ed evaporazione del film lacrimale possano in qualche modo contribuire all'insorgenza del problema. Cause riconosciute come predisponenti sono traumi cronici o ripetuti, come nel caso di difetti palpebrali o ciliari (entropion, trichiasi). Anche ulcere croniche causate da infezione con FHV-1 possono causare insorgenza di sequestro corneale.
Se il tessuto degenerato e necrotico viene circondato da una reazione infiammatoria tipo corpo estraneo, con il tempo esso viene di solito estruso, se non interessa lo stroma a tutto spessore. Tale processo però è molto più lungo rispetto ad una guarigione dopo intervento chirurgico ed andrebbe utilizzato solo nei casi non associati a sintomatologia clinica. Nel caso si adotti una terapia medica, vengono suggeriti antibiotici locali, sostitutivi lacrimali (in particolare a base di acido ialuronico) e frequenti controlli medici.
Un trattamento chirurgico è di solito la scelta consigliata ed una cheratectomia viene utilizzata per l'asportazione della porzione di stroma necrotico, eventualmente associata a procedure chirurgiche protettive (flap di terza palpebra) o di supporto (flap congiuntivale). L'incidenza delle recidive varia dal 12 al 38%: un fattore importante per la prevenzione delle recidive sembra essere la permanenza di neovascolarizzazione corneale a guarigione avvenuta.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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Cisti Iridee

Le cisti iridee o uveali possono essere congenite o acquisite. L’eziologia è nella maggior parte dei casi sconosciuta ma, dal momento che frequentemente si riscontrano in soggetti di mezza età o di età avanzata, è probabile che siano per lo più acquisite. Come possibili cause scatenanti sono stati ipotizzati traumi ed uveiti.Cisti-iridea

Si possono riscontrare sia nel cane che nel gatto.cisti-iridea-1

Si tratta spesso di reperti occasionali e si presentano come formazioni tondeggianti, singole o multiple, marroni o nere. Possono essere mono o bilaterali, libere o mobili in camera anteriore o, meno frequentemente, in camera posteriore.

Le cisti iridee possono collassare e apparire come uno strato di pigmento adeso all’endotelio corneale o alla capsula anteriore del cristallino.

La principale diagnosi differenziale deve esser posta nei confronti del melanoma: le cisti iridee sono mobili, transilluminabili e hanno margini netti. I melanomi si presentano come masse solide non transilluminabili.cisti-iridea-3



In genere non è necessaria una terapia. Qualora le dimensioni delle cisti dovessero aumentare a tal punto da invadere l’asse visivo o venire a contatto con l’endotelio corneale danneggiandolo, è possibile intervenire chirurgicamente . La tecnica più semplice per la rimozione della cisti è l’aspirazione con ago sottile inserito attraverso la zona limbare.



Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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mercoledì 30 aprile 2014

Come Vedono i Gatti?

Come vedono i nostri amici a quattro zampe? Percepiscono i colori come l’uomo o hanno una visione esclusivamente in bianco e nero?Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza..
Iniziamo con il dire che la visione a colori e diurna dipende da particolari fotorecettori (ovvero componenti della retina che rispondono a stimoli luminosi) denominati coni, mentre la visione notturna e in bianco e nero dipende da altri fotorecettori, i bastoncelli. Esistono inoltre, diversi tipi di coni, ognuno dei quali percepisce un colore specifico. Ad esempio, i topi possiedono soltanto il tipo di coni sensibili al giallo, per cui la loro visione a colori è limitata alla percezione del giallo e delle sue varie sfumature .
Per ciò che riguarda cani e gatti, l’opinione più diffusa ritiene che la loro visione sia limitata al bianco e nero.
In realtà il cane possiede due popolazioni di coni: una consente la visione del blu-violetto, l’altra del giallo. Nel gatto, invece, sono presenti tre popolazioni di coni e questo dovrebbe consentire una percezione più ampia dei colori: il condizionale è dovuto al fatto che tale teoria non è ancora supportata da specifici studi.
Il numero ridotto di coni influisce anche sulla percezione dei “dettagli” : rispetto all'uomo, il cane e il gatto hanno un'acutezza visiva ridotta e ciò significa che per vedere un oggetto in maniera nitida necessitano di essere ad una distanza decisamente inferiore rispetto all'uomo.
Punto forte a loro vantaggio è la capacità di percepire il movimento: riescono ad individuare un oggetto che si muove anche a notevole distanza.
Si ipotizza il fatto che nel corso dell’evoluzione sia nei cani che nei gatti si sia ridotta notevolmente la quantità di coni a favore di un maggiore sviluppo di bastoncelli: basti pensare che la retina umana presenta circa 199.000 coni per mm2 mentre nel gatto sono appena 27.000! Se andiamo però a vedere la quantità di bastoncelli, constatiamo che nell’uomo sono appena 160.000 per mm2 mentre nel gatto sono circa 460.000: ciò che se ne deduce è che nel corso dell’evoluzione la capacità di percepire i colori ha lasciato il posto ad una migliore capacità di visione notturna e di percezione del movimento.
 
