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giovedì 1 maggio 2014

La Struttura del Dente

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La struttura primaria della cavità orale è il dente, composto da:
Corona: è la porzione dentale emergente nella cavità orale ed è costituita da
          • smalto è la sostanza calcificata che riveste la corona; è il tessuto più duro del corpo ed è composto per il 96% da materiale inorganico, calcio e fosforo, e per il 4% da materiale organico;
          • dentina è la sostanza gialla, brillante, che sostituisce buona parte del dente; è un tessuto più forte dell'osso, ma più debole dello smalto; ed è composto per il 70% da materiale inorganico e per il 30% da materiale organico; la dentina contiene i tubuli dentinali, che si diramano a ventaglio dalla polpa dentale;
          • polpa dentale è il tessuto tenero del dente contenuto in una cavità chiamata camera pulpare; la polpa contiene vasi linfatici e sanguigni, che forniscono nutrimento ed ossigenazione e nervi per la risposta agli stimoli; vasi e nervi giungono alla polpa attraverso il foro apicale; nella polpa, inoltre, si producono odontoblasti (per la produzione di dentina).
Radice: è la porzione dentale avvolta da tessuto tenero ed inserita in una cavità ossea all'interno della mandibola o mascella; è costituita da
          • canale radicolare è il canale che scorre per tutta la lunghezza della radice e termina con un foro a delta attraverso il quale entrano vasi e nervi; è il proseguimento della cavità pulpare;
          • membrana periodontale;
          • cemento dentina è un tessuto simile all'osso che riveste le radici dei denti; è composto per il 55% da materiale inorganico e per il 45% da materiale organico; si unisce allo smalto a livello del colletto.
Colletto: è il punto d'incontro tra corona e radice.
La struttura portante del dente è composta dai tessuti che sostengono e racchiudono i denti:
          • processo alveolare
          • periosto alveolare o legamento periodontale
          • gengiva
          • attacco epiteliale.
Il processo alveolare è la parte di mandibola o mascella che costituisce gli alveoli dentali. E' composto esternamente da osso compatto ed internamente da osso spugnoso; subisce continui cambiamenti con la crescita, lo sforo masticatorio, l'età e la perdita dei denti.
Il periosto alveolare o legamento periodontale è il tessuto che circonda la radice dentale ed attacca il dente alla parete della cavità alveolare. Il legamento ha funzioni di sviluppo, sostegno, sensoriali e nutritive.
La gengiva è il tessuto tenero che circonda i colletti dei denti e ricopre i processi alveolari. Il margine gengivale è molto adeso nel gatto, mentre è fisiologico un lieve distacco nel cane. Il solco gengivale è lo spazio tra gengiva libera e dente, che si conclude con l'attacco della gengiva alle radici del dente (attacco epiteliale) composto da tessuto istologicamente diverso. Il solco gengivale fisiologico è di 3-4mm nel cane (variabile anche in base alla razza) 0,5-1mm nel gatto.
I denti subiscono una grande varietà di stimoli da caldo, freddo e pressione, variabile in base alla salute del dente ed alla sua sensibilità.
Qualunque alterazione, locale (come un ascesso ad un dente deciduo) o generalizzata (come la febbre), può compromettere il corretto sviluppo del dente definitivo.
I denti vengono distinti in decidui e permanenti. I primi sono i denti provvisori che spuntano nei cuccioli e che verranno poi sostituiti dai denti definitivi. Questi denti spuntano normalmente con la stessa sequenza con cui poi compariranno quelli definitivi. Questa sequenza può essere alterata da diversi fattori: genetici, nutritivi e traumatici.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello     
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L’Occlusione dei Denti


Occlusione è il termine impiegato per descrivere il modo in cui i denti combaciano reciprocamente. La malocclusione è un'anomalia della posizione dei denti e può derivare da discrepanze della lunghezza o larghezza della mandibola, dall'errato posizionamento dei denti o da una combinazione di entrambi i fattori. La malocclusione è comune nel cane ma si verifica anche nel gatto, e dal punto di vista clinico può essere l'origine di un disturbo o anche di una sintomatologia algica.
In alcuni casi essa rappresenta la causa diretta di una grave patologia orale; di conseguenza è importante la diagnosi precoce di malocclusione, al fine di porre in atto tempestive misure preventive.

