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giovedì 1 maggio 2014

Patologie Cardiache Del Gatto Anziano


Come nell’uomo, anche nel cane e nel gatto, l’invecchiamento è un processo naturale, lento, ma inesorabile.
E’ sempre opportuno in via preventiva sottoporre in età adulta il cane e il gatto a visita cardiologica.
Nel cane l’età a rischio inizia tra i 7 e i 10 anni a seconda della taglia, più precocemente per i cani di grossa taglia, più tardi nei cani di piccola taglia, mentre i gatti dovrebbero essere sottoposti a visita cardiologica già a partire dai sette anni di età.
I sintomi di invecchiamento cardiaco sono diversi per il cane e il gatto.
Nel cane l’intolleranza all’esercizio fisico è il primo sintomo e di solito non viene considerato come tale dal proprietario, difatti viene spesso attribuito dal proprietario un avanzare dell’età il comportamento del cane di fare corte passeggiate, di avere necessità di riposo più lungo dopo uno sforzo fisico, o ancora il fatto che non abbia più voglia di uscire come prima.
Un altro sintomo molto importante e frequente nel cane anziano è la tosse.
Quando il cane tossisce in vari momenti della giornata e della notte, o dopo un esercizio fisico, oppure dopo aver bevuto, è possibile che sia un problema cardiaco, anche avanzato.
Spesso la perdita di appetito e il dimagramento sono conseguenti a una sensazione generale di malessere, associati ai sintomi precedenti.
Le affezioni cardiorespiratorie nel gatto sono più subdole, in quanto già di per se è un animale che normalmente non ha attitudini a svolgere attività fisica tra le mura domestiche, e risulta quindi difficile stabilire una sua intolleranza all’esercizio fisico. Per quanto riguarda la tosse è un sintomo spesso legato a forme virali e/o batteriche o anche asma felina e non un sintomo associato a insufficienza cardiaca.
Spesso i gatti con problemi cardiaci manifestano magrezza o direttamente problemi respiratori, edema polmonare. I gatti sono più soggetti a ipertrofia cardiaca e di conseguenza a trombosi, con conseguenza paralisi degli arti posteriori ed anche anteriori.
Per accertare la natura dell’affezione cardiaca, la sua gravità, e quindi, la necessità di una terapia specifica, il veterinario dovrà effettuare oltre a una visita cardiologica accurata, alcune indagini specifiche quali l’elettrocardiogramma, l’ecocardiografia e le radiografie del torace.
Il paziente cardiopatico, a seconda della gravità del danno cardiaco, necessita di cure particolari. Oltre alla terapia farmacologica prescritta dal veterinario in base alla patologia cardiaca, esiste tutta una serie di accorgimenti che serviranno a rendere la vita del nostro paziente più lunga e piacevole.
Alimentazione: Il paziente cardiopatico non deve essere in sovrappeso od obeso. L’alimentazione deve essere costituita da cibi a basso contenuto di sodio per ridurre la ritenzione idrica e quindi la congestione del circolo con conseguente minor lavoro per il cuore. La riduzione del sodio nella dieta, attraverso alimenti preparati secchi o umidi, deve essere graduale e non improvvisa.
Attività fisica: in base alla gravità della patologia cardiaca, nelle prime fasi dell’insufficienza cardiaca può non comportare nessuna limitazione, fatta eccezione per l’attività agonistica. Nelle fasi più avanzate la durata dell’esercizio fisico e le condizioni climatiche richiedono attente valutazioni.
Controlli regolari: è buona norma cercare di arrivare al controllo successivo prima della comparsa dei segni di scompenso cardiaco. Per questo motivo, in base alla gravità della patologia e dell’età del vostro animale, il veterinario fisserà controlli che comprenderanno esami del sangue, elettrocardiogrammi, ecocardiografie e radiografie del torace ogni 3-6 12 mesi.

Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello     
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Invecchiamento Cerebrale

 
“Sto invecchiando, perdo colpi”: a quanti è capitato di dirlo?. Molti non sanno però che anche il cane e il gatto, con l'avanzare dell'età, possono andare incontro a disordini degenerativi a livello cerebrale da cui derivano tutta una serie di cambiamenti prevalentemente sul piano comportamentale. L'età media dei nostri amici a quattro zampe, come quella dell'uomo, si è notevolmente allungata e questo ci mette di fronte a nuove problematiche, ignorate o poco trattate in passato.
I neuroni sono cellule destinate a “morire”, alcuni anche in giovane età, ma è soprattutto nella fase geriatrica che tale processo subisce un'inevitabile accelerazione. Il cervello può invecchiare per così dire “con successo” ovvero mettendo in atto tutta una serie di meccanismi naturali che ne limitano i deficit, garantendo una buona qualità di vita al soggetto. Quando, invece, l'invecchiamento cerebrale diviene patologico subentrano veri e propri disturbi comportamentali, cognitivi ed affettivi che possono rendere difficoltosa sia la vita dell'animale anziano che quella del proprietario, a cui spetta gestirlo.
Nel cane, specie in cui sono stati fatti maggiori studi, si parla di vera e propria disfunzione cognitiva dell'anziano. La memoria a breve termine (MBT) è quella più coinvolta poiché si ha una minor o alterata produzione di neurotrasmettitori ovvero dei messaggeri chimici deputati a passare le informazioni da un neurone all'altro. Queste modificazioni a livello cerebrale si traducono in pratica con un'alterata percezione dell'ambiente esterno, un deficit mnemonico e di apprendimento da parte dell'animale anziano.
L'invecchiamento cerebrale nel cane può manifestarsi in diversi modi: il proprietario potrebbe ad esempio osservare difficoltà da parte del cane nel riconoscere luoghi, persone o oggetti noti (perdita degli apprendimenti) oppure, più semplicemente, cambiamenti nelle abitudini eliminatorie con l'animale che inizia a “sporcare” in luoghi in cui non è consentito (eliminazioni inappropriate). Alcuni soggetti tendono poi a manifestare un iper-attaccamento al proprietario, non vogliono più essere lasciati da soli e, se succede, vocalizzano in maniera esasperante o distruggono tutto ciò che gli capita a portata di bocca (manifestazioni ansiose). Altri segni collegabili ad una disfunzione cognitiva sono alterazioni marcate dell'appetito, di solito aumenta la richiesta di cibo come se “non si ricordasse di aver appena mangiato” per poi passare a periodi di vera e propria anoressia. Un altro esempio tipico, poi, è un differente ritmo di veglia e sonno: molti animali tendono a dormire tutto il giorno e diventare molto nervosi ed iperattivi di notte.
La disfunzione cognitiva esiste anche nel gatto, sebbene non siano ancora stati chiariti i reali processi degenerativi a cui va incontro il cervello. Come nel cane, anche per i felini si hanno manifestazioni comportamentali anomale in particolare vocalizzazioni insistenti e apparentemente immotivate, soprattutto notturne, o la perdita delle consuete abitudini eliminatorie, con animali che iniziano a sporcare al di fuori della lettiera. In altri casi spesso il gatto riduce notevolmente il tempo dedicato alla “toelettatura” e questo diviene evidente osservandone il pelo il quale appare più opaco e molto annodato, soprattutto se lungo; a ciò si aggiunge, solitamente, un eccessivo allungamento degli artigli (unghie) che tendono addirittura a ripiegare su se stessi, talvolta piantandosi nella cute oltre ad apparire più friabili e sfilacciati. I gatti anziani fisiologicamente tendono a trascorrere la maggior parte del tempo dormendo: qualora, invece, tendano a manifestare momenti di grande agitazione, evidente stress o stato ansioso è possibile siano dovuti ad un fenomeno di invecchiamento cerebrale così come la tendenza ad essere meno socievoli e propensi alla manipolazione.
Di fronte ai problemi di disfunzione cognitiva, così come per altre patologie legate all'età, non bisogna rimanere inermi: è doveroso cercare di garantire comunque una buona qualità di vita al nostro amico a quattro zampe. Un importante primo passo è  prestare attenzione alle abitudini quotidiane del cane e del gatto poiché ogni cambiamento, se pur minimo, può divenire “campanello d'allarme” di qualcosa di serio. In un'ottica di prevenzione, mai esitare a rivolgersi al proprio veterinario di fiducia ogni qualvolta si noti qualche stranezza, perché esistono comunque dei modi per rallentare e controllare anche l'invecchiamento del cervello: controllo dell' alimentazione, uso di integratori che migliorano l'ossigenazione a livello cerebrale, esercizio fisico mirato, arricchimento dell'ambiente in cui il nostro animale vive sono infatti tutte valide armi per fargli affrontare una vecchiaia serena.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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Patologie Riproduttive del Gatto Anziano


