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giovedì 19 giugno 2014

Toxoplasmosi: un Pericolo per la Donna in Gravidanza

La toxoplasmosi è sicuramente la zoonosi che più interessa la vita di tutti i giorni.  La toxoplasmosi è una zoonosi: cioè una malattia che può venire trasmessa dagli animali all’uomo, causata da Toxoplasma gondii, un microrganismo che compie il suo ciclo vitale, estremamente complesso e diverso a seconda dell’ospite, solo all'interno delle cellule.



Il parassita può colpire moltissimi animali e può trasmettersi da un animale all’altro attraverso l’alimentazione con carne infetta o con verdure contaminate.
Questo perché il gatto può eliminare il toxoplasma con le feci, in tutti gli altri animali il toxoplasma si annida a livello dei muscoli. Qualunque forma venga ingerita può dare malattia. Bisogna però dire che il soggetto che contrae la toxoplasmosi resta poi protetto per tutta la vita.
Normalmente nell’uomo la toxoplasmosi decorre in modo asintomatico o con sintomi estremamente lievi, esistono però due categorie di individui in cui l’evoluzione è estremamente pericolosa ed a volte drammatica: le persone immunodepresse e le donne in gravidanza.

Il ciclo biologico.
Il protozoo toxoplasma ha un ciclo vitale particolare e abbastanza complicato da comprendere. Nell’illustrazione potete vedere come può facilmente infettare animali e persone.



Toxoplasma copie il ciclo intestinale ed extraintestinale solo nei felini, in quanto ospiti definitivi. Per ospite definitivo si intende quello in cui il parassita si replica e viene riimmesso nell’ambiente. Tra questi, il gatto è il più importante per la sua presenza e diffusione nelle aree urbane.
Gli ospiti intermedi, dove può compiere solo un ciclo extraintestinale senza eliminazione del parassita nell'ambiente esterno sono tutti i mammiferi, uomo compreso, ed i volatili.
La localizzazione dei tachizoiti (forme a rapida replicazione) e dei bradizoiti (forme parassitarie tissutali a lenta replicazione) negli ospiti intermedi come nell'ospite definitivo avviene in vari tessuti quali muscolatura, polmone, fegato e cervello; mentre solo nel gatto, unico ospite definitivo, si formano schizonti , gameti e quindi oocisti a livello intestinale.



L’infestazione può avvenire sia con l’assunzione delle oocisti dall’ambiente che tramite l’assunzione di forme che si trovano nelle carni.
La maggior parte dei gatti si infettano tramite l'ingestione di ospiti intermedi con il parassita incistato nei loro tessuti: i piccoli roditori sono i più comuni tra questi. L'ingestione dei bradizoiti  maturi rappresenta la via di trasmissione più importante nel gatto e causa la produzione ed il rilascio di un numero di oocisti molto elevato.
Queste sono eliminate nell'ambiente esterno nella forma non sporulata (non infettante), in seguito, in condizioni ottimali di temperatura ed umidità sporulano diventando potenzialmente infettanti per tutti gli ospiti intermedi, uomo compreso.
L’oocisti sporula nell'ambiente esterno diventando infettante per l'uomo e qualsiasi ospite intermedio in circa 24 ore di tempo in condizioni ottimali o comunque entro 4 o 5 giorni. Le oocisti sono escrete per sole 1 o 2 settimane dal gatto.
Negli ospiti intermedi (uomo e mammiferi) avviene  solo la fase extraintestinale del ciclo caratterizzata solo dallo sviluppo di tachizoiti e bradizoiti.

L’infestazione può avvenire in diversi modi:

-  Per ingestione delle oocisti sporulate  che hanno contaminato alimenti come ortaggi, frutta, insalata
- Per ingestione delle oocisti contenute nelle feci di gatto (contatto con la lettiera ma solo dopo almeno  24 ore dell’emissione delle feci)
-  Per ingestione di tachizoiti o bradizoiti nelle carni crude o poco cotte di altri ospiti intermedi
- Maneggiando carni crude o poco cotte con presenza di ferite sulle mani: ingresso diretto di tachizoiti
- Congenitamente quando la madre è esposta per la prima volta all'infezione, mancando infatti una risposta immunitaria efficace, i tachizoiti possono migrare attraverso la placenta e infettare il feto a livello di vari tessuti ed in particolare a livello del SNC.

Le mosche possono essere dei vettori passivi del parassita potendo insudiciare i cibi con le feci di gatto infetto.