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martedì 29 aprile 2014

Congiuntivite Acuta del Gattino

Questa patologia si riscontra frequentemente in gattini molto giovani, a seguito di infezioni neonatali da herpesvirus o Chlamidophila, agenti infettivi che provocano malattie congiuntivali prima dell’apertura delle palpebre, che fisiologicamente avviene tra il decimo e il quattordicesimo giorno di vita.

L’infezione da parte di questi agenti patogeni comporta la formazione di fibrina che impedisce la normale apertura delle palpebre, che risultano così unite e saldate. Talvolta si possono riscontrare lievi essudazioni crostose a livello del canto mediale dell’occhio: in questi casi l’intera area bulbare appare aumentata di volume e distesa per la presenza di materiale essudativo all’interno dei fornici.
Le palpebre devono essere aperte chirurgicamente, facendo attenzione a non ledere le strutture sottostanti. Se tale intervento è effettuato in animali di età inferiore ai 10-14 giorni di vita, la produzione lacrimale ed il riflesso dell’ammiccamento saranno inadeguati: si raccomanda perciò di applicare una terapia locale a base di tetracicline e lacrime artificiali.
 
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Sclerosi Senile del Cristallino

Il cristallino è una struttura dell’occhio nota anche come “lente”: esso consente la messa a fuoco delle immagini sul fondo dell’occhio grazie alle sue caratteristiche strutturali e al suo sistema di sospensione. Il cristallino è una struttura biconvessa , trasparente e refrattiva, sospesa e tenuta in sede dalle fibre zonulari, posta dietro l’iride, che separa i segmenti anteriore e posteriore dell’occhio. Esso è costituito da una capsula, da un epitelio e da fibre; è composto da un nucleo centrale e da una corticale circostante, che possono essere ulteriormente suddivisi in una porzione anteriore e una posteriore.
                                     cristallino
Il cristallino dell’animale adulto è costituito da fibre primarie e secondarie. Le prime si differenziano dall’epitelio del cristallino posteriore in uno stadio precoce dello sviluppo dell’occhio, si allungano e riempiono la vescicola lenticolare, formando una sfera solida che nell’adulto costituirà il nucleo centrale del cristallino. L’epitelio posteriore della lente scompare quando essa diventa matura, rimanendo solo in forma di una capsula posteriore molto sottile. Le cellule dell’epitelio anteriore sono localizzate sotto la capsula anteriore e si moltiplicano attivamente per tutta la vita spostandosi verso la periferia e all’equatore si allungano per formare le fibre secondarie, che si estendono nella corticale anteriore e in quella posteriore. Durante tutta la vita dell’animale si formano nuove fibre secondarie, che causano una compressione progressiva del nucleo e una sua concomitante disidratazione. La capsula anteriore della lente è prodotta continuamente dall’epitelio anteriore e si ispessisce quando l’animale invecchia.
Le fibre secondarie sono parzialmente responsabili delle normali alterazioni dovute all’età, in particolare della sclerosi nucleare senile. La sclerosi del nucleo si verifica negli animali anziani e nel gatto non è così evidente come nel cane: a causa di questo processo di invecchiamento fisiologico, la lente dei nostri animali diventa visibilmente più opaca e nel cane di 7-8 anni, è possibile individuarne il nucleo. Dal momento che l’aspetto della sclerosi della lente può essere molto simile a quello che assume il cristallino colpito da cataratta è importante rivolgersi ad uno specialista per permettere di differenziare i due fenomeni: per la saluta del vostro ciò è molto importante. La prima rappresenta infatti un processo fisiologico legato all’età dell’animale, la seconda un processo patologico che richiede un intervento specialistico, sia di tipo medico che chirurgico.
 