Le fasi di sviluppo dell'occlusione sono regolate da fattori genetici e ambientali, ed è risaputo che le seguenti conformazioni sono ereditarie:
  • lunghezza della mandibola
  • posizione della gemma dentale (nonostante diversi eventi nel corso dello sviluppo e della crescita possono influenzarne la collocazione definitiva)
  • dimensione del dente.
La malocclusione scheletrica può anche derivare da disordini ormonali, da traumi o da modifiche funzionali.
In caso di occlusione normale è la forma della testa a influenzare la posizione dei denti. Tra i nostri animali domestici esistono le seguenti conformazioni:
  • CANI e GATTI MESOCEFALICI: in cui la mandibola risulta più corta e meno ampia rispetto la mascella; per cui gli incisivi superiori sono posti più rostralmente rispetto a quelli inferiori. La diversità nel gatto sta nel fatto che non presenta denti con superfici masticatorie.
  • CANI e GATTI BRACHICEFILICI: presentano una mascella più corta del normale.
  • CANI e GATTI DOLICOCEFALICI: presentano una mascella più lunga del normale
Entrambe queste ultime due classi morfologiche mostrano un certo grado di malocclusione rispetto gli animali mesocefalici.
Le informazioni sull'occlusione si possono ottenere con l'esame obiettivo con il paziente vigile, così come evidenti anomalie macroscopiche. Si esamina dapprima la bocca mantenendo la mandibola chiusa con delicatezza e retraendo le labbra al fine di osservare i tessuti molli e la superficie buccale dei denti. In questo modo si possono osservare la simmetria della testa, la correzione degli incisivi, l'occlusione dei canini, l'allineamento dei premolari, l'occlusione dei premolari e dei molari distali, e infine la posizione di ciascun dente. Per un esame orale risolutivo è invece sempre necessario ricorrere all'anestesia generale.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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Cura dei Denti nel Gatto Anziano

La cura dei denti dei nostre amici a quattro zampe è cruciale per la loro salute generale; è importante occuparsene fin dai primi anni di vita e diventa fondamentale quando il nostro cane o gatto comincia a diventare anziano.
I problemi più comuni riguardano la formazione e l'accumulo di placca e tartaro. La saliva, le proteine, i batteri e le particelle di cibo si combinano e formano la placca. Questa tende ad aumentare se viene lasciata sui denti. I minerali contenuti nella saliva trasformano poi la placca in tartaro, un deposito duro e giallastro che si accumula attorno alle gengive. Il tartaro può irritare le gengive ed essere causa di gengiviti e stomatiti, che sono solo l'inizio del disturbo parodontale. Fenomeno che può facilmente sfociare in una vera e propria malattia del parodonto. Come dicevamo precedentemente questo disturbo può diventare una questione molto seria quando i nostri amici invecchiano. I batteri e le tossine aggrediscono il dente, l'osso, la gengiva e il tessuto connettivo attorno al dente, causando anche infezioni molto serie e in alcuni casi persino la caduta del dente.
Inoltre i batteri che causano l'infezione, se entrano in circolazione, possono anche diffondersi nei polmoni, nel fegato, nei reni e nel cuore, causando serie patologie sistemiche che possono compromettere irrimediabilmente la salute del nostro cane o gatto.
Non meno importante da segnalare è il fatto che le patologie del cavo orale e dei denti, sono molto dolorose; ciò provoca inevitabilmente una riluttanza all'alimentarsi e uno stato di malessere generale, che può manifestarsi con depressione, apatia e in alcuni casi aggressività.
I segni di un eventuale problema alla bocca possono essere individuati dal veterinario durante le visite generiche che vengono effettuate in occasione della vaccinazione annuale o durante i normali controlli di check up. Una prima ispezione può però essere effettuata dal proprietario, ecco alcune cose che vanno tenute d'occhio:
  • Depositi gialli e marroni sulle gengive
  • Difficoltà nel mangiare
  • Gengive gonfie e sanguinanti
  • Alito cattivo. I cani e i gatti possono avere un alito cattivo per varie ragioni, perciò non bisogna pensare che l'alito cattivo sia un sintomo trascurabile.
Per prendersi cura dei denti dei nostri amici è necessario mantenere una buona dieta e spazzolarli regolarmente. Usare lo spazzolino è più facile se si abitua il cane o il gatto quando è ancora un cucciolo, ma, soprattutto il cane, tende ad abituarsi al trattamento a qualunque età.
Non bisogna usare alcuna pasta dentifricia formulata per gli esseri umani, gli animali non amano la schiuma e può disturbare il loro stomaco. Esistono dentifrici pensati specificamente per loro. Sono più sicuri e il gusto che hanno piacerà molto di più al cane.
A seconda delle dimensioni dei denti e della bocca del cane potresti riuscire ad usare uno spazzolino normale. Vi sono comunque degli spazzolini speciali che sono più adatti alle tue dita e rendono l'operazione molto più semplice.
Si dovrebbero spazzolare i denti almeno una volta alla settimana, certo farlo tutti i giorni sarebbe l'ideale.
Come alternativa allo spazzolamento vi sono dei cibi, in formulazione secca, per cani e gatti, specificamente ideati per ridurre il tartaro e per evitare l'insorgere di malattie periodontali. O esistono degli snack definiti, pulisci denti, che sono un'alternativa divertente per agevolare l'eliminazione di placca e di residui di cibo.
Se però si è di fronte a una situazione ormai cronica, lo spazzolamento o l'alimentazione adatta possono non essere più sufficienti e diventa quindi fondamentale programmare una visita specialistica, nella quale vengono individuati i vari problemi dentali. Sarà in quel caso necessario effettuare una detartrasi in anestesia generale e in quella sede valutare la possibilità di estrazioni o cure dentali.
Mantenere i denti dei nostri animali in buone condizioni è fondamentale per la sua salute generale e per garantire loro una situazione di benessere soprattutto con il passare degli anni.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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Persistenza dei Denti da Latte