Contrariamente a quanto si pensa comunemente l’uomo si infetta molto raramente direttamente dal gatto solitamente l’infestazione avviene tramite le verdure crude e le carni poco cotte.

Perché si contrae raramente dal gatto?
L’infestazione dal gatto avviene tramite la pulizia della lettiera, ma le feci devono essere presenti da almeno 24 ore o residui mal lavati, inoltre i gatti che utilizzano la lettiera generalmente sono casalinghi e mangiano alimenti confezionati (non possono contrarre la malattia) e un gatto può eliminare le oocisti solo per alcuni giorni ed una sola volta nella sua vita.
Nei prossimi articoli tratteremo alcuni aspetti  che riguardano  la resistenza dell’oociste nell’ambiente e quelle che sono le precauzioni da prendere durante la  gravidanza. 
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Come Prevenire la Toxoplasmosi in Gravidanza


Torniamo a parlare di toxoplasmosi: valuteremo insieme come si contagia l’uomo, quanto è resistente l’oociste e le precauzioni per la donna in gravidanza.
Modalità di trasmissione
Attraverso i cibi
  • Ingestione di carne cruda o cotta solo in parte, specialmente di suino, ovino o selvaggina. Il ruolo della carne bovina sembra essere minore. Toccarsi la bocca dopo aver manipolato carne cruda contaminata o assaggiare le preparazioni prima o durante la cottura
  • Contaminazione di coltelli, utensili, taglieri o alimenti che sono stati in contatto con della carne cruda contaminata
  • Il latte crudo (non pastorizzato) di capra o pecora può contenere tachizoiti. E se anche i tachizoiti mal sopportano l’acidità gastrica alcune infezioni sono state descritte. Con la carne noi veniamo in contatto con i bradizoiti che sono molto più resistenti ai succhi gastrici e trasmettono l’infezione.
Attraverso l’acqua
  • Bevendo acqua contaminata contenenti le oocisti.
Altre modalità
  • Ingestione accidentale di feci di gatto. Questo può accadere se ci si tocca accidentalmente la bocca dopo aver fatto giardinaggio, pulito la lettiera del gatto, o toccato qualunque cosa sia venuta in contatto con con le oocisti sporulate.
  • Ingestione di terra contaminata.
  • Dalla madre al feto, se la donna viene in contatto con il parassita per la prima volta durante la gravidanza
  • L'inalazione di oocisti sporulate è rara ma descritta.
  • Sebbene sia molto raro, il toxoplasma si può trasmettere attraverso trasfusioni o trapianti di organi
  • In uno studio multicentrico in Norvegia ed Europa del 2000 su infestazioni in gravidanza non ne ha evidenziate per contatto diretto con il gatto.
Resistenza
Cisti tissutali:
Sono quelle forme che ingeriamo con la carne, e anche se sono meno resistenti delle oocisti ambientali non è così facile eliminarle.
  • resistenti ai succhi gastrici
  • resistenti a 1 grado per più di 3 settimane
  • Non tutte vengono distrutte a – 12 °C dipende dai ceppi di toxoplasma (dati non chiari sul congelamento/surgelamento)
  • Vengono uccise dalla salatura e affumicamento degli insaccati stagionati, non di quelli freschi o fatti in casa
  • Vengono uccise subito a 67 °C, resistono 4 minuti a 60°C (generalmente le cotture della carne durano di più)
  • Vengono uccise dai detergenti e, quindi, le mani e tutti gli utensili utilizzati per la