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La valutazione della visione nel cane e nel gatto


La visita oculistica inizia con la determinazione indiretta della visione, solo in un secondo tempo verranno prese in esame le varie strutture oculari e perioculari. L’animale dovrebbe essere osservato in movimento nella sala visite lasciandolo libero di muoversi ed esplorare l’ambiente. Un soggetto con difficoltà visuali può urtare contro oggetti nella stanza oppure essere riluttante a muoversi in un ambiente sconosciuto. La valutazione della visione prosegue poi con l’esecuzione di alcuni test specifici: eccone un breve elenco.

Risposta alla minaccia
La risposta al minaccia consiste nell’effettuare un improvviso gesto di minaccia che si presume in grado di suscitare una risposta di ammiccamento nel paziente. Il ramo afferente della risposta è costituito dalla retina, dagli assoni del nervo ottico, dal tratto ottico e dalla corteccia visiva. La componente efferente della risposta comprende la corteccia motoria primaria, il cervelletto ed il nucleo del settimo paio di nervi cranici. E’ importante notare che la risposta alla minaccia riguarda l’integrazione e l’interpretazione a livello cerebro corticale e , quindi, non è un semplice riflesso. Piuttosto , si tratta di una risposta corticale che, per manifestarsi, richiede l’integrità delle vie visive periferiche e centrali nonché della corteccia visiva e del nucleo facciale del VII paio di nervi cranici. La risposta alla minaccia va valutata in un occhio alla volta, mentre l’altro viene coperto. Bisogna fare attenzione a non toccare le ciglia o i peli del paziente perché ciò potrebbe determinare una risposta “falsa positiva”. Analogamente, sono anche possibili risultati “falsi negativi”, ad esempio per la paralisi del nervo facciale o se il paziente è particolarmente giovane (nei cuccioli questo tipo di risposta non è fisiologicamente presente).
 
Cotton ball test
Questo esame è in grado di valutare la capacità di vedere un oggetto in movimento anche in cani e gatti giovani che non rispondono ancora al test della minaccia. L’esame si esegue facendo cadere un batuffolo di cotone nel campo visivo del paziente: se la visione è normale l’animale effettuerà un movimento con la testa, o anche solo con gli occhi, seguendo il batuffolo che cade. Il cotone ha la caratteristica di essere inodore e non produrre suoni, per cui non si possono ottenere risultati positivi in pazienti non vedenti.
 
Percorso ad ostacoli
Consiste nel realizzare un breve percorso inserendo degli ostacoli: facendo percorrere il tracciato al paziente saremo in grado di capire se è in grado di vedere e superare gli ostacoli.
Risposta del piazzamento visivo
Utile nei gatti o quando i risultati del percorso ad ostacoli e della risposta alla minaccia sono equivoci: consiste nel sollevare l’animale verso il tavolo, permettendogli di vedere la superficie che si avvicina. Un soggetto normale estende gli arti verso la superficie prima che le sue zampe tocchino il tavolo.
Infine, ulteriori test per valutare il sistema visivo devono comprendere esami di tipo neurologico(come già detto l’integrità delle vie nervose è fondamentale per la visione) ed esami diagnostici avanzati quali l’elettroretinografia (ERG), radiografie, TAC e risonanza magnetica.
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lunedì 28 aprile 2014