I denti primari, o più comunemente chiamati "denti da latte", vengono sostituiti nei primi mesi di vita del nostro cane o gatto. Vengono definiti persistenti quando permangono in sede e di conseguenza, possono interferire con il processo di eruzione degli analoghi permanenti. Questa condizione interessa spesso le razze di taglia più ridotta. Non sono conosciuti i meccanismi di trasmissione ereditaria, tuttavia sembra che vi sia familiarità.
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I tre gruppi dentali più comunemente colpiti sono i canini inferiori, i canini superiori e gli incisivi.
Il canino mandibolare permanente comincia a erompere medialmente rispetto al suo analogo primario; perduto quest'ultimo, esso si allarga lateralmente per occupare il diastema fra il terzo incisivo e il canino superiori. Se il canino primario non viene perduto, quello permanente può essere forzatamente costretto a erompere in direzione mediale rispetto al canino persistente, entrando così in contatto con il palato duro, condizione che crea dolore, infiammazione e può portare nel tempo alla formazione di un tragitto fistoloso oro-nasale. Il canino mascellare permanente erompe rostralmente rispetto all'analogo primario. Quest'ultimo, se ritenuto, può indirizzare l'eruzione del dente permanente verso il diastema destinato ad accogliere il canino mandibolare permanente, causando così importanti difetti di occlusione. Gli incisivi permanenti erompono caudalmente rispetto gli analoghi primari. La ritenzione di uno o più denti primari può interferire con l'occlusione a forbice dei denti permanenti, gli incisivi superiori si trovano a occludere dietro gli incisivi mandibolari; si forma così un morso crociato anteriore, che può dare origine a lesioni traumatiche a carico dei tessuti molli.
Il trattamento in questi casi consiste nell'estrazione di tutti i denti primari persistenti. Il proprietario deve essere consapevole che sussiste sempre il rischio di lesione iatrogena a carico dei denti permanenti in via di sviluppo, tuttavia rimane molto probabile che la malocclusione dei denti permanenti si possa rivelare di maggiore gravità se i denti primari persistenti sono lasciati in sede.
Oltre agli importanti problemi di malocculsione, la persistenza dei denti primari può comportare inoltre un accumulo esagerato di placca e tartaro, favorendo così l'insorgenza di gengiviti e conseguenti malattie parodontali.
 