    preparazione di carne cruda o altri alimenti da animali devono essere puliti a fondo con acqua calda e detergente
  • La cottura a microonde non garantisce l’uccisione
Oocisti: sono quelle eliminate nelle feci dai felini, ma che non sono subito sporulate e quindi non immediatamente infettive. Servono almeno 24 ore nelle condizioni ideali.
  • Terreni umidi e sabbia per 18 mesi
  • In laboratorio: in frigorifero a 4° gradi per 54 mesi e al congelamento a – 10°C per 106 giorni
  • Cottura a 55-60 gradi resistono solo 1 – 2 minuti
  • Molto resistenti ai disinfettanti
Precauzioni
Queste misure preventive devono essere osservate principalmente dalle donne in gravidanza e da persone con il sistema immunitario indebolito.
Di interesse alimentare
  • Lavarsi bene le mani con acqua e sapone dopo qualunque attività all’aperto, specialmente prima di mangiare e di cucinare
  • Quando si prepara della carne cruda, lavare bene con sapone e acqua calda i taglieri, i lavandini, i coltelli e altri utensili che possono essere venuti in contatto con essa per evitare la contaminazione crociata con altri cibi
  • Lavarsi bene le mani con il sapone dopo aver manipolato carne cruda
  • Cuocere tutta la carne completamente. Non assaggiare la carne prima che sia completamente cotta.
  • Preferire le verdure cotte, il lavaggio abbondante o con disinfettanti non garantisce assolutamente l’eliminazione delle oocisti.
  • Evitare i latti crudi non pastorizzati
  • Evitare gli insaccati freschi (salami e salsiccie) e quelli casalinghi
  • Bere solamente acqua potabile, in casi dubbi preferire quella confezionata (viaggi)
In altri ambiti
  • Indossare i guanti quando si fa giardinaggio o qualunque altra attività che richiede di toccare la terra. I gatti, che di solito possono trasmettere i parassiti attraverso le feci, usano spesso i giardini per i loro bisogni o le aree gioco dei bambini.
  • Se si possiede un gatto, evitare che contragga la malattia: tenerlo in casa e nutrirlo con cibi industriali. I gatti si infettano mangiando prede infette o se gli viene data carne contaminata, cruda o poco cotta
  • Non portare un gatto nuovo in casa se può avere trascorso del tempo all’aperto o aver mangiato carne cruda. Evitare in particolare gatti randagi o gattini che hanno le loro abitudini
  • Assicurarsi che ci sia qualcuno in buona salute e non in gravidanza che si occupi di svuotare la lettiera del gatto. Se questo non è possibile, indossare i guanti e pulire la lettiera ogni giorno (il parassita che si trova nelle feci di gatto, impiega almeno un giorno prima di diventare infetto), lavarsi le mani e la lettiera con acqua calda e sapone una volta finito. La lettiera del gatto dovrebbe rimanere coperta quando non è usata
L'epidemia più grandi e meglio documentata della toxoplasmosi acuta nell'uomo fino ad oggi si è verificata in 110 individui a Vancouver, in Canada, nel 1995. Gli studi epidemiologici hanno chiaramente che l'epidemia era stata causata dalla contaminazione delle acque potabili con oocisti.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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mercoledì 30 aprile 2014

