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mercoledì 30 aprile 2014

La Rogna Otodettica: Otodectes cynotis

La rogna otodettica, anche detta otoacariasi, è l'infestazione da acari più comune nel gatto. E' causata da Otodectes cynotis che vive principalmente nel condotto uditivo esterno e più raramente in altre parti del corpo quali testa e collo. La trasmissione avviene per contatto diretto, soprattutto nel periodo neonatale o attraverso il contatto con l'ambiente infestato. La rogna otodettica è altamente contagiosa e non è specie specifica potendo causare otite anche nel cane e nel furetto.
Tutti gli stadi del ciclo evolutivo si ritrovano nel condotto uditivo dove si riproducono. Le femmine depongono le uova e le larve si trasformano in adulti in 14-21 giorni. Gli acari escono da un condotto uditivo per infestare quello controlaterale e possono sopravvivere per qualche giorno sul mantello. I parassiti si nutrono di cerume e dell'essudato causato dalla loro azione istolesiva sui tessuti.
acaro
I sintomi della rogna otodettica sono rappresentati da otite molto pruriginosa di solito bilaterale, con cerume secco di colore nerastro. Spesso si osservano lesioni autoindotte intorno ai padiglioni auricolari e otoematomi. Alcuni gatti possono tollerare la presenza degli acari senza mostrare segni clinici.
La diagnosi è confermata tramite l'esame microscopico del cerume auricolare in cui si ritrovano numerosi acari adulti e stadi immaturi.
Numerosi farmaci sono disponibili per il trattamento della rogna otodettica:
-il fipronil spot-on applicato direttamente nel condotto auricolare
-l'ivermectina somministrata per via sottocutanea
-la salamectina spot-on applicata sulla cute tra le scapole
Prima di questi tipi di trattamenti, ad eccezione del fipronil, è consigliata la pulizia del condotto uditivo con soluzioni detergenti e il trattamento acaricida di tutto il corpo con l'applicazione spay o spot-on di fipronil o iniezioni sottocutanee di ivermectina. Per il successo della terapia tutti gli animali conviventi devono essere trattati.  Di solito non è necessario utilizzare una terapia con glucocorticoidi per attenuare il prurito in quanto il trattamento acaricida fa effetto nel giro di qualche giorno. Se fosse necessario si può usare prednisolone alla dose di 0.5 mg/kg una volta al giorno per via orale per qualche giorno.
 
Articolo a  cura della Clinica Veterinaria Borgarello    
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Le Pulci e la DAP

Le pulci costituiscono un problema per il cane e per il gatto durante tutto l’anno ma tipicamente i proprietari di animali se ne preoccupano solo nel periodo primaverile-estivo. Gli adulti sia maschi che femmine sono ematofagi e si nutrono sull’ospite in pochi secondi. Possono vivere sull’ospite ma anche nell’ambiente dove, a digiuno, possono sopravvivere fino a 6 mesi. Ogni femmina adulta depone nel corso della sua vita fino a 2000 uova sul mantello dell’ospite che non avendo proprietà adesive cadono rapidamente a terra in varie parti della casa.

In condizioni favorevoli le uova schiudono in circa 5 giorni e da esse fuoriesce una larva vermiforme ricoperta di peli che, nutrendosi di detriti, si sposta per la casa prediligendo zone riparate dalla luce solare diretta. Le larve crescono mutando due volte e formano un bozzolo all’interno del quale si trasformano in pupe. Questa trasformazione richiede, a seconda delle condizioni ambientali, da un minimo di 9 ad un massimo di 200 giorni. Le pupe rappresentano la forma di massima resistenza e non avendo necessità di nutrirsi possono sopravvivere per molto tempo.

In presenza di stimoli indicativi della presenza dell’ospite come il calore, le vibrazioni del suolo e la concentrazione di CO2 le pupe schiudono e fuoriescono le pulci che devono compiere il primo pasto di sangue entro 24 ore dalla schiusa e salgono quindi sull’ospite iniziando un nuovo ciclo vitale. In condizioni ottimali l’intero ciclo dura 3-4 settimane mentre se le condizioni sono sfavorevoli può durare fino a 2 anni.

La comprensione del ciclo della pulce è di fondamentale importanza perché mette in evidenza che le pulci adulte che si trovano sull’animale rappresentano solo la punta dell’iceberg dell’infestazione: infatti circa il 5% delle pulci si trova sull’animale mentre il restante 95%, rappresentato da uova, larve e pupe è disseminato nell’ambiente in cui l’animale vive.

