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venerdì 2 maggio 2014

I Linfociti

Oggi apriamo il capitolo dei leucociti mononucleati parlando di linfociti.
linfociti1
Queste cellule hanno caratteristiche peculiari ed esclusive che le differenziano molto dagli altri leucociti, prima tra tutte la capacità di dividersi e circolare nuovamente tra sangue e tessuti. La singolarità dei linfociti, in realtà, si nota sin dalla dalla loro produzione (linfopoiesi): essa non avviene esclusivamente nel midollo osseo ma anche in organi cosiddetti “linfoidi” che fungono, tra l'altro, da siti di deposito di tali cellule: timo, linfonodi, milza, oltre allo stesso midollo osseo.
I linfociti, insieme ai monociti, rappresentano la classe dei leucociti mononucleati: hanno un nucleo piuttosto grande, solitamente tondeggiante e con cromatina grossolanamente addensata. Il citoplasma è, in proporzione, molto meno abbondante del nucleo e contiene granuli anche se in numero decisamente minore rispetto a quello dei polimorfonucleati. Hanno dimensione solitamente piccola (poco più grandi dei globuli rossi) o media a seconda del tipo di linfocita che stiamo osservando. Possiamo annoverare diverse classi di linfociti: linfociti B, linfociti T e linfociti NK (natural killer); i primi due non sono distinguibili visivamente all'osservazione di uno striscio di sangue colorato con metodi standard, mentre i NK appaiono come linfociti granulari. La maggior parte di queste cellule risiede, come sopra detto, negli organi linfoidi (in primis i linfonodi), mentre solo una piccola percentuale risulta circolante. A seconda della specie animale e di una certa variabilità individuale circa il 50-75% dei linfociti ematici è costituito dai linfociti T, il 10-40% dai B mentre le cellule NK rappresentano il 5-10%. La vita media dei linfociti è generalmente molto più lunga di quella dei granulociti: per i linfociti T e alcuni B, detti cellule della memoria, si parla addirittura di anni.
linfociti3 
Come precedentemente accennato, i linfociti sono in grado di “andare e venire” tra sangue e tessuti, contrariamente agli altri globuli bianchi: è stato calcolato che entrano in un nuovo organo o tessuto linfoide ogni uno o due giorni. Oltre alle classiche sedi sono in grado di localizzarsi anche nella cute, nella mucosa intestinale e nei polmoni. Per realizzare questo “vai e vieni” continuo, oltre al sangue, essi sfruttano un'altra via di diffusione: il circolo linfatico. Si tratta di un sistema di vasi analogo al torrente ematico che trasporta un altro tipo di fluido detto linfa: il dotto toracico è il canale della via linfatica col calibro maggiore e rappresenta il punto di congiunzione tra essa ed il circolo sanguigno, sboccando in esso all'altezza del cuore. In linea generale per “uscire” dal sangue e andare ai tessuti/organi di deposito i linfociti usano i vasi ematici, mentre per realizzare il processo inverso si avvalgono del circolo linfatico.
 
I linfociti sono le principali sentinelle difensive dell'organismo. 
Ricordiamo, per chiarezza, che i linfociti hanno la particolare capacità di passare dal sangue ai tessuti (e viceversa) in seguito a stimoli specifici, di cui parleremo a breve, che li inducono a replicarsi in sedi anche differenti dal midollo osseo (organi linfoidi) ed ad intraprendere un percorso (via linfatica) mirato a riversarli nel sangue. Esistono diverse classi di linfociti: T, B, natural killer (NK) e cellule dendritiche linfoidi derivanti tutte da un'unica cellula progenitrice comune, di provenienza midollare, che può andare incontro a differenti tipi di trasformazioni.
linfocita gatto
I linfociti B sono i principali responsabili della cosiddetta risposta immunitaria umorale (risposta antigenica) a cui partecipano, in realtà, anche i T, le cellule dendritiche e i macrofagi (quest'ultimi non trattati nel nostro percorso ematologico). Per immunità umorale si intende quel processo “difensivo” dell'organismo messo in atto nel momento in cui viene rilevata la presenza di organismi (virus, batteri ecc) o sostanze considerate “estranee”: il sistema immunitaria riconosce come “non-self” i suddetti perché espongono delle proteine sulla membrana chiamate antigeni differenti da quelle di appartenenza dell'ospite “invaso”. Contro questi antigeni, dopo una serie di complicati meccanismi in cui vengono coinvolte secondo precise sequenze le cellule sopra nominate, i linfociti B , trasformatisi prima in immunoblasti poi in plasmacellule, producono gli anticorpi (immunoglobuline) che si legano agli antigeni estranei con l'obbiettivo di “eliminare o rendere innocuo” l'intruso!. I linfociti B non si limitano soltanto a tale azione immediata ma, per così dire, sono in grado di “ricordare” gli antigeni contro cui hanno agito in passato e, ogni volta che li incontreranno, reagiranno replicandosi e producendo nuovi anticorpi contro questi.
image
I linfociti T, invece, sono i protagonisti di un altro meccanismo difensivo denominato: risposta immunitaria cellulo-mediata. In questo tipo di reazione i linfociti non producono immunoglobuline che a loro volta devono essere trasportate contro gli antigeni estranei, ma migrano essi stessi al sito da difendere. L'intervento dei linfociti T e di questo tipo di risposta avviene in seguito a reazioni di citotossicità, di ipersensibilità ritardata o in casi di rigetto dopo trapianti (i nuovi organi vengono riconosciuti come estranei e contro di essi si scatena tale forma di difesa).
I linfociti NK, infine, possono intervenire anche senza aver identificato precedentemente antigeni estranei e lo fanno andando esse stesse contro la cellula bersaglio, provocandone la morte.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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mercoledì 30 aprile 2014