Vi siete mai chiesti come mai già alla prima visita del vostro cucciolo o gattino tra i vari argomenti prettamente pediatrici venga affrontato il tema della sterilizzazione per le femmine e quello della castrazione per il maschio? Ebbene in questo articolo troverete la risposta, poiché tratteremo delle patologie dell’apparato genitale tipiche dei soggetti anziani e della possibilità di prevenirle sia in età pediatrica che adulta.
Nei soggetti anziani le patologie riproduttive passano spesso inosservate e vengono individuate dal proprietario quando si trovano ad uno stadio abbastanza avanzato. I segni di patologia riproduttiva infatti non sono sempre legati all’organo genitale in se, ma sono ricorrenti, soprattutto nelle femmine, anche sintomi legati al sistema urinario, digerente, endocrino. Per questo motivo a volte il proprietario sottovaluta questo tipo di problematica. Per agevolarvi in questo arduo compito verranno elencati una serie di segni importanti da considerare come campanello d’allarme per le patologie riproduttive.     
      
CALO DELLE ATTITUDINI RIPRODUTTIVE: nella cagna e nella gatta non esiste una vera e propria menopausa, però si è notato che dopo i 7 anni d’età possono comparire una serie di disturbi che suggeriscono che al di là di questo limite è sconsigliabile farla riprodurre. Infatti oltre i 7 anni si può assistere ad un aumento dei parti distocici (difficoltosi, dove è necessario l’intervento del medico veterinario), aumento della percentuale di mortalità embrionale e perinatale, malformazioni congenite.
Anche nel maschio anziano si assiste ad un calo della capacità di fertilizzazione da parte degli spermatozoi che con l’avanzare dell’età diventano sempre più displasici. Questo può portare alla nascita di soggetti disvitali o malformati a causa dell’elevata probabilità di errore genetico. Nel cane anziano si può assistere inoltre ad un calo della libido dovuto a disfunzioni riproduttive o ad altre patologie come quelle cardiorespiratorie o altre patologie particolarmente debilitanti dove lo sforzo necessario perché avvenga l’atto sessuale non può essere raggiunto a causa della forma fisica notevolmente compromessa. Per questo motivo l’età massima di riproduzione nel cane maschio e nel gatto maschio deve essere intorno agli 8 anni.
SCOLO VULVARE POST-CALORE: spesso nelle femmine intere, ed in particolare nella cagna, si può notare la presenza di uno scolo vulvare più o meno brunastro ed edema (ingrossamento) della vulva a distanza di circa due settimane dalla fine del calore. Questo segno deve essere sempre considerato come anomalo poiché può essere sintomo di patologie ovariche o uterine piuttosto importanti. Tra queste ricordiamo l’iperplasia endometriale cistica dove la mucosa uterina sotto influenza ormonale sviluppa delle cisti di circa 5 mm colme di un liquido sieroso che può infettarsi in seguito ad ingresso di batteri. Se questo avviene le cisti si rompono e il loro contenuto si riversa interamente all’interno dell’utero e l’infezione secondaria porta all’evoluzione in piometra ovvero accumulo di vero e proprio pus.
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Il pus di colore giallastro-rosato può fuoriuscire dalla rima vulvare solo se la cervice è aperta. Al contrario, non potendo essere drenato, continua ad accumularsi all’interno dell’utero che può raggiungere notevoli dimensioni fino a rompersi e provocare una peritonite a volte letale. Nei casi di piometra chiusa le tossine rilasciate dai batteri morti inducono aumento della sete, aumento della minzione, nonché febbre, vomito e abbattimento. In questi casi trattandosi di femmine anziane che non sono più in grado di riprodursi si consiglia l’ovarioisterectomia, ovvero l’asportazione di utero ed ovaie, dopo avere stabilizzato le condizioni generali con fluidoterapia, antibioticoterapia e antipiretici.
A volte anche le cisti ovariche o le neoplasie ovariche possono indurre scolo vulvare, ma più raramente.
NEOFORMAZIONI MAMMARIE NELLA FEMMINA: nelle femmine anziane il 50% delle forme tumorali è costituito dalle neoplasie mammarie con una certa predisposizione di razza.
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Le neoformazioni mammarie possono essere benigne ma anche maligne. In quest’ultimo caso è importante intervenire chirurgicamente il prima possibile se non si evidenziano metastasi a livello polmonare (da valutare nel preoperatorio con una radiografia del torace). Per evitare l’insorgenza di tumori mammari in letteratura si suggerisce la sterilizzazione precoce, in età compresa tra i 6 e i 9 mesi. Infatti il potenziale preventivo della sterilizzazione sembra essere nullo se la chirurgia viene eseguita dopo i 2 anni di età.
NEOFORMAZIONI PELVICHE O VULVARI: a volte è possibile notare la presenza di tumefazioni che sporgono dalla vulva o protrudono a livello prepubico come fossero ernie. Le neoplasie dei genitali esterni e dell’utero si presentano spesso così. Sono per la maggior parte leiomiomi ovvero tumori lisci e ovoidali protrudenti. La chirurgia è la terapia di elezione, dopo avere determinato i margini tumorali tramite TAC ed aver escluso la presenza di metastasi a livello polmonare.
NEOFORMAZIONI TESTICOLARI: nel maschio non è sempre semplice riconoscere la presenza di tumori testicolari. I segni che possono aiutare a individuarli sono l’ipertrofia del testicolo colpito (dove è presennte la neoformazione) e l’atrofia o l’ipotrofia del testicolo controlaterale che subisce la carica ormonale. In corso di neoplasie testicolari si può riscontrare la presenza di endocrinopatie secondarie quali l’ipotiroidismo per inibizione estrogenica del TSH ipofisario e quindi dermatosi.
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In caso di sertolioma (tumore delle cellule del Sertloli) si può riscontrare la presenza della sindrome di femminilizzazione indotta da iperestrogenismo e caratterizzata da un calo della libido, tendenza ad attirare i maschi, ipetrofia delle mammelle ed ipoplasia del midollo osseo con conseguente anemia.
In questi casi la chirurgia è la terapia di elezione dopo aver appurato l’assenza di metastasi polmonari.