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martedì 29 aprile 2014

La malattia parodontale


La malattia parodontale è il risultato di una risposta infiammatoria alla placca dentale, cioè ai batteri del cavo orale, ed è confinata al parodonto, ovvero allo spazio che si trova intorno al dente. Si tratta con ogni probabilità della patologia di più comune riscontro in clinica dei piccoli animali. La gengivite è l'infiammazione delle gengive e rappresenta il segno più precoce della malattia.
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I soggetti con gengivite non trattata possono sviluppare una parodontite, nella quale la reazione infiammatoria provoca la distruzione del legamento parodontale e dell'osso alveolare. Alla fine una parodontite non trattata porta all'esfoliazione del dente colpito. L'infezione del parodonto può essere fnte di disturbi per l'animale. Sussiste anche una forte evidenza che un focolaio infettivo a livello di cavità orale possa favorire lo sviluppo di un processo patologico a carico di un organo distante. Di conseguenza, la prevenzione e il trattamento delle malattie parodontali, al contrario di quanto generalmente ritenuto, non sono questioni relative all'estetica, ma attengono alla salute generale e al benessere del nostr4o amico a quattro zampe.
La causa primaria di gengivite e di parodontite è l'accumulo di placca dentale sulla superficie del dente. Il tartaro rappresenta solamente un fattore eziologico secondario. Vari esperimenti hanno dimostrato che l'accumulo di placca sulla superficie dentale induce una risposta infiammatoria a carico dei tessuti gengivali e che la sua rimozione ha come effetto la scomparsa dei segni clinici dell'infiammazione.
I meccanismi patogenetici implicati nella malattia parodontale includono le lesioni dirette da parte dei microrganismi della placca e le lesioni indirette da parte dei microrganismi che si instaurano a seguito del processo infiammatorio.
Nella gengivite, la flogosi indotta dalla placca è limitata al tessuto molle. La profondità del solco tra gengiva e dente è normale. Quando si instaura la parodontite invece, la distruzione infiammatoria del legamento parodontale consente la formazione patologica di una tasca. Se il processo infiammatorio riesce ad evolvere, la cresta del processo alveolare comincia a riassorbirsi e inizia un processo di distruzione dell'osso alveolare.
L'accumulo continuo di placca esita in gengivite. Non tutti gli individui affetti da gengivite non trattata sviluppano una parodontite, ma solo alcuni e questa evenienza non può essere predetta. Tuttavia è certo che la gengivite non si sviluppa in animali con gengive clinicamente sane. Quindi la finalità della prevenzione e trattamento della malattia paradontale è quella di mantenere le gengive in condizioni di salute atte a prevenire eventuali complicazioni.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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Frattura Coronale del Dente


Se sottoposti a traumi, soprattutto in età giovanile, i denti possono rompersi più facilmente di quanto si possa immaginare. Le fratture coronali portano a esposizione dei tubuli della dentina e perciò rendono possibile l'infiammazione o la necrosi della polpa, dal momento che questa viene messa in comunicazione con l'ambiente orale.
Una frattura coronale, solitamente richiede un trattamento minimo, come ad esempio la rimozione dei margini taglienti con una fresa e la sigillatura della dentina con un materiale sigillante o un prodotto da ricostruzione. In ogni caso questo tipo di fratture richiede un controllo periodico regolare per verificare lo stato di salute della polpa. Nel caso si sviluppi una patologia pulpare o periapicale è necessario procedere con l'estrazione dentaria o con una terapia endodontica.
Il dente immaturo ha una camera pulpare ampia, che si restringe progressivamente per deposizione della dentina secondaria, durante la maturazione del dente. I traumi che inducono infiammazione o necrosi della polpa, causano il blocco della deposizione della dentina e di conseguenza rappresentano la causa più frequente di ampiezza patologica delle cavità pulpari. Al fine di conservare un dente immaturo necrotico è necessario eseguire un trattamento endodontico, ma poiché questo comporterebbe multiple sedute in anestesia generale, l'estrazione, eseguita in unica seduta, risulta preferibile nella maggior parte dei casi.
E’ importante sottolineare che un dente immaturo può essere reperito anche in un animale adulto, nei casi in cui un trauma abbia causato infiammazione / necrosi pulpare durante il periodo dello sviluppo. Il trattamento comunque anche nel cane adulto rimane lo stesso.
E' importante diagnosticare questo problema perché i segni clinici della malattia sono spesso ingannevoli e non vengono notati dal proprietario, nonostante ciò la patologia pulpare o periapicale può essere estremamente dolorosa.
 