I Globuli Rossi o Eritrociti

I globuli rossi, anche detti eritrociti, sono cellule piccole, prive di nucleo e, nella maggior parte dei mammiferi, hanno una struttura simile a dischi biconcavi da cui vengono chiamati anche discociti. All'osservazione al microscopio nel cane presentano un caratteristico “pallore centrale” non visibile, invece, nel gatto.
RBC rouleaux gt Gli eritrociti hanno dimensioni ridotte (diametro: 7µm nel cane / 5,5-6µm nel gatto) e normalmente rimangono nel circolo sanguigno per alcuni mesi nonostante la loro scarsa capacità di sintesi e le ripetute esposizioni ad insulti meccanici e metabolici. Dopo aver deposto una goccia di sangue su un vetrino, averla “strisciata” e opportunamente colorata,nel gatto è possibile osservare i globuli rossi disposti uno sull'altro, come monete impilate: queste formazioni vengono chiamate rouleaux e sono considerate normali nei felini. Anche il cane può presentare rouleaux, ma in questa specie bisogna prestarvi maggiore attenzione, perché tendono ad assumere un significato patologico.
Rouleaux gatto 
I globuli rossi svolgono principalmente tre funzioni: il trasporto dell'ossigeno (O2) ai tessuti, il trasporto dell'anidride carbonica (CO2) a livello polmonare ed il cosiddetto tamponamento degli ioni idrogeno (H2), meccanismo chimico utile per mantenere la corretta omeostasi interna. Gli eritrociti sono in grado di trasportare ossigeno perché contengono una molecola chiamata emoglobina (Hb) capace di legarlo a sé e veicolarlo (l'affinità tra i due aumenta proprio all'aumentare della concentrazione di ossigeno nel sangue). La quantità totale di ossigeno in circolo dipende pertanto dalla concentrazione di Hb presente, ma anche dalla pressione parziale dell'ossigeno disciolto nel sangue e, ultimo ma non meno importante, dall'affinità dell'emoglobina stessa per l'O2. Quest'ultima viene ridotta se aumentano gli ioni idrogeno e l'anidride carbonica precedentemente nominati: da questo l'importanza di un corretto equilibrio tra le concentrazioni delle molecole descritte.
La produzione di globuli rossi avviene nel midollo osseo e richiede ferro in quantità molto maggiore rispetto a quella necessaria per tutti gli altri tipi di cellule dell'organismo: lo sviluppo delle cellule eritroidi generalmente vuole dal 70 al 95% del ferro circolante nel plasma. Anche l'emoglobina per svolgere le sue funzioni necessita di ferro e contiene addirittura il 55-65% della quantità corporea totale!. L'assorbimento del ferro varia a seconda dell'età, dello stato di salute degli animali e della quantità ingerita dagli alimenti.
La maggior parte degli eritrociti circola nel sangue per un periodo di tempo ben definito (tempo di sopravvivenza o intervallo di vita) che negli animali domestici varia da 2 a 5 mesi a seconda della specie. Questo intervallo è correlato al peso corporeo ed alla rapidità del metabolismo: animali di dimensioni più piccole ovvero con metabolismo più veloce hanno globuli rossi con un tempo di sopravvivenza minore. Col passare del tempo le cellule “invecchiano” e finiscono per essere “mangiate” (fagocitate) da altre cellule “spazzine”(sistema fagocitario mononucleato): la milza è l'organo principe di questo processo.

Quando la distruzione dei globuli rossi diviene eccessiva e/o la loro produzione a livello midollare risulta insufficiente, la quantità totale degli eritrociti circolanti diventa minore rispetto alla norma: questo fenomeno va sotto il nome di anemia. All'opposto un aumento sopra il range della concentrazione di globuli rossi viene definita eritrocitosi. L'anemia rappresenta un capitolo estremamente complesso dell'ematologia data l'enorme varietà di cause e fattori concomitanti che possono determinarla. Essa non è di per sé una malattia, bensì un “sintomo” ed esistono numerosi metodi di classificazione che consentono di determinarne le cause scatenanti nonché le potenziali terapie da adottare. In linea generale le anemie si distinguono a seconda dell'origine che può essere dovuta a:
  1. un aumento della distruzione eritrocitaria (emolisi)
  2. una perdita eccessiva di globuli rossi (emorragia)
  3. una diminuita produzione a livello midollare
RBC cane
L'eritrocitosi (o policitemia) viene all'opposto definita come un aumento del valore dell'ematocrito (HCT), dell'emoglobina e del numero di eritrociti circolanti rispetto ai normali indici di riferimento. Si può inoltre differenziare in eritrocitosi relativa (falsa) quando l'ematocrito risulta elevato ma la massa eritrocitaria è normale: il fenomeno è dovuto o a contrazione della milza, che aumenta transitoriamente la quantità di globuli rossi o ad uno stato di disidratazione. L'eritrocitosi assoluta,invece, è quella in cui l'ematocrito aumenta proprio in seguito all'aumento della massa eritrocitaria dell'organismo. Ciò avviene per incremento della produzione di eritropoietina (EPO: fisiologicamente deputata a stimolare la produzione di globuli rossi) oppure in seguito a malattie che portano alla proliferazione di eritrociti, di solito per compensare stati di ridotta concentrazione ematica di ossigeno quali, ad esempio, cardiopatie, malattie polmonari croniche e patologie renali.
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello     
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Le Piastrine

 Le piastrine, anche dette trombociti, sono piccoli frammenti cellulari privi di nucleo, di forma variabile da rotondeggiante ad ovale, che derivano dalla rottura di grosse cellule chiamate megacariociti. In uno striscio colorato con metodi comuni, il citoplasma delle piastrine appare azzurro pallido con fini granuli dispersi color porpora; particolarmente negli strisci di sangue di gatto esse tendono ad aggregarsi formando dei veri e propri agglomerati. All'osservazione con microscopio elettronico (strumento decisamente più sofisticato e con risoluzione molto elevata) le piastrine a riposo hanno invece l'aspetto di sottili dischi. Esistono inoltre le cosiddette “piastrine parzialmente attivate” che hanno un aspetto “a ragno”, con sottili processi citoplasmatici che si dipartono da un corpo cellulare sferico.
Piastrine gatto  Nel cane il diametro (2-4µm) va da un quarto a metà rispetto a quello dei globuli rossi, mentre nel gatto le dimensioni sono maggiormente variabili e mediamente risultano più grosse di quelle del cane (da un quarto a quasi la stessa dimensione degli eritrociti). In entrambe le specie si considerano piastrine più grandi della norma quelle con dimensione uguale ai globuli rossi, di più frequente riscontro nei felini. Esistono poi le piastrine giganti cioè quelle “da stress” e le piastrine modificate o megatrombociti che hanno una dimensione addirittura maggiore degli eritrociti e sono comunque rare in animali sani. La loro presenza e/o un aumento del numero di trombociti grandi nel sangue è segno di produzione in atto (trombopoiesi) o, meno frequentemente, di una trombopoiesi anormale. Un eccezione nell'ambito canino è rappresentata dal Cavalier King Charles spaniel che ha fisiologicamente trombociti di dimensioni maggiori della media, addirittura giganti.
Nella maggior parte dei mammiferi domestici la vita media dei trombociti è di 5-10 giorni; il numero totale varia a seconda della specie con valori di riferimento minimi anche inferiori a 100x103/µl nei cavalli e valori massimi superiori a 800x103/µl in altri animali domestici. La milza è un organo in grado di immagazzinare piastrine: nell'uomo arriva a contenerne il 30% della massa totale. Come le altre cellule del sangue, le piastrine utilizzano glucosio quale fonte di energia primaria per svolgere le proprie funzioni e per “procurarselo” sono dotate di complessi sistemi interni in grado di fornirgli il “carburante” necessario alle numerose mansioni.
 
