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domenica 21 dicembre 2014

Chilotorace

La terapia medica mira alla risoluzione della patologia che ha dato origine al chilotorace. Quest'ultimo invece verrà gradualmente ridotto effettuando una serie di toracentesi ad intervalli di tempo regolari.
Può anche darsi che trattando il problema alla base del versamento chiloso, quest'ultimo vada spontaneamente incontro a risoluzione, ma per ottenere un risultato completo possono occorrere anche svariati mesi.
E’ inoltre importante tenere sotto controllo l’equilibrio idrico ed elettrolitico poiché nei cani affetti da chilotrorace è stata riscontrata la presenza di iponatriemia e ipokaliemia.
chilo
E' utile correggere la dieta e in particolare questa deve essere a ridotto apporto di lipidi poiché facilita l'assorbimento del liquido stravasato da parte della parete toracica.
Resoconti aneddotici riportano un parziale successo con la somministrazione di un composto del benzopirone, la rutina (50 mg/Kg q8h PO). I meccanismi d'azione comprendono una riduzione della fuoriuscita dai vasi sanguigni, un aumento del trasferimento di proteine dai vasi linfatici, un aumento della fagocitosi dei macrofagi del chilo, un aumento del numero di macrofagi tissutali e un aumento della proteolisi e della rimozione di proteine dai tessuti. Secondo alcuni dati preliminari si può stimare che oltre il 25% degli animali trattati con questa sostanza il versamento tende a ridursi e poi scomparire nel giro di due mesidopo l'avvio della terapia.
Trattamento chirurgico
Nei casi di chilotorace spontaneo e nei pazienti per i quali una terapia medica sarebbe troppo tardiva o inefficace è indicato il trattamento chirurgico.
Le tecniche raccomandate sono molte, ma alcune consentono una buona percentuale di successo.
Più precisamente sono state proposte :
-Legatura del dotto toracico con o senza linfangiografia;
-Shunt pleuro-addominale attivo o passivo;
-Pericardectomia;
-Pleurodesi;
-Omentalizzazione;
-Ablazione della cisterna del chilo.
La legatura del dotto toracico è la tecnica più utilizzata, e il suo successo dipende dal fatto che legando il dotto toracico si formano, in addome, delle anastomosi tra vasi linfatici e venosi, destinati a far confluire il chilo direttamente nel circolo ematico, evitando il passaggio attraverso il dotto toracico stesso. Si può eseguire con o senza linfangiografia.
La linfangiografia si esegue dopo la somministrazione (circa 2 ore prima dell' intervento) di 5-20 cc di panna per rendere più visibili i linfatici. Si pone il paziente in decubito laterale sinistro nel cane e destro nel gatto e si esegue una laparotomia paracostale. Si procede alla evidenziazione del cieco ed alla incannulazione di un linfatico. Si applica un tubo di prolungamento fissato con una sutura temporanea. Il paziente è poi trasportato in radiologia dove si procede all'iniezione di 1 ml/kg di un mezzo di contrasto jodato a 400-600 mg/J/ml, diluito a 0,5 ml/kg con fisiologica, e si scatta mentre si sta iniettando l'ultimo cc.
Si riporta quindi il paziente in sala operatoria e si esegue una toracotomia a livello del 9°-11° spazio intercostale destro nel cane e 9° sinistro nel gatto, si evidenzia il dotto dorsalmente all'aorta e lo si allaccia con filo non riassorbibile e clip metalliche. Si posiziona quindi un drenaggio toracico e si sutura per strati.
Poiché la linfangiografia è spesso molto complessa e lunga da eseguire e richiede lo spostamento del paziente, allungando notevolmente i tempi, è stata proposta la legatura enbloc di tutti i tessuti dorsali l'aorta, evitando il tronco parasimpatico.
Si è notato che in caso di chilotorace sussiste spesso ispessimento pericardico con conseguente elevazione della pressione venosa ed è stata proposta la pericardectomia subtotale sub frenica come unico trattamento o assieme alla legatura del dotto toracico.
Al momento la combinazione delle due tecniche sembra essere in grado di dare i migliori risultati in termine di percentuale di risoluzione della malattia; ciò è spiegato dal fatto che in questo modo si creano delle variazioni pressorie nelle vene toraciche o nei vasi linfatici per cui si migliora il flusso attraverso i vasi linfatici del dotto toracico.
Un'altra possibilità in ambito chirurgico è quella di creare uno shunt pleuroperitoneale tramite l'applicazione di cateteri speciali che permettono il drenaggio del liquido in eccesso dal cavo pleurico a quello peritoneale.
Una tecnica relativamente nuova consiste nell' asportazione della parete della cisterna del chilo unitamente alla legatura del dotto. Il chilo è quindi riversato nella cavità addominale e riassorbito mediante shunt diretto con le vene mesenteriche o la vena azygos.
La legatura del dotto permette la risoluzione 50-60% nei cani e nel 20-50% nei gatti. Se accompagnata dalla pericardectomia sono segnalate guarigioni nell'80-100% dei pazienti.
L'ablazione della cisterna ha una percentuale di risoluzione dell’88%.
Tuttavia oggi la terapia di elezione è quella che prevede la toracentesi ad intervalli regolari associata al trattamento con Rutina e una dieta povera di grassi.
In ogni caso, sia che il chilotorace si risolva spontaneamente, sia che si ricorra ad intervento chirurgico, il paziente dovrà essere sottoposto, per svariati anni di seguito, a periodiche visite di controllo per rilevare una possibile recidiva. La complicazione più grave e frequente di un chilotorace cronico è rappresentata dalla pleurite fibrosa. Inoltre, nei pazienti che sono stati sottoposti a ripetuti interventi di toracentesi, può insorgere uno stato di immunodepressione a causa della progressiva deplezione di linfociti cui l'organismo va incontro.
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello     
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venerdì 14 novembre 2014