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Stomatite Cronica del Gatto Anziano


Nel gatto anziano sono molto frequenti problemi di natura odontostomatologica. Esistono patologie che non coinvolgono direttamente la struttura dentaria, ma sono comunque origine di seri problemi alla bocca e all'apparato masticatore, compromettendo la capacità di alimentarsi del gatto e di conseguenza il suo benessere.
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Una di queste è per l'appunto la stomatite cronica felina, caratterizzata da dolorose lesioni infiammatorie ulcerative della mucosa buccale. Le lesioni sono principalmente localizzate a livello della mucosa alveolare che delimita i premolari inferiori e superiori, così come sulle pliche palatolinguali. Sebbene siano patologie che non coinvolgono direttamente il dente, nel gatto anziano spesso è associata una parodontite concomitante. La parodontite si sviluppa per azione del sistema immunitario contro i batteri Gram negativi normalmente presenti nella bocca. Nel gatto anziano però, naturalmente immunodepresso, il sistema immunitario non è così efficiente e il risultato e lo sviluppo concomitante di una malattia parodontale, che complica la sintomatologia e compromette la risoluzione del problema.
La stomatite cronica felina è una patologia che può essere complicata anche dalla presenza di alcune malattie sistemiche caratteristiche anch'esse del gatto anziano, prima tra tutte l'insufficienza renale. In un gatto nefropatico difatti i livelli sierici di urea, o azotemia, tendono a essere molto elevati, ancor di più se l'insufficienza renale non è ben controllata. L'urea è un prodotto di degradazione delle proteine che viene naturalmente eliminata dai reni, quando questi non funzionano tende ad accumularsi nel sangue. Essendo un prodotto istolesivo, oltre a creare danni agli organi interni uno dei tessuti più frequentemente colpiti è per l'appunto la mucosa buccale; ciò crea inevitabilmente ulcere e lesioni che possono causare o complicare una già presente gengivite – stomatite.
Il trattamento medico prevede l'utilizzo di antibiotici, anti - infiammatori, immunosoppressori, e spesso è il primo a essere utilizzato. Se anche non consente la guarigione, permette una remissione più o meno lunga dei sintomi. Quello che, attualmente da migliori risultati è il trattamento odontoiatrico, che consiste nell'estrazione di tutti i denti affetti da periodontite moderata o grave, di quelli che presentano riassorbimenti odontoclastici e di quelli contigui alle lesioni da buccostomatite o palatoglossite. A condizione di reperire tutti i frammenti radicolari nascosti, grazie alle radiografie dentarie, i risultati ottenuti sono pari all' 80% di guarigioni cliniche.
Questo trattamento, spesso aggressivo, migliora il benessere e la condizione generale dell'animale e gli consente di ritrovare le migliori condizioni di vita possibili.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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Sviluppo e Formazione dei Denti


Lo sviluppo dei denti primari nel cane e nel gatto inizia già prima della nascita, nell'utero materno. La loro eruzione avviene però tra la terza e la dodicesima settimana di età. Le corone permanenti iniziano a formarsi alla nascita o subito dopo, e la loro mineralizzazione è completa intorno alla undicesima settimana di età.
Il riassorbimento e la caduta dei denti decidui, più comunemente conosciuti come denti da latte, e la loro sostituzione con i denti permanenti, avviene a un'età compresa tra 3 e 7 mesi nel cane e 3 e 5 mesi nel gatto. Avvenuta l'eruzione delle corone dei denti permanenti, lo sviluppo delle radici continua per diversi mesi.
In questa tabella riassumiamo approssimativamente l'età in settimane dell'eruzione dentale nel cane e nel gatto:
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Dopo la formazione dello smalto, gli ameloblasti (ovvero le cellule deputate alla formazione della matrice) scompaiono e non sarà più possibile alcuna ulteriore deposizione di smalto. La sola forma naturale di riparazione della quale lo smalto potrà beneficiare dopo l'eruzione è la mineralizzazione di superficie attraverso la deposizione di minerali, apportati soprattutto dalla saliva, a livello dello strato superficiale di smalto.
Benché la formazione dello smalto sia già completa al momento dell'eruzione dei denti, la produzione di dentina è appena al suo inizio. Al contempo, lo sviluppo delle radici, cioè l'accrescimento in lunghezza e la formazione degli apici radicolari non è affatto completo.
Ma quanti sono i denti permanenti in un cane e gatto? Lo riassumiamo in questa tabella:
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Per un totale di 42 denti nel cane e di 30 nel gatto.

Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
     
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La Cura dei Denti

COS’E’ LA MALATTIA PARODONTALE
Con il termine generico di malattia periodontale, o parodontopatia, si definiscono sia la gengivite che è un’infiammazione localizzata alle gengive, sia la parodontite, che interessa il dente e tutte le sue strutture di supporto (parodonto). La causa principale di questa patologia è la placca una sostanza giallo-grigiastra, costituita da batteri, glicoproteine salivari, polisaccaridi extracellulari e detriti alimentari, che si depositano sulla superficie dei denti, sulla gengiva e sul solco gengivale. La placca con il tempo va incontro ad un processo di mineralizzazione e si trasforma in tartaro, molto più duro e difficile da rimuovere. La presenza di placca e tartaro viene, inoltre, favorita da altri fattori, quali:
· quantità e composizione della saliva
· mal occlusioni 
· persistenza dei denti da latte (decidui)
· forme infiammatorie del cavo orale
· alimentazione
· età
· disfunzioni ormonali

EVOLUZIONE DELLA MALATTIA
Con l’avanzare della patologia si manifesta retrazione gengivale e formazioni di tasche parodontali fino ad arrivare al riassorbimento dell’osso alveolare con successiva mobilità e perdita dei denti.
Inoltre i batteri presenti a livello della placca dentale possono poi raggiungere attraverso il sangue altri distretti dell’organismo, quali il cuore, i reni ed il fegato, determinando patologie complesse.

PRINCIPALI SEGNI CLINICI
Cani e gatti difficilmente mostrano in maniera evidente i disagi provocati dalla patologia periodontale.
Possono però presentare:
· alito cattivo (alitosi)
· diminuzione dell’appetito
· riluttanza ad assumere cibi duri
· sanguinamento gengivale
· dolore durante la masticazione.
Nei casi più gravi possono manifestarsi:
· gonfiori
· scolo nasale o starnuti
· fistola oronasale

QUALI SOGGETTI SONO A RISCHIO?
La malattia periodontale è la patologia che più frequentemente si riscontra nei carnivori domestici, colpisce infatti l’80% dei cani ed è largamente diffusa anche nella popolazione felina.
Tutti gli individui possono essere colpiti da malattia periodontale. Generalmente la faccia esterna dei denti (vestibolare) è colpita più gravemente rispetto a quella interna (linguale) ed i denti mascellari sono più colpiti rispetto a quelli mandibolari.
          
Esiste una predisposizione individuale a sviluppare la malattia, ma è anche riconosciuta un predisposizione di razza.      
     
PREVENZIONE DENTALE
Prevenire la malattia periodontale significa prevenire la formazione di placca, o almeno rallentarla, ed eliminare il deposito presente sui denti. Infatti, mentre il tartaro può essere eliminato solo mediante detartrasi (pulizia dei denti effettuata in anestesia generale con il paziente intubato), la placca può essere rimossa utilizzando lo spazzolino da denti. E’ quindi molto importante istituire un piano di igiene orale domiciliare appropriato, anche in seguito all’intervento del veterinario per mantenere i risultati ottenuti dalla detartrasi e prevenire lo sviluppo di nuove lesioni periodontali. La massima efficacia si ottiene associando la spazzolatura dei denti con l’impiego di un gel dentario ad azione antibatterica.