La Giardia

La Giardia rappresenta un problema sanitario diffuso in tutto il mondo; può colpire sia gli animali che l'uomo (zoonosi), causando problemi enterici anche piuttosto seri soprattutto nei cuccioli e nei bambini al di sotto dei due anni di età. Poiché la Giardia si trova praticamente ovunque, è caldamente consigliabile rispettare norme igieniche piuttosto rigorose qualora si abbia un cane in cui è stata diagnosticata la malattia. Bisogna lavarsi le mani accuratamente dopo la rimozione delle feci ed è consigliabile evitare di portare i cani imagein luoghi frequentati dai loro simili, specie se cuccioli ( parchi, campi da addestramento, aree cani ). Solo dopo il trattamento antiparassitario il cane potrà riprendere tutte le sue normali attività. La giardia è un protozoo flagellato, che vive nell'acqua, e si moltiplica all'interno del tratto gastrointestinale. Il tipo di Giardia che infesta cani e persone è la Giardia Lamblia o intestinalis o duodenalis. 
Il contagio è ambientale, il cane e il proprietario possono contrarre la giardia entrando in contatto con feci umane/animali infette oppure con acque o terreni che ospitano questo parassita. I soggetti parassitati eliminano le feci con grande quantità di cisti ( fino ad un milione per grammo di feci) per diversi mesi. Le cisti sono ovoidali e tetranucleate ( nelle forme immature sono binucleate ), presentano parete sottile ed hanno diametro di 8-13 µm.
Ne bastano 10 per provocare l'infezione.
I trofozoiti sono molto resistenti nell'ambiente esterno, ma quando vengono ingeriti i succhi gastrici rompono la parete della cisti e i parassiti liberi vanno a colonizzarsi nell'intestino tenue e più raramente nel crasso. I protozoi aderiscono alla superficie della mucosa intestinale, senza penetrarvi, provocando alterazioni nell'assorbimento intestinale.
SINTOMATOLOGIA
Si tratta di una patologia che nella maggior parte dei casi non comporta gravi conseguenze e si presenta in forma asintomatica. I principali sintomi della giardia sono diarrea intermittente, feci poco consistenti, dolore addominale, vomito e febbre. Possono verificarsi anche sintomi extraintestinali quali dermatiti, artrite, orticaria. Le feci si presentano spesso acoliche, soffici, schiumose e maleodoranti. Il cane è un importante serbatoio di infezione ed è spesso un portatore asintomatico.
DIAGNOSI image La diagnosi di infezione da Giardia è basata principalmente sulla presenza di trofozoiti o  cisti all'esame fecale diretto o all'esame fecale per arricchimento. Una piccola quantità di feci o muco freschi vengono mescolati con una goccia di soluzione 0,9 % di NaCl su un vetrino da microscopio ed esaminata ad una risoluzione 10x. Quando si osserva un microorganismo dotato di motilità, è necessario aumentare la risoluzione a 40x per valutare le caratteristiche strutturali. L'applicazione di un colorante come soluzione di Lugol o blu di metilene sul preparato ancora umido aiuterà a visualizzare le strutture interne del protozoo. La presenza di cisti o oocisti protozoarie viene meglio dimostrata dopo concentrazione fecale ottenuta con centrifugazione in zinco solfato.
TERAPIAimage La terapia per essere efficace deve essere accompagnata da corrette misure di profilassi i gienico-ambientali. Fino a poco tempo fa il farmaco di scelta era il metromidazolo a 25 mg/Kg due volte al dì per 10 giorni. Il largo uso del metronidazolo in medicina umana e veterinaria ne ha compromesso l'efficacia.
Attualmente ottimi risultati si ottengono con alcuni benzimidazolici, tra cui il Fenbendazolo somministrato alla dose di 50 mg /Kg per 2 -3 giorni consecutivi, dose efficace anche contro le infestazioni da nematodi oppure l'associazione Febantel-Pirantel-Praziquantel.
DISINFESTAZIONE AMBIENTALE
La disinfestazione ambientale è consigliata in presenza di un animale infestato e di altri soggetti a rischio.
Utilizzare ammoniaca in soluzione al 5% per 20 minuti per l'inattivazione delle oocisti.

Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello    
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Le Zoonosi da Pulci e Zecche