piastrine  I trombociti intervengono attivamente nelle infiammazioni e nella coagulazione del sangue, ma il loro ruolo primario è svolto nell'ambito dell'emostasi ovvero nell’arresto delle emorragie con successiva riparazione della “falla” del vaso. L'emostasi è un processo ottimamente regolato e principalmente prevede interazioni tra endotelio (la parete dei vasi), fattori della coagulazione e piastrine: esso si svolge normalmente solo nella sede di rottura del vaso senza influenzare la fluidità e lo scorrimento del sangue dove il letto circolatorio è rimasto integro. La distruzione del delicato equilibrio dell'emostasi può provocare gravi patologie con perdite imponenti di sangue (emorragie) o formazione inappropriata e rilascio in circolo di trombi (trombosi) ovvero dei “tappi” di piastrine e altri componenti che normalmente sono deputati a riparare la lesione della parete vasale: questi, liberati nel letto circolatorio, possono andare ad ostruire, anche totalmente, soprattutto i vasi di diametro minore con conseguenze anche molto gravi.
globuli rossi e piastrine  La diminuzione del numero totale di piastrine viene definita trombocitopenia e può esser dovuta a:
  1. minor produzione a livello di midollo osseo (soppressione midollare)
  2. aumento del consumo (secondario a vasculiti) o vero e proprio sequestro (a livello splenico)
  3. fenomeni di distruzione (in seguito a meccanismi immunomediati e non)
Le cause di piastrinopenia sono innumerevoli e, per semplificare, si possono raggruppare in “gruppi”di patologie non sempre “a se stanti”, anzi spesso concomitanti: malattie infettive, neoplasie, reazione a farmaci e malattie immunomediate.
La concentrazione di piastrine nel sangue al di sopra dei normali intervalli di riferimento viene definita trombocitosi; negli animali è un reperto piuttosto aspecifico e di non comune riscontro. Di solito la trombocitosi è reattiva nei confronti di un processo patologico in atto e non sempre facilmente correlabile. Gli esempi più comuni sono: malattie infettive ed infiammatorie, carenza di ferro, disordini endocrini, emorragie e neoplasie. La trombocitosi può ancora rappresentare parte di una risposta rigenerativa in pazienti in fase di guarigione da patologie che hanno provocato trombocitopenia ed ancora essere transitoria ad esempio per contrazione della milza.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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I Granulociti Neutrofili

I granulociti neutrofili, appartenenti alla classe dei leucociti polimorfonucleati, sono la popolazione percentualmente più rappresentata nell'ambito della linea bianca. Hanno un diametro approssimativo di 10-15µm (circa 1,5-2 volte quello dei globuli rossi di cane) ed un nucleo suddiviso in lobi (da 3 a 5) tramite indentature; la cromatina risulta addensata e tende ad assumere una colorazione viola intenso. Il citoplasma è occupato da granuli (lisosomi) contenenti sostanze antibatteriche ed enzimi idrolitici di importanza fondamentale per lo svolgimento delle loro funzioni, ma difficilmente colorabili tant'è che tali cellule risultano incolori o rosa pallido negli strisci di sangue colorati con metodi standard.
La loro distribuzione nell'organismo è classificata in 3 “pool” :
  1. il pool di riserva o stoccaggio (neutrofili nel midollo osseo)
  2. il pool circolante (nel sangue)
  3. il pool marginale (nei capillari)
Al contrario degli eritrociti, i leucociti non trascorrono necessariamente tutta la loro vita nel sangue, ma possono abbandonare il circolo in qualsiasi momento in risposta a stimoli detti chemiotattici. Nel midollo osseo (pool di riserva) sono presenti i precursori dei neutrofili, cellule che dopo una serie di moltiplicazioni (mitosi) e modificazioni daranno origine ai polimorfonucleati nella loro “versione” definitiva. Dal midollo, poi, passano al sangue dove permangono solo poche ore (circa 10) prima di migrare nei tessuti; questo evento è del tutto casuale (non dipende dall'età della cellula) e unidirezionale (i neutrofili, spostatisi nei tessuti, non ritorneranno nel sangue). A livello tissutale, infine, non sopravvivono più di qualche giorno, tempo che tende ad accorciarsi ulteriormente in corso di processi infiammatori. La quota che rimane nel circolo va incontro a morte programmata (apoptosi) e viene successivamente rimossa da cellule chiamate macrofagi, veri e propri “spazzini”.
5 G.Neutrofili
Il pool di neutrofili circolanti (CNP) si può valutare con un normale prelievo di sangue mentre il pool marginale (MNP) è costituito da cellule temporaneamente trattenute nei capillari, soprattutto a livello polmonare. Questa forma di deposito è dovuta ad un vero e proprio processo meccanico ovvero alla contrapposizione tra la rigidità dei neutrofili ed il diametro molto piccolo dei capillari in cui tali cellule rimangono “incastrate”!
5neutrofili
I neutrofili giocano un ruolo di primaria importanza nella difesa dell'organismo contro numerosi microrganismi invasori: essi sono infatti in grado di uccidere o inattivare batteri, funghi, ife o parassiti; modulare la risposta immunitaria; eliminare cellule infettate e, talora, anche “trasformate”. Per poter svolgere tale compito devono essere in grado di riconoscere i segnali dell'infiammazione ovvero del processo che si innesca in seguito ad un insulto da parte di un patogeno, abbandonare il circolo e migrare fino al sito dove sono presenti i batteri da neutralizzare. Tutto ciò è reso possibile dalla presenza, sulla superficie dei neutrofili, di molecole glicoproteiche polifunzionali, attivate solo in seguito a fenomeni di adesione cellulare quale ad esempio quella a livello dei capillari, a cui segue lo spostamento dal circolo ai tessuti e il successivo attacco al microrganismo da neutralizzare. Un ulteriore legame avviene proprio con i batteri aggressori che, sostanzialmente, in seguito a complessi processi tendono ad “inviare” specifici segnali ai neutrofili i quali li riconoscono, li legano a sé e li neutralizzano inglobandoli (fagocitosi). Dopo l'uccisione e la “digestione” del microrganismo, questi e i prodotti della sua degradazione vengono espulsi all'esterno mediante un processo detto esocitosi. Talora il risultato di tale fenomeno produce nei tessuti interessati vere e proprie lesioni, residuo dell'azione difensiva dei neutrofili.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello     
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I Granulociti Eosinofili e Basofili