La sostanza antibatterica considerata più efficace sulla placca dentaria è la clorexidina. La spazzolatura deve raggiungere tutti i denti, in particolar modo la superficie esterna, e dovrebbe essere effettuata una volta al giorno dopo l’ultimo pasto. La somministrazione regolare di un alimento specifico per l’apparato dentario o l’uso di giochi o ossa in collagene da masticare favoriscono l’auto pulizia della superficie dei denti completando in maniera efficace l’igiene orale diretta. Noi raccomandiamo di effettuare frequenti controlli del cavo orale e detartrasi regolari per salvaguardare la salute dei vostri animali.

LA DETARTRASI
La detartrasi che viene eseguita in anestesia generale ha lo scopo di pulire i denti per rimuovere la placca e il tartaro accumulati e lisciare la superficie del dente.
Gli accumuli grossolani di tartaro a livello dei denti possono essere frammentati con l’ausilio di pinze mentre il rimanente tartaro sopra gengivale può essere eliminato con un ablatore ad ultrasuoni.
Se dopo la pulizia le condizioni del dente sono troppo gravi si procederà con l’estrazione. Questa si renderà necessaria per i denti che presentano mobilità o fenomeni evidenti di riassorbimento radicolare.
Anche i denti da latte persistenti, particolarmente i canini, devono essere estratti per impedire la formazione della placca tra la loro corona e quella dei denti definitivi.
In seguito vengono rimossi la placca e il tartaro sotto gengivali con l’aiuto di curette sotto gengivali.
L’ultima tappa è la lucidatura dei denti. Questa è indispensabile per levigare la superficie ed eliminare le rugosità che favoriscono l’adesione di nuova placca. Si utilizzano coppette ricoperte da una pasta apposita contenente sostanze lucidanti e antitetiche.


Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello 
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lunedì 28 aprile 2014

Effetti Sistemici della Parodontite


Con la definizione di malattia parodontale si indica un insieme di lesioni infiammatorie indotte dalla placca che colpiscono il parodonto.
Nella gengivite, la flogosi indotta dalla placca è limitata al tessuto molle e la profondità del solco è normale (con la sonda parodontale, 1-3 mm nel cane e 0,5-1 nel gatto). Quando si instaura la parodontite, la distruzione infiammatoria della porzione coronale del legamento parodontale consente la migrazione apicale dell'attacco epiteliale e la formazione patologica di una tasca parodontale, di conseguenza la profondità del solco aumenta.
parodontite gatto
Se il processo infiammatorio riesce a evolvere, la porzione crestale del processo alveolare comincia a riassorbirsi. Il carattere e l'estensione della distruzione dell'osso alveolare possono essere diagnosticate radiograficamente.
La distruzione ossea orizzontale è spesso accompagnata da recessione gengivale e quindi non si osserva la formazione di tasche parodontali. Se non si verifica la recessione gengivale, la tasca parodontale è sopralveolare, ovvero al di sopra del livello del margine alveolare.
La distruzione ossea può anche procedere verticalmente lungo la radice formando difetti ossei angolari. La tasca parodontale diventa allora intra- o sotto-alveolare, vale a dire al di sotto del livello della cresta ossea.
L' esito finale della parodontite è la perdita del dente, evento dopo il quale la porzione crestale dell'osso alveolare subirà un processo di atrofia.
La diagnosi di malattia parodontale si fonda sulla visita clinica del parodonto con il paziente in anestesia generale, integrata dall'esame radiografico. E' essenziale differenziare la parodontite dalla gengivite al fine di instaurare un trattamento appropriato.
Nei pazienti con gengivite, la terapia mira a ripristinare la normalità clinica dei tessuti colpiti; in caso di parodontite confermata, si punta a limitare la progressione della malattia.
La profondità del sondaggio parodontale, la recessione gengivale, il coinvolgimento della forcatura e la mobilità misurano il grado di distruzione del parodonto, ovvero consentono di valutare la presenza e la gravità della parodontite. Si è osservato che un'infezione grave localizzata nella cavità orale, come ad esempio una parodontite generalizzata, può favorire una setticemia transitoria durante la masticazione. In effetti, è stata dimostrata un'associazione tra malattia parodontale e alterazioni istopatologiche a livello renale, miocardico ed epatico. In odontoiatria umana è riconosciuta l'associazione tra malattia parodontale grave e patologie respiratorie.
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
     
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