L’esoftalmo nel cane e nel gatto

 
L’esoftalmo è la protrusione del globo oculare (di dimensione normale) oltre la rima palpebrale. E’ causato da una lesione retrobulbare, solitamente una neoformazione (la cui natura può essere varia) che, occupando spazio, spinge l’occhio verso l’esterno. La più comune causa di esoftalmo è dovuta ad una cellulite o un ascesso retrobulbare: la differenza tra i due è minima, anche se è verosimile che in presenza di un ascesso il paziente abbia più dolore e l’esoftalmo sia forse più pronunciato. Entrambi possono essere causati da un corpo estraneo nello spazio retrobulbare , come un frammento di legno o un seme d’erba, e si osservano più comunemente nei cani giovani. Molto spesso il corpo estraneo è ipotizzato piuttosto che riscontrato, dal momento che spesso anche esami diagnostici approfonditi non riescono a visualizzarli. In alternativa, la presunta infezione batterica può raggiungere l’orbita per via ematogena. Anche una malattia dentale può causare un esoftalmo infiammatorio ed è più comune nei cani e nei gatti anziani. Anche le cause neoplastiche di esoftalmo sono più comuni nei soggetti anziani (di età superiore ai 9 anni). L’insorgenza è, di solito, più graduale e lo strabismo è molto più comune in presenza di casi di neoplasia che con cause infiammatorie. Inoltre, la direzione dello strabismo può aiutare a localizzare la massa: uno strabismo dorso-laterale può essere dovuto a una massa che si estende attraverso la camera nasale caudale nell’orbita, spingendo il globo verso l’alto e lateralmente. Masse che originano nel cono muscolare ( ad esempio, direttamente dal nervo ottico), causano invece una dislocazione in avanti del globo senza strabismo. La varietà di neoplasie che possono svilupparsi è dato dalla molteplicità di tessuti esistenti nell’orbita e nelle aree limitrofe.
La forma più grave di esoftalmo è la proptosi con prolasso anteriore del globo fuori dall’orbita. Questa è più comune nelle razze brachicefaliche (queste razze presentano infatti un’orbita poco profonda), molto spesso nei giovani adulti, ma può essere osservata dopo un grave trauma in qualsiasi razza di cane o gatto.
Le cause immunomediate di esoftalmo, come la miosite dei muscoli masticatori o extraoculari sono rare. 
All’esame oftalmologico l’animale, di solito, ha un aspetto anomalo. Nei casi monolaterali, il muso è asimmetrico. E’ importante differenziare un aumento di volume del globo oculare (presente ad esempio in un occhio glaucomatoso) da una deviazione verso l’esterno dello stesso (senza però un’alterazione nel volume dell’occhio).
La terza palpebra è, di solito, sollevata ed è frequente un certo scolo oculare, anche di tipo mucopurulento. E’ presente una resistenza alla retropulsione, e questo tipo di manualità, in alcuni animali, potrebbe risultare dolorosa. L’occhio colpito può esser infiammato, con iperemia congiuntivale e chemosi, cheratite da esposizione con eventuali ulcere corneali e una tumefazione periorbitale. In alcuni casi si può arrivare ad avere anche un distacco di retina o seri danni al nervo ottico.
Occorre esaminare il cavo orale per identificare eventuali patologie dentali, ferite o corpi estranei. Molti pazienti manifestano dolore all’apertura della bocca. Può essere presente scolo nasale, soprattutto nei casi di neoplasie nasali.
Oltre all’esame oftalmologico, ulteriori indagini sono necessarie per giungere alla diagnosi: uno degli esami più importanti è l’ecografia orbitale che permette di visualizzare le anomalie presenti nello spazio retrobulbare. La radiografia può essere invece utile nelle patologie che coinvolgono le strutture nasali e le radici dentali. La risonanza magnetica o la TAC rappresentano il “gold standard” per la visualizzazione dello spazio retrobulbare e devono essere prese in considerazione se si sta contemplando di ricorrere alla chirurgia, per delineare gli esatti margini di una neoplasia o per esempio per stabilire l’esatta localizzazione tridimensionale di un corpo estraneo. Tutte queste indagini mediante la diagnostica per immagini sono molto utili anche per l’eventuale prelievo di campioni di tessuto (citologici o istologici) in tutti quei casi in cui può risultare complesso distinguere una forma neoplastica da una forma infiammatoria. Ovviamente, in base al tipo di diagnosi si instaura un protocollo terapeutico dedicato: dal semplice trattamento medico nei casi di cellulite orbitale fino all’intervento chirurgico nei casi di patologie dentali o neoplastiche.
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
      