L’infestazione da pulci si presenta con molteplici quadri clinici a seconda dell’animale e del numero di pulci presenti. Si possono però individuare 2 tipi principali di quadri clinici a seconda che l’animale sia sensibilizzato o no agli allergeni presenti nella saliva della pulce. Negli animali non sensibilizzati le pulci, che possono essere anche molto numerose, si muovono velocemente sul mantello e producono le loro deiezioni. Se l’infestazione è grave possono provocare anemia ed è comunque sempre possibile la trasmissione di malattie quali l’emobartonellosi o di parassitosi come la tenia. Negli animali sensibilizzati è sufficiente un numero di pulci molto basso per superare la soglia di ipersensibilità e provocare sintomi evidenti.

La Dermatite Allergica al morso delle Pulci (DAP) rappresenta una delle maggiori cause di prurito nei nostri animali domestici. L’allergia si sviluppa nei confronti di uno dei componenti della saliva della pulce e i segni clinici che di solito sono improvvisi si manifestano soprattutto in animali con “poche pulci”. Sembra infatti che gli animali molto infestati e abituati a convivere con le pulci possano sviluppare una sorta di “resistenza” al morso.

Il segno clinico più comune è rappresentato dal forte prurito soprattutto nella regione lombare, all’attaccatura della coda, sull’addome e sulla faccia interna delle cosce. A causa dell’intenso leccamento e grattamento dovuto al prurito la cute di queste zone si presenta fortemente infiammata. Secondariamente possono poi svilupparsi infezioni batteriche secondarie con pus, croste e alopecia.

La diagnosi si basa soprattutto sul quadro clinico anche se non è sempre possibile trovare le pulci. Più facile è il ritrovamento delle deiezioni delle pulci che si presentano come piccoli puntini neri.

La conferma si ha con la guarigione in seguito all’eliminazione delle pulci dall’animali e dall’ambiente.

La terapia della DAP è basata sul controllo dell’infestazione da pulci ed è possibile una terapia medica per alleviare i sintomi dell’allergia. Questa è fondamentalmente basata sull’uso di cortisonici a scalare e di antibiotici o shampoo se è presente infezione batterica secondaria.

Per controllare l’infestazione è fondamentale trattare tutti gli animali e l’ambiente in cui vivono e non limitare i trattamenti al periodo estivo ma protrarli per tutto l’anno poiché le pulci possono sopravvivere e replicarsi benissimo in casa durante il periodo invernale. Sono presenti in commercio numerosi prodotti efficaci contro le pulci che devono essere applicati ogni 3-4 settimane, ricordando di non trattare gli animali in concomitanza del bagno ma ad una distanza di almeno 3 giorni primo o dopo il lavaggio per garantire l’efficacia del prodotto.

Il trattamento ambientale consiste nel lavare coperte, cuccette e altri rivestimenti con cui l’animale viene in contatto, passare spesso l’aspirapolvere sui tappeti e trattare la casa con dei regolatori di crescita degli insetti. Visto l’impegno richiesto da queste operazioni è possibile, in alternativa, trattare tutti gli animali della casa con un prodotto che abbia anche attività ovicida e larvicida.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello 
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Le Dermatofitosi nel Gatto

Le dermatofitosi sono infezioni superficiali delle strutture cheratinizzate provocate da funghi chiamati dermatofiti appartenenti ai generi Microsporum, Trichophyton e Epidermophyton. Sono le malattie cutanee infettive più comuni nei gatti e rappresentano per l’uomo un importante rischio zoonosico. Infatti circa il 50% delle persone in contatto con gatti infetti contrae l’infezione.


Microsporum canis è il dermatofita isolato più comunemente nel gatto ma non fa comunque parte della normale flora fungina e il suo isolamento indica un’infezione in corso o il trasporto passivo del microrganismo sul mantello del gatto. La artrospore rappresentano lo stadio infettivo naturale.

I gatti si infettano sia per contatto diretto con un animale portatore sia tramite l’ambiente contaminato che rappresenta una riserva di spore. Bisogna inoltre considerare la trasmissione passiva attraverso spazzole o gabbie da trasporto anche perchè, a seconda delle condizioni ambientali, le spore possono rimanere infettanti per mesi.

Nel momento in cui un gatto entra in contatto con le artrospore ci sono diversi fattori che possono determinare lo sviluppo o meno dell’infezione:

*la toelettatura accurata eseguita abitualmente dai gatti rappresenta una “difesa naturale” importante contro l’adesione delle artrospore; infatti le zone più difficili da pulire come il muso sono le prime dove solitamente si manifesta l’infezione.

Inoltre le spore non possono penetrare nella cute sana ed è necessario un trauma anche lieve per determinare lo sviluppo della malattia.