Con il termine zoonosi si intende qualsiasi malattia infettiva o parassitaria degli animali che può essere trasmessa anche all'uomo, direttamente o indirettamente.
Numerose zoonosi, infatti, sono trasmesse da artropodi vettori come pulci e zecche, che trasportano gli agenti infettivi o infestivi dagli animali all'uomo.
Le pulci e le zecche possono provocare un certo numero di gravi malattie nell'uomo e nei nostri animali.
Pulce
Le malattie trasmesse all'uomo dalle pulci includono: 
  • la bartonellosi o malattia da graffio del gatto: è causata da un batterio, Bartonella henselae, ed è diffusa in tutto il mondo. Il gatto la trasmette all'uomo con morsi o graffi, ma è possibile anche l'infezione attraverso il morso della pulce. I soggetti immunocompetenti sviluppano in seguito al morso o al graffio di un gatto una linfoadenopatia regionale benigna che può persistere per settimane o mesi. I bambini e i soggetti immunodepressi presentano invece forme più gravi con febbre, spossatezza e splenoepatomegalia.
  • i vermi piatti che possono infettare l'uomo e in particolare i bambini in caso di ingestione accidentale delle pulci
  • il tifo murino:è una forma di tifo esantematico provocato dal batterio Rickettsia typhi diffuso in aree tropicali e subtropicali. E' trasmesso dalle pulci del ratto ( Xenopsylla cheopis) o da quelle del gatto ( Ctenocephalides felis). I sintomi più comuni sono mal di testa, febbre, brividi, dolore alle articolazioni, nausea, vomito, dolori addominali e mal di schiena.
Per le zecche la lista delle malattie trasmissibili comprende:zecca
  • la babesiosi o piroplasmosi: è una malattia causata da un protozoo del genere Babesia capace di parassitare gli eritrociti dei mammiferi e degli uccelli. In alcuni casi la malattia può avere un decorso fulminante con comparsa di febbre elevata, spossatezza, anemia e mialgia. La forma di prevenzione più efficace consiste nell'evitare le aree endemiche per le zecche, coprire il corpo con indumenti nelle zone a rischio e usare prodotti repellenti.
  • l'erlichiosi: può colpire in forma molto lieve o molto grave con sintomi aspecifici quali febbre, anoressia, vomito, cefalea e mialgia.
  • la borreliosi o malattia di Lyme: è causata da un batterio spiraliforme che infesta le zecche le quali a loro volta possono trasmetterla all'uomo. Dopo il morso della zecca la malattia evolve in due fasi, la prima localizzata, la seconda disseminata. Nello stadio localizzato compare un eritema nella sede del morso che si allarga progressivamente in maniera centrifuga assumendo notevoli dimensioni. In questa fase possono comparire segni sistemici quali febbre, debolezza muscolare e letargia. Nella fase disseminata si possono avere sintomi neurologici, articolari, cutanei e cardiaci di solito non associati tra loro. La malattia viene contratta nelle zone boschive che costituiscono l'habitat ideale per il vettore e la prevenzione consiste quindi nell'adottare un abbigliamento adatto quando si decidere di passeggiare nei boschi. Inoltre è fortemente consiglito l'uso di prodotti repellenti da applicare durante le passeggiate.
  • La paralisi da zecca: è causata da Holocyclus Ixodes, una zecca che si ritrova sulla costa est dell'Australia.
  • L'encefalite da zecche è diffusa in tutta Europa ma si riscontra raramente in Italia. E' causata da un virus appartenente alla famiglia dei Flaviviridae che può essere iniettato nell'essere umano dal morso di una zecca. I sintomi maggiormente riportati sono febbre, cefalea, stanchezza, nausea, mialgia e paralisi.
Data la diffusione e la gravità sia per l'uomo che per i nostri cani e gatti delle malattie trasmesse da vettori l'arma più efficacie che abbiamo a disposizione è la prevenzione.
Le persone che si recano in zone a rischio dovrebbero coprire il corpo con indumenti appropriati e usare prodotti repellenti adatti.
Molte volte non si riescono a debellare le infestazioni da zecche nei nostri animali per una errata somministrazione dei prodotti antiparassitari. 
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello    
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La Malattia da Graffio del Gatto CSD