PRESENZA DI SANGUE NEL LIQUIDO SEMINALE
: questo segno si associa spesso alle patologie prostatiche. Sotto influenza ormonale (testosterone), la prostata va incontro ad un iperplasia benigna progressiva che può a lungo andare dare problemi urinari, del digerente, del locomotore. La soluzione è di tipo farmacologico e chirurgico con asportazione dei testicoli.
DISFUNZIONI RIPRODUTTIVE DEL MASCHIO SECONDARIE AD ALTRE PATOLOGIE: le affezioni urinarie, quali cistiti, calcolosi etc spesso determinano una modificazione del pH urinario che è in grado di modificare a sua volta la qualità dello sperma. Risolvendo il problema urinario si risolve di conseguenza il problema genitale. A volte una flogosi dei deferenti per cause traumatiche, infettive o compressive possono indurre azoospermia (assenza di spermatozoi nello sperma). Inoltre dopo i 7 anni si assiste ad un naturale calo qualitativo dello sperma per cui è necessario evitare che un soggetto che superi tale età si accoppi.
ECCESSO DELLA LIBIDO NEL MASCHIO: può essere indotta da lesioni neurologiche a livello del pene, iperplasia prostatica, presenza di fecalomi che comprimono le vene pudende che provocano congestione dei corpi cavernosi del pene, infezioni alla vie urinarie, ipertestosteronemia da neoplasia (leydigoma).
Quando una femmina già avanti in età presenta disturbi digestivi o urinari di difficile interpretazione e qualche perdita vaginale, il tutto associato ad irregolarità del ciclo estrale, bisogna immediatamente procedere con indagini mediche accurate per evidenziare un’eventuale neoplasia ovarica o una patologia uterina.
Nel maschio anziano è buona norma sottoporre ad ecografia annuale la zona pelvica per indagare la prostata e la zona perineale per indagare lo stato dei testicoli. E’ inoltre importante non sottovalutare sintomi legati al sistema urinario, digerente e locomotore poiché spesso sono sentinella di patologie genitali importanti.
In conclusione possiamo dire che l’ovariectomia e la castrazione, praticati su soggetti molto giovani o sugli adulti non più adatti alla riproduzione, e i controlli medici periodici costituiscono un’eccellente misura di prevenzione nei confronti delle varie lesioni degenerative e neoplastiche che possono colpire l’apparato genitale.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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martedì 29 aprile 2014