*la macerazione della cute aumenta la capacità dei dermatofiti di penetrarla e favorisce la germinazione delle spore.

*la temperatura, in quanto la germinazione delle spore è termo dipendente.

*l’esposizione al sole può inibire la germinazione delle spore.

*i bagni troppo frequenti possono predisporre i gatti alla dermatofitosi in quanto rimuovono le difese naturali della cute.

Alcuni animali sembrano essere maggiormente a rischio: soggetti molto giovani o anziani, animali malnutriti, immunodepressi o comunque tutti gli animali che vivono in colonie in condizioni di sovraffollamento e stress.

La dermatofitosi nel gatto può avere molteplici manifestazioni cliniche e deve quindi essere inclusa tra le diagnosi differenziali delle dermatosi del gatto.

La lesione iniziale, pruriginosa o meno, è rappresentata da un’alopecia focale circolare o a margini irregolari che tende a espandersi verso la periferia eventualmente con scaglie o croste. I peli risultano rotti o alterati e le zone più colpite sono, soprattutto nei gattini, il muso e le zampe.

Sono possibili però molte altre manifestazioni cliniche.

La diagnosi è fatta da 3 procedure: esame con lampada di Wood, esame tricoscopico e identificazione del dermatofita in coltura.

La lampada di Wood serve per mettere in evidenza una fluorescenza verde mela emessa da alcuni dermatofiti quando sono esposti a luce ultravioletta. La fluorescenza indica però la presenza di metaboliti fungini e non delle spore e può pertanto essere falsata da shampoo o altri prodotti antimicotici. Inoltre solo il 50% dei ceppi di Microsporum canis risulta fluorescente.

L’esame tricoscopico richiede un minimo di esperienza e risulta più facile se si esaminano dei peli risultati positivi alla lampada di Wood. Si possono osservare direttamente le spore che invadono il pelo.

Infine l’esame colturale permette l’identificazione del genere e della specie ed è considerato indispensabile per la diagnosi di dermatofitosi. Non permette però di distinguere i portatori di spore dagli animali con lesioni subcliniche. Le colture dovrebbero essere osservate giornalmente per 20 giorni, tempo entro il quale anche i gatti sotto trattamento danno esiti positivi. Le colonie che si sviluppano devono poi essere osservate al microscopio per mettere in evidenza gli organi di fruttificazione.

La terapia mira all’eliminazione rapida della dermatofitosi per limitare o prevenire il contagio e minimizzare la contaminazione ambientale. Nonostante questo però gli animali sani e immunocompetenti sono in grado di guarire naturalmente.

La tosatura è consigliata solo in gatti fortemente colpiti o a pelo lungo per limitare la diffusione delle lesioni in quanto il mantello costituisce una riserva di spore fungine. Chi effettua l’operazione deve indossare camici protettivi e i peli devono essere raccolti e distrutti.

Il trattamento d’elezione è comunque la terapia sistemica anche se la dermatofitosi è solo localizzata e ci sono diversi farmaci che possono essere usati a tale scopo. Il più utilizzato, anche per la sua buona tollerabilità è l’itraconazolo alla dose di 5-10 mg/kg SID per via orale per almeno 4 settimane ma sono stati riportati anche schemi con terapia a giorni o settimane alterne.

Il prodotto è reperibile in Italia in capsule da 100 mg o in sciroppo (10mg/ml).

La terapia locale ha lo scopo di limitare il passaggio delle spore ad altri animali o nell’ambiente. La procedura richiede però molto tempo e non è sempre ben tollerata dai gatti. Il bagno dovrebbe essere fatto delicatamente per prevenire danni alla cute e bisognerebbe asciugare il mantello per prevenire la macerazione che compromette la barriere protettiva naturale.

I risultati delle terapie vanno monitorati accuratamente perché gli animali sono clinicamente normali prima di essere veramente guariti dalla dermatofitosi. I gatti dovrebbero essere trattati fino a quando l’esame colturale risulti negativo per 2-3 volte di seguito.

Data la lunga persistenza delle spore nell’ambiente anche questo deve essere trattato. Tappeti e moquette possono essere lavati con vapore acqueo e candeggina mentre tutte le superfici lavabili devono essere disinfettate con acqua e candeggina o, se possibile, immerse nella soluzione.

Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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martedì 29 aprile 2014

La Visita Dermatologica

La visita dermatologica viene spesso consigliata dal veterinario “di base” per problemi cutanei complessi o che non rispondono alle terapie standard.
La visita inizia con la raccolta dati:
  • il segnalamento è indispensabile e permette di fare una correlazione con alcune predisposizioni razziali, di età o di sesso.
  • L'anamnesi comprende il motivo della visita, informazioni riguardanti lo stile di vita del paziente, anamnesi dermatologica passata e riguardante il problema attuale
  • l'anamnesi farmacologica compresi i dosaggi dei farmaci, la durata delle terapie e la loro efficacia
La visita vera e propria inizia con l'esame obiettivo generale per valutare l'esistenza di segni clinici riferibili a malattie sistemiche e prosegue con l'esame particolare dermatologico.
Inizialmente si valutano la qualità del mantello, l'odore, la lucentezza del pelo e si può avere una visione d'insieme della distribuzione delle lesioni.
visita dermatologica
Successivamente tutta la superficie dell'animale deve essere esaminata attentamente e in maniera metodica per valutare le presenza di parassiti, peli rotti, alopecia e identificare le lesioni primarie e secondarie.
La visita dermatologica comprende anche l'esame dell'orecchio, dei cuscinetti plantari, delle unghie e del naso.
I motivi che possono indurre il veterinario curante o il proprietario a richiedere una visita dermatologica sono: prurito e leccamento, alopecia, noduli cutanei, croste, otite e molti altri.
visita dermatologica 1
Se pensi che il tua animale abbia un problema dermatologico chiedi consiglio al tuo veterinario per trovare assieme una soluzione.

Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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lunedì 28 aprile 2014

La Rogna Sarcoptica

Torniamo a parlare di dermatologia trattando un’altra parassitosi che può colpire diversi animali e anche l’uomo.
2013-10-04 14.28.30
La rogna sarcoptica o scabbia canina è una patologia cutanea molto pruriginosa e contagiosa causata da un acaro di piccole dimensioni con arti corti e rudimentali Sarcoptes scabiei var. Canis.
Questi acari sono parassiti obbligati e compiono tutto il loro ciclo vitale che dura 3 settimane sull'ospite. La femmina di Sarcoptes fecondata scava gallerie nello strato corneo dell’epidermide dove depone le uova. Man mano che avanza nelle gallerie si ciba di detriti cheratinici e fluidi tissutali che si producono a causa dell'irritazione. Dopo la schiusa le larve tornano sulla superficie della cute completando la loro maturazione.2013-10-04 14.31.05
La malattia che si trasmette per contatto diretto ha un periodo di incubazione di 1-3 settimane e non presenta alcuna particolare predisposizione di razza, sesso o età.IMG_5961
Le lesioni primarie sono rappresentate da papule con conseguenti croste localizzate soprattutto sui bordi dei padiglioni auricolari, a livello dei gomiti e dei garretti, sulla parte ventrale di torace e addome. Con il progredire dell’infestazione si notano eritema e alopecia generalizzata da grattamento su tutto il corpo.

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La diagnosi viene fatta con l’esame microscopico di raschiati cutanei per la ricerca di acari adulti, uova o feci. Gli acari in genere sono molto pochi e spesso i raschiati risultano negativi. La diagnosi può anche venire confermata dalla risposta alla terapia. Recentemente è stato sviluppato un test sierologico per la ricerca con tecnica ELISA degli anticorpi IgG specifici per il Sarcoptes. Questo test è molto sensibile e utile nell'identificazione dell'infestazione in caso di raschiati negativi.
Nel prossimo articolo parleremo della terapia delle rogna sarcoptica.
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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La Terapia della Rogna Sarcoptica

Continuiamo a parlare di rogna sarcoptica facendo un breve cenno alla terapia di questa parassitosi.
Bisogna innanzitutto ricordare che, data l’elevata contagiosità della patologia, tutti gli animali conviventi vanno trattati, mentre in caso di contagio umano la malattia è autolimitante e non è necessario effettuare terapie.
Gli acari non sono molto resistenti nell’ambiente ma in caso di forti infestazioni è comunque consigliato effettuare un trattamento acaricida ambientale per evitare la reinfestazione dell’animale.
sarcoptes scabiei
La terapia topica consiste in spugnature di amitraz 1-2 volte a settimana per 3-4 settimane. Il prodotto è generalmente ben tollerato ma può comunque causare, soprattutto se usato su cute ulcerata o erosa, disturbi neurologici e gastro-enterici. Inoltre induce iperglicemia ed è quindi controindicato nei soggetti diabetici.
La terapia sistemica autorizzata è quella a base di selamectina una volta al mese per 2 volte.
L’utilizzo di terapie cortisoniche può essere utile per dare sollievo all’animale in caso di grave prurito. Il prurito, caratteristico di questa patologia, può aumentare nella prima settimana di trattamento a causa della morte della maggior parte dei parassiti.
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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