La malattia da graffio del gatto (Cat Scratch Disease - CSD) è una zoonosi emergente ed ubiquitaria trasmessa dal gatto. Sebbene tale malattia fosse già stata segnalata negli anni ‘30, solo negli anni ‘90 si è arrivati a stabilirne la causa: Bartonella hensalae. L’agente eziologico consiste in piccoli bacilli gram negativi, pleomorfi, aerobi, con scarse affinità tintoriali che possiedono oltre il 95% del genoma omologo a quello di Brucella abortus. Sebbene sia stata dimostrata una risposta immunitaria anche notevole e non si osservino segni clinici nel gatto, questo può avere fasi batteriemiche che durano da 2 mesi ad alcuni anni rendendolo il reservoir naturale del patogeno. Un ruolo centrale della diffusione dell’infezione tra i gatti è svolto dalla pulce, anche se, recentemente, è stato dimostrato che zecche quali Ixodes pacificus ed Ixodes ricinus possono albergare il microrganismo e quindi essere potenzialmente in grado di trasmetterlo all’ospite, uomo compreso, attraverso il pasto di sangue. L’uomo può venire a contatto con tale patogeno in diversi modi: tramite il gatto, le zecche e, molto raramente, il cane. La trasmissione dell’infezione dal gatto all’uomo avviene solitamente attraverso il graffio o il morso ed è legata alla presenza del batterio sugli artigli e/o nel cavo orale. Bartonella henselae può contaminare gli artigli del gatto mediante il loro contatto con feci di pulci infette e può contaminare direttamente la cavità orale, sia attraverso sanguinamenti conseguenti a patologie gengivali e/o dentali, sia indirettamente mediante il leccamento della cute contaminata o degli artigli. Nell’uomo, contrariamente al gatto, la malattia può provocare sintomi variabili, alcuni dei quali molto gravi. Ad oggi tale malattia viene considerata la causa più comune di adenopatia cronica, benigna, in bambini e giovani adulti. Da 3 a 10 giorni dopo il graffio od il morso del gatto compare nella zona una lesione cutanea pustolosa, papulosa o vescicolosa, che può persistere per diverso tempo. Tale lesione può guarire senza lasciare cicatrici. A ciò spesso può seguire l'adenopatia di un singolo linfonodo che compare di solito entro 2 settimane dal graffio. Nel 40% dei casi circa si assiste all’interessamento di più stazioni contemporaneamente. I linfonodi interessati sono maggiormente quelli che drenano la regione interessata dalla lesione. E possono avere un diametro fino a 5 centimetri. Inoltre appaiono rossi, dolenti e mobili. Nel 10-20% dei casi il linfonodo può suppurare mentre, nel restante 80% regrediscono in 2-6 mesi. Gli esami di laboratorio evidenziano leucocitosi neutrofila e talvolta eosinofilia, aumento della VES e delle globuline sieriche. Altri sintomi osservati, sebbene di riscontro più raro, sono: congiuntivite granulomatosa autolimitante associata ad una linfoadenopatia ipsilaterale, per lo più preauricolare. Talora il decorso è grave con encefalopatia in circa l'1-7% dei casi, anomalie ematologiche, artrite ed eritema nodoso, mielite trasversa, paralisi del VII, neuroretinite, coinvolgimento di milza, polmoni, fegato e cute. Le lesioni granulomatose possono assumere particolare gravità nei pazienti immunocompromessi (bambini, anziani, pazienti HIV-positivi, pazienti sottoposti a trapianto di organo solido o a terapie anti-neoplastiche, ecc.). Bartonella henselae può essere altresì responsabile di altre forme cliniche nell’uomo, quali angiomatosi bacillare, peliosi epatica, batteriemie, endocarditi, neuroretiniti, meningiti asettiche, che pure possono assumere carattere di estrema gravità in particolari condizioni di deficit immunitario. Per combattere tale malattia nell’uomo è necessaria una terapia antibiotica con amoxicillina, cefalosporine di terza generazione, fluorchinoloni, aminoglucosidi, macrolidi, rifampicina e cotrimossazolo (fino a 14 giorni) ed in alcuni casi l’ospedalizzazione del paziente. Nel gatto il germe risulta localizzato soprattutto nel torrente circolatorio associato ai globuli rossi e talora all’interno dei macrofagi ed evoca nell’animale una risposta immunitaria rilevabile ma che risulta poco efficace ad eliminare il microrganismo. Per prevenire tale patologia è necessario fare in modo che il gatto non venga in contatto con pulci o zecche utilizzando antiparassitari. Qualora non sia stato possibile controllare se il gatto possa essere venuto in contatto con i parassiti (e prertanto con Bartonella hensalae) ed in casa siano presenti soggetti immunodepressi, si dovrebbe ricorrere ad alcuni test per verificare se l’animale sia portatore o no del patogeno. L’emocoltura rappresenta nel gatto il gold-standard poiché strettamente correlato alle alte cariche batteriche nel sangue degli animali infetti (> di 1000 e fino a 30.000 ufc/ml di sangue). Il test sierologico da solo non è sufficiente per stabilire lo stato sanitario dell’animale nei confronti della bartonellosi felina dal momento che può dare esito a falsi negativi positivizzandosi tardivamente rispetto al momento dell’infezione. Una completa valutazione dello stato sanitario del gatto nei riguardi della bartonellosi felina è possibile abbinando il test sierologico all’emocoltura e ripetendo quest’ultima nei soggetti risultati sieropositivi al fine di controllare la eventuale comparsa di batteriemie ricorrenti. Anche nel gatto la terapia antibiotica con farmaci quali macrolidi, amoxicillina e doxiciclina, seguiti dagli opportuni successivi controlli di efficacia, hanno mostrato una buona capacità di risposta all’infezione.

Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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La Rabbia nel Gatto

La rabbia è una delle più antiche e temute malattie sia nell'uomo che negli animali. Diffusa a livello mondiale, ad oggi il numero di morti per rabbia si stima essere tra i 10.000 e 40.000 soggetti all'anno e sono 10 milioni le persone che hanno ricevuto cure ogni anno dopo un contatto con animali sospetti.

Il virus appartiene alla famiglia Rhabdoviridae, che comprende oltre 175 agenti virali patogeni per vertebrati, invertebrati e piante. Quello di nostro interesse fa parte del genere Lyssavirus ed ha come reservoirs naturali: il pipistrello, la volpe rossa, il procione, la moffetta ed il visone, tanto in Europa quanto in Sud America. Il controllo e la prevenzione di tale malattia impone problematiche differenti a seconda delle zone in cui è diffusa: in molti paesi europei adeguati programmi vaccinali, tanto sui selvatici quanto sugli animali domestici, studi di laboratorio, osservazioni cliniche e rigorosa sorveglianza sulle misure adottate hanno consentito, nel tempo, la completa eradicazione del virus.

Nonostante la rabbia nel gatto venga considerata quasi un "sotto-prodotto" di quella che colpisce il cane o i selvatici, le caratteristiche comportamentali dei felini e i sintomi clinici della malattia la rendono egualmente importante dal punto di vista della sanità pubblica.

Gli animali rabidi sono l'unica fonte di diffusione del virus: esso è presente nella saliva già qualche giorno prima della comparsa dei segni clinici ed è trasmesso mediante morso e/o contatto con ferite a livello di mucose o cute. Il sangue degli animali rabidi è ugualmente considerato infetto.

Nel gatto il periodo medio d'incubazione può variare da 2 settimane a qualche mese o, addirittura, anno: questo dipende sia dalla sede d'inoculo che dalla dose di virus trasmessa (Jackson, 2002; Charlton et all, 1997). Una volta penetrato,il virus migra lungo i nervi periferici, dal punto d'ingresso verso il sistema nervoso centrale: tanto più lunga è la distanza dal SNC, tanto maggiore sarà il periodo d'incubazione.

La maggior parte dei segni clinici è legata proprio alla disfunzione creata dal virus stesso a livello del sistema nervoso.

Sebbene gli antigeni della rabbia siano di per se' in grado di determinare una risposta adeguata e massiva da parte di tutti i sistemi difensivi dell'organismo, questa diviene efficace solo in fase tardiva, ovvero dopo la comparsa dei sintomi clinici: è questa la ragione per la quale la maggior parte dei soggetti è destinato alla morte.

La vaccinazione preventiva o, all'occorrenza post-infezione, assume un ruolo di fondamentale importanza, perchè porta l'organismo a produrre un titolo anticorpale tale da proteggere, per tempo, dai danni creati dal virus.

Nel gatto esistono 2 forme cliniche di malattia: quella "furiosa" (95% dei casi) e quella paralizzante. Entrambe hanno una fase "prodromica" caratterizzata da segni clinici del tutto aspecifici quali anoressia, febbre, vomito,diarrea, accompagnati solo talvolta da veri e propri segni neurologici.

A questa seguono marcati cambiamenti del comportamento, rispetto alla norma del soggetto, che possono manifestarsi in eccessiva ed ingiustificata aggressività o in altrettanta esagerata "timidezza" o diffidenza, ed ancora in vocalizzazioni anomale.

La morte sopraggiunge da 1 a 10 giorni dopo la comparsa dei segni clinici.

Dato l'elevato rischio per la salute pubblica, in questi soggetti diviene di fondamentale importanza sia la diagnosi basata sulla sintomatologia, che la ricerca di laboratorio post-mortem.

I tradizionali vaccini inattivati garantiscono, tanto nel cane quanto nel gatto, un'efficace azione protettiva. I vaccini di ultima generazione, inoltre, sono in grado di creare protezione crociata per più genotipi del virus.

Nelle zone endemiche la vaccinazione antirabica è considerata fondamentale; in quelle in cui la malattia non è presente, è comunque da raccomandarsi nel caso di trasporto del proprio animale in aree a rischio.

A differenza di altri vaccini inattivati, quello contro la rabbia garantisce un'adeguata protezione già dopo una singola dose: il picco anticorpale, che dev' essere uguale o maggiore a 0,5 UI/ml, viene raggiunto dopo 4-6 settimane dall'iniezione. La risposta immunitaria del gatto alla vaccinazione risulta essere ancora più efficace di quella del cane.

Nei gattini la prima vaccinazione può essere eseguita dopo le 12 settimane di vita: prima, l'animale è coperto dagli anticorpi materni che andrebbero ad influire negativamente su un'eventuale iniezione di vaccino, rendendola vana.

Sebbene le case produttrici garantiscano una durata di copertura pari o maggiore a 3 anni , la legislazione locale o nazionali raccomanda richiami annuali.

Nei soggetti FIV+ , la protezione migliore risulta l'isolamento dagli altri gatti ed il confinamento: laddove sia impossibile impedirgli di uscire, la vaccinazione antirabica è fortemente consigliata.

Nei soggetti FeLV+, vale il suddetto discorso; nel caso in cui escano all'esterno, è importante sapere che il loro il sistema immunitario potrebbe non rispondere adeguatamente ad una singola dose, si raccomandano perciò richiami più ravvicinati (ad esempio ogni 6 mesi). 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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