     
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La Cheratite Eosinofilica

La cheratite eosinofilica è una patologia della cornea che colpisce soprattutto il gatto ma è possibile riscontrarla anche nel cavallo. E’ una lesione infiammatoria di tipo infiltrativo e progressivo che, oltre alla cornea, può coinvolgere anche la congiuntiva e le palpebre. Per quanto riguarda la cornea non esiste una localizzazione tipica della lesione, anche se la maggior parte dei casi si riscontra a livello della cornea temporale-dorsale. La lesione si presenta come placche rossastre a superficie ispessita e irregolare, con alcuni depositi biancastri, considerati patognomonici della malattia. Talvolta, l’epitelio risulta danneggiato dalla crescita di tessuto infiammatorio e possono evidenziarsi aree di positività alla fluoresceina. In caso di coinvolgimento palpebrale, si ritengono patognomoniche della patologia lesioni infiltrative del bordo palpebrale, con leucodermia del margine palpebrale, di solito regolarmente pigmentato. In caso di lesioni che coinvolgono aree centrali della cornea, è sempre presente una vascolarizzazione che collega le lesioni al limbo. A livello istologico, le lesioni sono caratterizzate da epitelio ipertrofico ed iperplastico che, di solito, ricopre la lesione. Lo stroma mostra la presenza di infiltrato eosinofilico, linfocitico e plasmacellulare con numerosi macrofagi e neutrofili che, a seconda della gravità, può coinvolgere parte o tutto lo spessore. Frequenti sono pure i mastociti.
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La cheratite eosinofilica non è associata a predisposizioni di razza, sesso o età. La diagnosi si basa sull’aspetto clinico della lesione, ma è facile confermarla con un semplice raschiato citologico corneale. La presenza di numerosi eosinofili è ovvia ed il preparato spesso presenta del materiale di fondo, inoltre, è riempito da numerosissimi granuli dispersi sia da eosinofili sia da mastociti.
Le cause sono sconosciute. Alcune malattie infettive sono state studiate per dimostrarne l’associazione con la cheratite eosinofilica, ma nessun agente in particolare è stato mai isolato. Ci sono comunque frequenti associazioni con l’Herpesvirus felino - FHV1, anche se nei casi in cui è stato isolato il virus non è chiaro se la sua presenza rifletta una coincidenza, una causa o una conseguenza nei confronti della patologia.
Questa malattia oculare andrebbe considerata alla stregua del complesso granuloma eosinofilico felino e, pertanto, considerata una reazione di ipersensibilità. Manifestazioni cliniche o cutanee o enteriche di complesso eosinofilico associate a lesioni oculari non sono comuni ma possibili.
La terapia riportata in letteratura si basa sulla somministrazione orale di megestrolo acetato. I numerosi effetti collaterali di questo farmaco ne limitano molto l’utilizzo, anche se in ambito strettamente oculistico viene considerato un farmaco di prima scelta: il suo uso viene pertanto consigliato soprattutto su lesioni acute e in ogni caso per periodi di tempo limitato. L’alternativa è quella di utilizzare prednisone orale a dosaggi immunosoppressivi con protocollo a scalare. Trattamenti topici con steroidi (desametasone) e ciclosporina sono consigliati.
La prognosi segue le prospettive del complesso granuloma eosinofilico felino, con casi che vengono curati, altri che recidivano e casi che rispondono relativamente.
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello    
           
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mercoledì 16 aprile 2014

La Sindrome della Tasca del Canto Mediale

La sindrome della tasca del canto mediale è una condizione della congiuntiva molto comune nel cane, ma raramente diagnosticata correttamente. Si presenta tipicamente come una congiuntivite cronica o ricorrente, che si manifesta con la presenza di uno spesso scolo mucoso denso o purulento, lieve arrossamento della congiuntiva e alcuni follicoli congiuntivali in corrispondenza della tasca. Lo scolo si nota soprattutto la mattina, ma può ricomparire anche durante la giornata, soprattutto quando il cane si sveglia dopo alcune ore di sonno. La sindrome della tasca del canto mediale non rappresenta propriamente una patologia, quanto più la conseguenza di una caratteristica anatomica presente in alcune razze dolicocefale, che presentano orbite profonde, cranio snello e sottile e lieve enoftalmo (ovvero un lieve infossamento del globo oculare nell’orbita). In seguito a tale conformazione, si viene a creare uno spazio nel fornice congiuntivale ventrale (da qui origina il termine “tasca”) che raccoglie una discreta quantità di film lacrimale. La componente sierosa del film lacrimale evapora facilmente, lasciando un deposito mucolipidico, tipo gel grigiastro, visibile soprattutto a livello del canto mediale. La raccolta di polvere, detriti cellulari ed altro materiale estraneo può a volte portare a irritazione, che come risultato causa ulteriore infiammazione dell’area, con iperemia della terza palpebra, della congiuntiva mediale e scolo oculare mucopurulento.
Le razze che presentano questa conformazione del cranio e che sono perciò predisposte allo sviluppo di questa sindrome sono: Levriero afgano, Dobermann, Golden retriever, Setter Gordon, Alano, Pastore dei Pirenei, Labrador, Terranova, Barbone gigante, Rottweiler, Samoiedo e Weimaraner.
sindrome della tasca del canto mediale
Il paziente tipico è un cane giovane (6-18 mesi), clinicamente sano, dalla conformazione dolicocefalica. L’esame clinico generale è nella norma. All’esame oftalmologico tutti i riflessi neurologici risultano nella norma e gli occhi sono aperti e non mostrano fastidio. Lo Schirmer Tear Test (STT) è un test molto importante nella diagnostica differenziale e nel caso di questa patologia risulta nella norma. Lo scolo è bilaterale e si osserva soprattutto nel fornice ventrale e nel canto mediale, in una tasca che si forma nello spazio tra il globo oculare e le palpebre. L’esame intraoculare risulta invece nella norma.
Se lo scolo appare di natura essenzialmente mucosa, non si ritiene necessario l’invio del campione per un antibiogramma, esame consigliato nel caso di scolo muco purulento: infatti la presenza di scolo purulento è indicativa di sovracrescita batterica di microrganismi opportunisti secondari. I batteri isolati sono di norma agenti Gram positivi come Staphylococcus, Bacillus e Corynebacterium spp. Raramente si isolano batteri Gram negativi e patogeni primari. Tra le procedure necessarie in corso di diagnosi occorre lavare i dotti naso lacrimali, poiché tra le diagnosi differenziali principali c’è anche la dacriocistite (ovvero un’infiammazione e infezione delle vie lacrimali).
Il paziente migliora normalmente con una terapia antibiotica locale (a base di acido fusidico o cloramfenicolo), anche se lo scolo si riforma velocemente non appena si sospende il ciclo di terapia. Dal momento che questa sindrome è determinata dalla conformazione anatomica del cranio e dell’orbita, caratteristiche sulla quale ovviamente non è possibile intervenire, l’igiene rappresenta la giusta chiave per la sua gestione. Si utilizza soluzione salina sterile, asportando il muco inizialmente due volte al giorno mentre una volta sotto controllo, si deve continuare la pulizia quotidiana al mattino. Inoltre è consigliato effettuare un lavaggio aggiuntivo nel caso il cane dovesse trovarsi in un ambiente potenzialmente irritante, per esempio in un’area polverosa o sulla spiaggia.
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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Atrofia Iridea