In questo articolo parleremo delle altre due classi di cellule appartenenti alla linea dei polimorfonucleati: i granulociti eosinofili e i granulociti basofili.
6 eosinofilocane
I granulociti eosinofili rappresentano una piccola frazione dei leucociti circolanti e, talvolta, possono non essere rilevati alla lettura dello striscio ematico, soprattutto nel cane. Hanno una dimensione di poco superiore rispetto a quella dei neutrofili, un nucleo polilobato (normalmente non più di 2 lobi) ed un citoplasma contenente granulazioni dal colore caratteristico e ben evidente rosso-arancio (dovuto alla forte affinità con l'eosina, uno dei coloranti più comunemente utilizzati in ematologia, che gli conferisce il nome). La forma ed il numero dei granuli varia a seconda della specie animale: nel cane sono rotondi, di taglia e numero variabile (talvolta sono solo 2 grandi); nel gatto invece appaiono bastoncellari, piccoli e molto più numerosi. In alcune razze di cane poi, ad esempio il levriero, il citoplasma degli eosinofili appare vacuolizzato (per questo più confondibile coi neutrofili) e privo delle caratteristiche granulazioni.
6 Eosinofilo gatto 
Gli eosinofili contengono un vero e proprio “arsenale” di sostanze tossiche, all’interno dei loro granuli, necessarie per svolgere funzioni di difesa: rispetto ai neutrofili hanno scarsa capacità di contrastare batteri o virus, ma sono decisamente efficaci nella lotta contro i parassiti, soprattutto gli elminti e i trematodi, e partecipano nel modulare alcune reazioni infiammatorie dovute a cellule chiamate mastociti. Come gli altri polimorfonucleati, gli eosinofili trascorrono un brevissimo periodo nel sangue (qualche ora) e tendono a migrare nei tessuti in seguito a stimoli cosiddetti chemiotattici ovvero sostanze rilasciate proprio dai parassiti contro cui rivolgeranno la propria azione difensiva. In sede tissutale, poi, tendono ad andare incontro a morte in pochi giorni, periodo abbreviato ulteriormente in corso di processi infiammatori.
Eosinofilo gatto

I granulociti basofili hanno dimensione molto simile a quella degli eosinofili. un nucleo poco segmentato ed allungato, quasi nastriforme, ed un citoplasma esteso contenente granuli tondeggianti e piccoli, color porpora o lavanda. Le granulazioni presentano affinità per i coloranti basici, da cui il nome, e sono diverse in numero, forma e dimensioni a seconda della specie d'appartenenza. Nel cane risultano porpora e poco numerosi; nel gatto sono molti, addensati, appaiono da rotondi ad ovalari ed assumono un color lavanda. I basofili sono presenti in numero davvero ridotto nel circolo generale e quindi non vengono praticamente mai rilevati alla lettura degli strisci ematici.
6 eosinofilo cane
Essi contengono la maggior parte dell'istamina presente nel sangue e, insieme ai mastociti, sono considerati le cellule responsabili delle reazioni “allergiche” scatenate da numerose malattie; sono inoltre coinvolti in processi difensivi contro determinati parassiti, compartecipano con gli eosinofili a diverse reazioni infiammatorie e sembra giochino anche un certo ruolo nel processo di ipersensibilità ritardata, nell'emostasi e nella lipolisi. Analogamente ai neutrofili e agli eosinofili sono distribuiti in pool: nel midollo osseo, dove avviene la sintesi di tutte le cellule, c'è quello di riserva o stoccaggio; abbiamo poi un pool circolante ovvero nel torrente circolatorio, ed infine quello marginale. Nel sangue hanno un'emivita molto breve, mentre nei tessuti possono sopravvivere fino a 2 settimane.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello    
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I Monociti

 
I monociti sono leucociti mononucleati con dimensione leggermente maggiore rispetto ai granulociti neutrofili; il nucleo varia di forma (rotondo, ovale, a fagiolo) e appare bi o multilobulato con cromatina reticolare o dispersa. Il citoplasma è piuttosto abbondante, con margini irregolari, talvolta addirittura estroflesso, di colore blu-grigio in cui si riconoscono fini granulazioni porpora, meglio visibili nel cane; ha inoltre un caratteristico aspetto vacuolizzato dovuto per lo più ad artefatti causati dall'allestimento dello striscio ematico, ma che tende ad essere più marcato se nel sangue queste cellule erano in attività (fagocitosi).monociti1
I monociti circolanti altro non sono che “precursori” dei macrofagi tissutali, vere e proprie cellule “spazzino”. Essi rimangono nel sangue per un tempo molto limitato (8 ore nel gatto) poiché la loro sede finale sono appunto i tessuti: la percentuale di questi leucociti in circolo, pertanto, è normalmente molto bassa. Come tutte le cellule precedentemente trattate, la produzione dei monociti avviene nel midollo osseo, ma richiede un tempo inferiore rispetto a quella dei granulociti; inoltre il comparto di riserva midollare per tale classe risulta piuttosto ridotto. I monociti, di fatto, sono cellule che non hanno raggiunto lo stadio finale di maturazione, cosa che avverrà soltanto all'arrivo nei tessuti dove, come sopra anticipato, si trasformano in macrofagi e acquisiscono una elevata longevità. A questo processo è associato un aumento da cinque a dieci volte delle dimensioni cellulari, del numero di granuli citoplasmatici (lisosomi), delle dimensioni e del numero di mitocondri e, ultimo ma non meno importante, all'aumento della capacità fagocitante.
monociti2
La produzione di monociti e la loro maturazione a macrofagi viene stimolata dal cosiddetto M-CSF (macrophage colony-stimulating factor), attenzione però: nonostante la maggior parte dei macrofagi abbia origine dai monociti del sangue, durante i processi infiammatori i fattori di accrescimento tissutali stimolano la produzione di macrofagi anche direttamente in loco. Questo ci introduce alla funzione svolta da queste 2 classi di cellule che è fondamentalmente: difensiva. Insieme ai neutrofili e ai linfociti NK, i macrofagi rappresentano la prima linea di difesa messa in atto dall'organismo in presenza di qualsiasi elemento perturbante: rappresentano quello che si definisce sistema immunitario innato.
monociti3
Essi sono in grado di “fagocitare” ovvero “mangiare” e neutralizzare sostanze, detriti cellulari e non, microrganismi e quant'altro, in sostanza agiscono da veri e propri “spazzini”. Esiste un “sistema fagocitario” a tutti gli effetti all'interno dell'organismo che è costituito da macrofagi “fissi” (cellule di Kupffer nel fegato, fagociti specifici della milza e del midollo osseo), cellule fagocitarie mobili (monociti, macrofagi peritoneali, pleurici e alveolari) e da cellule giganti multinucleate che possono formarsi in caso di infiammazione cronica per fusione di più fagociti mononucleati.
Rispetto ai neutrofili, i macrofagi si muovono più lentamente e sono meno efficaci nell'uccisione dei batteri, ma risultano decisamente più attivi in corso di infezioni fungine o virali. Essi sono persino in grado di “rigenerare” materiale utile (lisosomi) per la “neutralizzazione” dei microorganismi e ciò gli conferisce un'elevata resistenza durante le infezioni, prolungando l'azione difensiva.
Da “spazzini” qual sono, inoltre, ripuliscono l'organismi da tessuti morti (necrotizzati), globuli rossi vecchi o danneggiati, immagazzinandone il ferro che pertanto non soltanto non viene perduto, ma sarà riutilizzato durante i processi di guarigione delle ferite. E ancora possono: processare determinati antigeni ed eliminare alcune cellule tumorali precedentemente sensibilizzate dai linfociti T.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello     
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I Globuli Bianchi