Terza Età Nel Gatto

 
La terza età nel gatto, proprio come nel nostro caso, è indubbiamente un momento delicato che richiede un'attenzione particolare.
Il gatto nel corso del tempo ha conquistato a tutti gli effetti il ruolo di membro della famiglia, diventando addirittura l'animale domestico più diffuso in molti paesi quali gli Stati Uniti, il Canada e il Nord Europa. A dispetto della popolarità raggiunta, c'è ancora poca consapevolezza sull'importanza della medicina preventiva in ambito felino, anche perché la straordinarietà di questo animale fa davvero pensare che abbia “più di una vita” a disposizione e, pertanto, che non gli serva il nostro aiuto!.
La visione del gatto come indipendente e autosufficiente è avvalorata dalla sua capacità di mascherare il dolore e la malattia a tal punto da sembrare sempre in buona salute: i segni clinici di molte patologie anche gravi, infatti, risultano spesso talmente impercettibili o sottili da passare inosservati agli occhi dei proprietari.

Un altro fattore che tendiamo a trascurare è la differente longevità degli animali domestici rispetto alla nostra. Al di là degli ingannevoli e diffusi luoghi comuni, esistono vere e proprie linee guida medico scientifiche che indicano i vari stadi di vita dei nostri amici a quattro zampe e a cui corrispondono differenti esigenze e problematiche.
Nel caso del gatto, la classificazione più recente definisce: gattino (dalla nascita ai 6 mesi), giovane (dai 7 mesi ai tre anni), adulto (dai 3 ai 6 anni), maturo (dai 6 ai 10), vecchio (dai 10 ai 15 anni) e geriatrico (dai 15 anni in avanti). Detto ciò, esattamente come in ambito umano, anche in medicina veterinaria ogni stagione della vita richiede un differente approccio, soprattutto in un'ottica di prevenzione.
età gatto
I primi segnali di invecchiamento sono solitamente di tipo comportamentale, situazione che spesso rispecchia un problema medico sottostante. Aspetti tipici sono: vocalizzazioni anomale, minor tempo dedicato alla propria toelettatura (pelo annodato o opaco, unghie molto lunghe), episodi di urinazione o defecazione al di fuori della lettiera, riduzione dell'attività fisica, minor propensione alla manipolazione e/o tendenza a reagire malamente o addirittura a rifuggire ogni forma di contatto sociale. E' importante non cadere nell'errore di liquidare il fatto pensando semplicemente che il nostro animale invecchiando sia diventato “più pigro” o che gli sia venuto un “caratteraccio”. Esistono infatti, oltre al cosiddetto invecchiamento cerebrale, altri problemi medici molto dequalificanti per la vita del gatto come: l'osteoartrite, la cistite, l'ipertensione, le patologie cardiache o la riduzione della vista e dell'udito che rendono l'animale più guardingo rispetto agli stimoli esterni e, quindi, più stressato.
Un altro aspetto da non trascurare è l'aumento o la perdita di peso insieme ad eventuali cambiamenti nelle abitudini alimentari (appetito e/o sete aumentati o diminuiti, fame altalenante, vomito e/o diarrea frequenti) ed eliminatorie (alterata quantità e frequenza di urinazione e defecazione). Va innanzitutto detto, a tal proposito, che bisognerebbe adattare la dieta all'età e all'attività dell'animale: spesso da errori alimentari scaturiscono problemi di salute, magari trascurabili ai nostri occhi, ma decisamente poco piacevoli per il gatto. A questo si possono aggiungere patologie molto serie a livello di bocca e denti oltre all'insufficienza renale, il diabete e l'ipertiroidismo, tutte patologie tipiche dell'invecchiamento.
Non bisogna infine trascurare la questione delle vaccinazioni considerate troppo spesso inutili, soprattutto in tarda età, e che in realtà risultano un'arma in più non solo nel prevenire malattie talvolta mortali, ma anche nel mantenere attivo il sistema immunitario (difensivo) del gatto che, purtroppo, tende anch'esso a diventare deficitario con l'età.

Ecco quindi che, per quanto indipendente e autosufficiente, il gatto merita una certa attenzione da parte nostra perché non è “indistruttibile”. Sei mesi nella vita di un gatto anziano sono 4-5 anni della nostra e, in questo lasso di tempo, molti sono i cambiamenti che possono intercorrere soprattutto dal punto di vista della salute.
Anche i gatti hanno diritto ad invecchiare serenamente ed un valido alleato per aiutare l'animale ad affrontare la sua terza età ed il proprietario a gestire questa delicata fase della vita è proprio il medico curante ovvero il veterinario.
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
     
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