Affrontiamo oggi una patologia oculare piuttosto frequente: l’atrofia dell’iride. Solo in alcuni casi questa patologia può avere delle conseguenze gravi sulla funzione visiva, più frequentemente viene riscontrata dal Medico Veterinario durante una visita clinica routinaria.
L’atrofia dell’iride è una lesione degenerativa che comporta uno spontaneo e progressivo assottigliamento dello stroma irideo o del margine pupillare. L’atrofia iridea può presentarsi in cani anziani ed essere perciò classificata come senile, può essere secondaria ad altre patologie oculari o essere primaria. Quando l’atrofia colpisce il margine pupillare e si ha interessamento del muscolo sfintere, il riflesso pupillare (PLR) risulta diminuito se non addirittura assente. Inizialmente, all’osservazione diretta, le zone di atrofia possono apparire come aree scure: questo fenomeno è dovuto all’assottigliamento dello strato stromale dell’iride che mette in evidenza il pigmento dell’epitelio posteriore. Nei casi molto avanzati, le aree atrofiche possono manifestarsi come vere soluzioni di continuo, delimitate da sottili filamenti iridei che permettono la visione delle strutture oculari sottostanti, in primo luogo il cristallino. Gli animali colpiti possono manifestare fotofobia in condizioni di elevata luminosità, ma la visione non risulta alterata.
L’atrofia iridea secondaria è una complicazione di altre patologie oculari: in particolare, può essere causata da traumi, uveiti croniche e glaucomi. In questi casi segni clinici di malattie preesistenti, come per esempio sinechie posteriori, possono aiutare nella diagnosi.
Quella primaria od essenziale, come dice il nome, è ad eziologia sconosciuta.
La forma di atrofia di più facile riscontro è comunque quella di tipo senile. Questa condizione è molto frequente nei Barboncini, nei quali è probabile ci sia una predisposizione di razza su base genetica. Altre razze in cui è stata evidenziata una certa incidenza sono gli Shih-tzu, Gli Yorkshire terrier e i Chihuahua.
Nei gatti, l’atrofia dell’iride è meno frequente rispetto al cane: si può manifestare soprattutto nei soggetti anziani, in particolare nei Siamesi, con assottigliamento dello stroma irideo che ne permette una parziale trans illuminazione.
Per tutte queste forme degenerative non esiste una terapia specifica e neanche una prevenzione, fatta eccezione per le forme secondarie: in questi casi la terapia deve mirare a risolvere la patologia oculare primaria che ha portato in un secondo tempo alla degenerazione dell’iride.
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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