Iniziamo oggi ad affrontare il complesso capitolo riguardante i globuli bianche del sangue:negli animali, uomo compreso, queste cellule sono adibite alla “difesa in senso lato” dell'organismo.
Nei mammiferi i globuli bianchi, anche detti leucociti, vengono suddivisi in due gruppi: i polimorfonucleati e i mononucleati.
linfo neutr eosinof art4 I primi possiedono un nucleo segmentato con cromatina addensata è vengono comunemente chiamati granulociti poiché contengono un gran numero di granuli a livello citoplasmatico: questi altro non sono che lisosomi ovvero piccole formazioni contenenti enzimi idrolitici, agenti antibatterici ed altre sostanze. 
A seconda del contenuto dei granuli, che ne influenza l'affinità tintoriale ovvero il colore assunto con appropriate colorazioni, i granulociti vengono a loro volta suddivisi in: neutrofili, eosinofili e basofili. Nella maggior parte dei mammiferi i granuli dei neutrofili non si colorano o assumono un aspetto rosa pallido. Gli eosinofili, invece, hanno forte affinità per l'eosina (colorante acido) e grazie ad essa appaiono rossi. La forma, poi, è normalmente rotondeggiante tranne nei felini in cui risultano bastoncellari; nei cani, inoltre, spesso il citoplasma degli eosinofili appare vacuolizzato, soprattutto nei levrieri. I granuli dei basofili, invece, contengono sostanze acide che hanno affinità per i coloranti basici (blu). Nei gatti colorazioni particolari mettono in evidenza due tonalità: blu scuro per i granuli primari e lavanda per quelli secondari (considerati più specifici perché contengono sostanze particolari), ma questa differenza é difficilmente rilevata se si usano tecniche standard di colorazione. Il loro nucleo, inoltre, è coperto da granuli pallidi che gli conferiscono un aspetto frastagliato caratteristica, insieme alle maggiori dimensioni, che aiuta a distinguerli dai neutrofili.
I leucociti mononucleati del sangue vengono invece suddivisi in: linfociti e monociti. Queste cellule hanno anch'esse granuli citoplasmatici, ma in quantità decisamente minore rispetto ai granulociti.
linfo monocita neutrofilo art4
I linfociti, a loro volta distinti in linfociti T e B, presentano un elevato rapporto nucleo-citoplasmatico ossia il loro nucleo risulta grande e ben visibile rispetto ad un citoplasma appena rilevabile allo striscio ematico; la cromatina e grossolanamente addensata e la forma nucleare è nella maggior parte dei casi tondeggiante, talvolta ovalare o leggermente dentellata. Nel sangue degli animali domestici i linfociti hanno solitamente dimensioni piccole o medie, a seconda del loro stato funzionale e di maturazione. I monociti sono sempre più grandi dei suddetti, possiedono nuclei con cromatina finemente addensata e con forma variabile (rotondeggiante, reniforme, allungata) ed hanno un rapporto nucleo-citoplasmatico inferiore, il citoplasma è decisamente più visibile rispetto a quello dei linfociti, e spesso al suo interno presentano vacuoli.
linfocita neutrofilo
Il numero totale di leucociti varia a seconda della specie: nei cani e nei gatti la popolazione più rappresentata è quella dei neutrofili, seguita dai linfociti. Entrambe le classi di cellule tendono a variare di numero all'aumentare dell'età: i neutrofili circolanti sono decisamente più numerosi nei giovani rispetto agli adulti, al contrario dei linfociti, cosicché il rapporto granulociti/linfociti tende a diminuire man mano che un animale invecchia. Nei mammiferi sani i monociti, gli eosinofili ed i basofili sono presenti nel sangue circolante in percentuale ridotta, addirittura questi ultimi possono non essere rilevati nelle conte effettuate su strisci ematici colorati.
Al contrario degli eritrociti, i globuli bianchi non trascorrono necessariamente tutta la loro vita all'interno del circolo ematico, ma possono abbandonarlo in qualsiasi momento se ricevono adeguati stimoli. Dopo essere stati rilasciati dal midollo osseo, sede della loro produzione, la maggior parte dei neutrofili rimane nel sangue per poche ore per poi migrare a diversi tessuti: la quota che rimane nel torrente circolatorio va invece incontro ad una morte programmata (apoptosi) e viene rimossa dai macrofagi. I granulociti neutrofili, pertanto, si distribuiscono in un pool circolante ed uno marginale (vengono trattenuti da capillari tissutali, soprattutto a livello polmonare). Anche gli eosinofili, i basofili ed i monociti rimangono in circolo per un tempo limitato (meno di un giorno!) e possono abbandonarlo in modo del tutto casuale per trasferirsi nei tessuti. La maggior parte dei linfociti risiede nei cosiddetti organi linfoidi ovvero: i linfonodi, la milza, il timo ed il midollo osseo. Quelli presenti in circolo arrivano proprio da queste sedi attraverso una complessa rete di vasi, analoga e parallela a quella ematica, chiamata appunto circolo linfatico. Generalmente i linfociti risultano più longevi dei granulociti.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello     
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Esami del Sangue: Profilo Biochimico

Dopo esserci dedicati alle cellule e alla loro analisi, apriamo un nuovo capitolo riguardante i test inerenti la parte liquida del sangue: il plasma.
Il plasma è composto principalmente di acqua all'interno della quale vengono trasportate numerose sostanze di differente origine e funzione quali proteine, sali inorganici, lipidi, carboidrati, ormoni e vitamine. In laboratorio si ottiene ponendo il sangue appena prelevato in una provetta con anticoagulante; questa viene successivamente centrifugata con appositi macchinari in maniera tale da provocare la separazione, per eliminazione, della componente cellulare da quella fluida. In realtà la maggior parte dei test biochimici eseguibili sul sangue utilizzano oltre al plasma, il cosiddetto siero: questo altro non è che plasma privato di una proteina chiamata fibrinogeno persa durante un processo di coagulazione spontanea favorita dall'utilizzo di provette senza anticoagulante. L'assenza di questa proteina rende la concentrazione proteica del plasma superiore di circa 0,2-0,5g/dl rispetto a quella del siero.
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Vista la straordinaria varietà di sostanze veicolate dal sangue, si può ben comprendere come esso funga da vero e proprio “specchio” del buon o cattivo funzionamento del nostro organismo. Tutto ciò che viene “prodotto”, trasformato o eliminato da ogni parte del corpo, passa invariabilmente attraverso il circolo ematico o ne determina variazioni significative. Nel momento in cui scelgo di analizzare il plasma e/o siero, non mi limito pertanto a osservare il sangue, ma tramite esso vado a guardare come “lavorano” organi, apparati, ghiandole e diverse aree del corpo. Ecco perché si parla spesso di “profili chimici d'organo”: significa analizzare una serie di sostanze scelte e ricavabili dal siero che, messe insieme e organizzate in pannelli, ci “raccontano” se ci sono problemi, ad esempio, a livello di rene, fegato, intestino e via dicendo.
Esistono, come già visto per le cellule del sangue, dei range (intervalli) di normalità per ogni sostanza analizzabile: proteine, lipidi, carboidrati, ormoni, vitamine e sali inorganici. Questi valori sono influenzati innanzitutto dalla specie di appartenenza, talvolta dal sesso, spesso dall'età: ogni variazione che porti il valore di un' analita fuori dalla scala di normalità, deve mettere in guardia sull'esistenza di una patologia in corso. Il “dove sta il problema” dipende da “cosa” siamo andati a testare.
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In linea generale esiste un cosiddetto “profilo chimico di base” che viene eseguito ogni qualvolta si preleva il sangue da un paziente; salvo lievi variazioni tra un laboratorio e l'altro, i parametri indagati in esso sono:
  • proteine totali
  • albumina: proteina
  • creatinina: prodotto di degradazione della creatina (proteina), indice di funzionalità renale
  • urea e/o BUN (azoto ureico ematico): indice di funzionalità renale
  • fosfatasi alcalina (ALP) e gamma-glutamil transferasi (GGT): enzimi epatici
  • alanina aminotranferasi (ALT o GPT) e aspartato aminotransferasi (AST o GOT): enzimi epatici
  • Glucosio: zucchero
  • sali inorganici: calcio, fosforo, sodio, potassio, cloro, magnesio 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello     
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martedì 29 aprile 2014

Le Cellule del Sangue

Iniziamo con questo articolo un breve percorso che vi porterà a conoscere i differenti componenti del sangue e le rispettive funzioni, con particolare attenzione alle sue cellule.
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Il sangue è una sorta di “tessuto liquido” costituito da una parte “corpuscolata” ovvero da cellule (globuli rossi e globuli bianchi) e loro frammenti (piastrine) e da una parte “fluida” detta plasma. Le proporzioni tra le differenti componenti, in condizioni normali, risultano abbastanza costanti (tenendo conto dell'età e della specie di appartenenza).
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I globuli rossi, anche detti eritrociti, rappresentano la parte corpuscolata più numerosa e nei mammiferi arrivano ad essere alcuni milioni per microlitro di sangue; a seconda della specie costituiscono dal 25% al 50% del volume ematico totale. Dopo i globuli rossi, la componente cellulare più rappresentativa sono le piastrine o trombociti con valori di alcune centinaia di migliaia. Per quanto riguarda i globuli bianchi o leucociti la loro percentuale è decisamente inferiore rispetto a quella dei suddetti ed oscilla tra i 5000 e i 20000 per microlitro; esistono differenti classi di leucociti (cellule diverse per struttura e funzione) e il loro numero varia a seconda della specie.
Il plasma (parte liquida del sangue) è costituito principalmente da acqua all'interno della quale si trovano proteine, sali inorganici, lipidi, carboidrati, ormoni e vitamine.
Il volume di sangue totale varia al variare della specie: è circa 7% del peso corporeo nell'uomo, 8-9% nel cane e 6-7% nel gatto. Negli animali giovani ancora in accrescimento spesso supera il 10% del peso corporeo.
Il sangue svolge funzioni di vitale importanza quali il trasporto dell'ossigeno, dei nutrienti, delle sostanze elaborate dai vari organi: ogni variazione di questi molteplici processi tende invariabilmente a riflettersi sulla sua composizione. Da questo fatto deriva l'importanza dell'ematologia e degli esami biochimici, perché rappresentano un ausilio fondamentale nel determinare le condizioni di salute di un paziente. Dall'analisi quantitativa e dalla descrizione fisica delle diverse componenti del sangue (striscio ematico, esame emocromocitometrico), eseguibili con tecniche differenti, più o meno complesse, si possono infatti ottenere informazioni di fondamentale importanza per stabilire le reali condizioni dell'animale in un dato momento oltre a monitorarne eventuali variazioni nel tempo.

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In ultimo, ma non meno importante, bisogna ricordare l'utilità dell'analizzare il sangue nell'ottica di trasfusioni, pratica talvolta necessaria in corso di diverse patologie.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello     
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Esame Emocromocitometrico

 
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Iniziamo oggi a descrivere nel dettaglio i vari test a cui si può sottoporre il sangue una volta prelevato dal paziente.
L'esame emocromocitometrico (o emocromo) è un insieme di analisi utilizzato per determinare la quantità e la qualità degli elementi cellulari e di alcune sostanze presenti nel sangue. Date le numerose funzioni, prevalentemente difensive ma non soltanto viste nel percorso dedicato alle cellule del sangue, si può comprendere l'importanza delle informazioni ricavabili dalla loro osservazione e conteggio. L'esame viene eseguito utilizzando sangue “intero” ovvero posto in apposite provette contenenti una sostanza anticoagulante che preserva i globuli rossi dalla distruzione (emolisi).
Ogni specie animale, uomo compreso, ha dei “valori di riferimento” su cui ci si basa per stabilire se siamo di fronte ad un paziente “in salute” o malato. In parole povere, per ogni cellula o sostanza esiste una unità di misura e degli intervalli quantitativi che stabiliscono la linea di confine tra il fisiologico ed il patologico. Tutto ciò che sta al di sotto o al di sopra dei suddetti intervalli (range secondo la terminologia anglosassone) è anomalo e, pertanto, richiede un'indagine (diagnosi).
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L'emocromo in senso stretto prevede una valutazione quantitativa delle linee cellulari del sangue ed è sostanzialmente suddiviso in tre parti, che da esse prendono il nome:
  1. eritrogramma: consiste nel conteggio del numero dei globuli rossi (RBC), dell'emoglobina (Hb) in essi contenuta e l'ematocrito (HCT o PCV)ovvero la percentuale di volume di sangue occupata dagli eritrociti. Oltre e grazie ai tre valori sopra elencati è poi possibile ricavare altri parametri come il volume eritrocitario medio (MCV), l'emoglobina corpuscolare media (MCH), la concentrazione corpuscolare media di emoglobina (MCHC) e l'indice di distribuzione media eritrocitaria (RDWc). Senza addentrarci nel significato di tutte queste sigle, basti sapere che in generale la diminuzione di globuli rossi, emoglobina ed ematocrito viene definita anemia, mentre un aumento degli eritrociti è descritto come eritrocitosi.
  2. leucogramma: si riferisce alla stima quantitativa dei globuli bianchi. Data l'esistenza di varie classi cellulari, avremo sia una conta totale che una differenziale in grado di valutare l'aumento o la diminuzione di ogni tipo di leucocita. Parliamo di leucocitosi laddove il numero totale dei globuli bianchi aumenta e di leucopenia nel caso opposto e ancora: linfocitosi e linfopenia (linfociti); monocitosi e monocitopenia (monociti); neutrofilia e neutropenia (granulociti neutrofili); eosinofilia ed eosinopenia (granulociti eosinofili) e basofilia (non c'è la controparte perché fisiologicamente i granulociti basofili sono scarsissimi se non assenti nel sangue).
  3. piastrinogramma: si riferisce al conteggio totale delle piastrine (PLT),del piastrinicrito (PCT), del volume piastrinico medio (MPV) e l'indice di distribuzione media piastrinica (PDWc). La diminuzione di piastrine va sotto il nome di trombocitopenia mentre il fenomeno opposto è la cosiddetta trombosi.
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Oggi, nella maggior parte dei casi, l'esame emocromocitometrico viene eseguito tramite analizzatori automatici in grado di ricavare velocemente tutti i parametri sopra elencati. Esiste una parte di indagine, però, ancora “affidata” all'occhio umano ed è quella relativa alla descrizione morfologica ovvero all'aspetto delle singole cellule contate, siano esse eritrociti, leucociti o piastrine. Anche le variazioni di forma, dimensione, tipologia di cellula infatti sono aspetti fondamentali in corso di diagnosi. Questo tipo di esame consiste nel porre una goccia di sangue su un vetrino, “strisciarla”, colorarla secondo metodiche standardizzate ed osservarla al microscopio.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello    
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Gli Esami del Sangue

Dopo aver conosciuto un po' meglio quali cellule “vivono” nel sangue, iniziamo oggi un nuovo percorso che mira a spiegare, in maniera semplice, il perché e soprattutto che cosa cerchiamo quando decidiamo di “prelevare ed analizzare” il sangue dei nostri amici a quattro zampe.
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Data la complessità e la vastità dell'argomento, ho scelto di trattare i capitoli principali con buona pace degli addetti ai lavori più famosi di me!.
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Nel momento in cui si procede con un prelievo di sangue in corso di diagnosi, l'approccio standard prevede due tipi basilari di esami: emocromocitometrico e biochimico. Per capirne la differenza bisogna innanzitutto tenere a mente la composizione del sangue stesso: si tratta di un vero e proprio “tessuto” liquido costituito da una parte corpuscolata (cellule) ed una fluida detta plasma. Abbiamo imparato a conoscere un po' meglio la prima nel breve percorso di ematologia precedentemente affrontato sul tgvet e, in buona sostanza, possiamo affermare che: l'esame emocromocitometrico è un insieme di analisi volte a descrivere la quantità e la qualità degli elementi corpuscolati del sangue (globuli rossi, bianchi e piastrine), di grande aiuto per scoprire la presenza di anomalie e numerose condizioni patologiche.
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Per quanto riguarda la parte “fluida” del sangue, detta plasma, essa è composta principalmente di acqua e contiene circa 6-8 g/dl di proteine e 1,5 g/dl tra sali inorganici, lipidi, carboidrati, ormoni e vitamine. Normalmente il plasma si ricava, in laboratorio, ponendo il sangue in una provetta con anticoagulante e centrifugandolo per eliminare la componente corpuscolata. Se, invece, non aggiungiamo anticoagulante il sangue va incontro ad un processo di coagulazione spontaneo ed il fluido ottenuto dopo centrifugazione prende il nome di siero. Qui la concentrazione di proteine è circa 0,2-0,5 g/dl inferiore a quella del plasma a causa della scomparsa del fibrinogeno, una proteina utilizzata nel processo di coaugulazione. In parole povere si può affermare che il siero altro non è che plasma privato del fibrinogeno. Data l'estrema varietà ed importanza dei componenti “immersi” nella parte fluida del sangue, capiamo allora l'enorme utilità di andarla ad analizzare: gli esami biochimici hanno esattamente questo scopo.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello    
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Proteine Plasmatiche

 
 
Riprendiamo oggi il nostro percorso attraverso gli esami del sangue parlando di proteine plasmatiche, parametri fondamentali da valutare indipendentemente dalla patologia di fronte a cui sospettiamo di trovarci. Le proteine plasmatiche, infatti, possono risultare alterate in corso di numerosi processi patologici in particolare quelli in cui si riscontra anemia, edema, ascite, coagulopatie, diarrea, perdita di peso e malattie renali o epatiche.
Nel plasma circolano centinaia di proteine che svolgono funzioni diverse tra loro e, ad eccezione delle immunoglobuline, la maggior parte viene sintetizzata dal fegato. Alcune sono proteine di trasporto per nutrienti, ormoni e prodotti del metabolismo attraverso il sangue; un'altra importante funzione deriva dal loro effetto osmotico colloidale che garantisce il mantenimento di un corretto volume ematico ed, in più, fanno da “tampone” contro gli acidi circolanti nel sangue. Per ciò che riguarda le immunoglobuline e le proteine di fase acuta, queste svolgono importanti compiti “difensivi” ; altre proteine,invece, partecipano al mantenimento dell'emostasi e sono coinvolte in alcune fasi della coagulazione.
refrattometro
La quantità di proteine totali varia a seconda della specie e dell'età (bassa alla nascita, aumenta crescendo) ed, in linea generale, nel cane si aggira tra 5-7,8 g/dl, mentre nel gatto il range di normalità è 6-8,5 g/dl con lievi variazioni a seconda dei parametri adottati dai diversi laboratori. La loro determinazione è ottenibile con facilità dal plasma, dal siero e dai fluidi corporei utilizzando uno strumento chiamato: refrattometro. La deviazione (rifrazione) che la luce subisce quando attraversa il campione è proporzionale alla quantità di sostanze solide presenti in soluzione e le proteine sono le principali responsabili del fenomeno. La componente non proteica (es: elettroliti, lipidi, glucosio ed urea) presente nel plasma o negli altri fluidi e relativamente costante (si stima attorno a 1,5 g/dl) perciò, sottraendola, il refrattometro è in grado di calcolare le proteine totali. Solo nel caso ci sia un abnorme aumento dei suddetti elementi non proteici si può avere un'alterazione della lettura. Esistono, in ogni caso, altri metodi di misurazione propriamente “biochimici” che fanno rientrare le proteine tra i parametri standard dei profili sierologici letti da macchinari. Indipendentemente dalla metodica utilizzata, ciò che andiamo a misurare è la quantità totale di proteine; con la chimica liquida o secca, poi, si può ancora valutare la concentrazione delle albumine (un tipo di proteina) mentre la quantità di globuline (che si dividonoin diversi sottototipi) deriva da un mero calcolo matematico (proteine totali-albumina).
QPE
L' aumento della concentrazione proteica totale viene definito iperproteinemia. Questa può essere determinata, ad esempio, dall'utilizzo di farmaci quali i corticosteroidi ed è un processo reversibile ovvero cessa qualche settimana dopo la loro sospensione. Anche la disidratazione può dare un aumento delle proteine che, in realtà, è relativo al fatto che sono diminuiti i fluidi in cui sono immerse. Esiste poi tutta una serie di patologie che da iperproteinemia che possono avere origine: infettiva, infiammatoria, immunimediata o neoplastica. Qualora ci si trovi di fronte ad un aumento di proteine totali spesso è consigliabile procedere con un esame ulteriore e più complesso rispetto a quelli sopra descritti chiamato: elettroforesi ovvero una determinazione non solo quantitativa ma anche “qualitativa” delle globuline . Essa mira a discriminare le singole classi di proteine per capire quale di esse è effettivamente aumentata (l'iperalbuminemia è un riscontro meno frequente e spesso artefattuale). Essendoci molti tipi di globuline con altrettanti differenti funzioni, il sapere qual è il gruppo ”incriminato” aiuta a orientarsi verso una delle cause suddette.
La diminuzione della quantità totale di proteine, all'opposto, è definita ipoproteinemia ; se si tratta di una riduzione di albumina allora parleremo di ipoalbuminemia mentre per le globuline di ipoglobulinemia. Le fluttuazioni delle due classi di proteine andrebbero sempre valutate contemporaneamente: quando si riducono entrambe le opzioni più probabili sono emorragie, essudazioni da lesioni cutanee gravi, perdita enterica (enteropatia proteino- disperdente) o diluizioni (iperidratazione). Di fronte a ipoalbuminemia con globuline normali, invece, si è più orientati verso: nefropatie proteino-disperdenti, epatopatie in stadio terminale, malnutrizione, ipoadrenocorticismo (cane), vasculopatie (es: endotossiemie, setticemia, febbre da zecche, vasculopatie), aumento della pressione idrostatica (es: per ipertensione portale, insufficienza cardiaca congestizia destra) o versamento peritoneale. Se ho le globuline aumentate con albumina bassa posso, infine, pensare al mieloma multiplo, ad infiammazioni o malattie linfoproliferative. Le situazioni sopra schematizzate sono ovviamente “ideali”, perché spesso nella pratica clinica possono verificarsi parziali sovrapposizioni delle varie combinazioni che complicano il tutto!.
 
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Calcio

 

Oggi parliamo del calcio, noto ai più solo come componente dello scheletro, mentre nella realtà dei fatti risulta un elettrolita estremamente “eclettico” e di vitale importanza.
Il calcio (Ca2+o iCa) è necessario all'organismo per lo svolgimento di numerose e fondamentali funzioni. Esso interviene in reazioni enzimatiche, nel trasporto e nel mantenimento della stabilità delle membrane cellulari, nella coagulazione del sangue, nella conduzione nervosa, nella trasmissione neuromuscolare, nella contrazione muscolare, nel mantenimento del tono della muscolatura liscia, nella formazione e nel riassorbimento osseo, nel controllo del metabolismo epatico del glicogeno e, ancora, nella crescita e divisione cellulare.
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A livello di cellula, il iCa  funge da principale modulatore della risposta a molti agonisti ed è, a tutti gli effetti, una sorta di “messaggero ionico universale”, convogliando i segnali ricevuti dall'esterno all'interno delle cellule. Per quanto riguarda lo spazio extracellulare, invece, il calcio in esso presente regola molte funzioni cellulari di diversi organi tra cui le ghiandole paratiroidi, i reni e la tiroide.
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La regolazione dell'omeostasi del calcio è il risultato dell'azione congiunta dell'ormone paratiroideo (PTH), della vitamina D e della calcitonina mentre l'osso, il piccolo intestino ed i reni sono i tre organi principali di controllo. La maggior riserva di calcio nell'organismo è ovviamente rappresentata dallo scheletro (99%); ma è la restante parte, distribuita tra plasma e nei fluidi extracellulari secondo range molto stretti, quella di più immediato utilizzo. Circa il 50% del calcio ionizzato (Ca2+) ovvero la frazione “biologicamente attiva” responsabile di così tante funzioni, è legato all'albumina, proteina di origine epatica,
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L'aumento della concentrazione di calcio nel plasma viene definito ipercalcemia e, per quanto sia abbastanza infrequente nel cane e nel gatto, può significare o l'esistenza di una patologia sottostante o causare, di per sé, una malattia. L'eccesso di calcio è una condizione “tossica” per le cellule causando alterazioni di membrana e malfunzionamento della pompa del calcio stesso responsabile di molti scambi tra interno ed esterno. In ultimo “troppo calcio” cellulare porta alla morte della cellula stessa. Gli organi e tessuti che risentono maggiormente dei danni da ipercalcemia sono: il gastroenterico, il sistema nervoso, il cuore ed i reni. I più comuni segni clinici derivanti sono: anoressia, disidratazione,letargia, debolezza, vomito, insufficienza renale cronica.
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La riduzione del calcio nel plasma, all'opposto, si definisce ipocalcemia ed è una condizione più frequente della precedente. Se la diminuzione è lieve, possono non esserci segni visibili, in ogni caso la maggior parte sono ascrivibili al fatto che la bassa concentrazione di calcio tende ad aumentare l'eccitabilità neuromuscolare. I sintomi maggiormente riscontrati, indipendentemente dalla causa di abbassamento, sono: tremori muscolari o fascicolazioni, strofinamento del muso, spasmi muscolari, andatura rigida e alterazioni comportamentali quali remissività o eccitazione, aggressività, ipersensibilità agli stimoli e disorientamento.

Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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