Cause e Terapia del Distacco della Retina


In questo articolo continueremo a parlare del distacco retinico, approfondendo in particolar modo le cause più comuni di distacco e le possibilità terapeutiche.
Comprendere la causa eziologica che porta ad un distacco retinico, richiede un accertamento diagnostico piuttosto approfondito, in particolare nei pazienti adulti che presentano distacchi sierosi. Innanzitutto si devono eseguire esami del sangue completi (emocromocitometrico ed ematobiochimici). Gli esami potrebbero evidenziare, ad esempio, una neutrofilia, suggestiva di malattia infettiva o una sindrome da iperviscosità. Può anche essere presente una malattia renale o epatica. Si deve prendere in considerazione l’esame delle urine per poter avere un quadro completo. La pressione sanguigna sistemica deve essere sempre misurata poiché l’ipertensione è una causa comune di distacco retinico sia nei cani che nei gatti: in caso di distacco retinico rappresenta perciò uno step fondamentale. Se si sospetta una corioretinite, si devono effettuare test sierologici specifici per prendere in esame le varie cause (soprattutto quelli volti alla ricerca di specifici agenti infettivi). Se il fondo dell’occhio non può essere visualizzato direttamente, per esempio per la presenza di una cataratta matura completa, l’unica indagine diagnostica in grado di evidenziare la presenza di un distacco retinico è rappresentata dall’ecografia oculare. Anche l’ecografia generale addominale e cardiaca possono essere indicate, a seconda dei risultati dell’indagine preliminare, per esempio, per cercare una malattia cardiaca o una massa surrenalica nei casi di ipertensione sistemica, o per localizzare un tumore primario nelle sindromi da iperviscosità. Sfortunatamente, in alcun casi, l’eziologia sottostante può non essere individuata nonostante un accertamento diagnostico approfondito. I casi di distacco retinico regmatogeno non sempre richiedono ulteriori accertamenti diagnostici poiché la causa il più delle volte è oftalmologica piuttosto che sistemica. Un precedente intervento chirurgico per la cataratta o per la lussazione della lente e una degenerazione del vitreo predispongono grandi lacerazioni retiniche e in queste situazioni le indagini richieste saranno minime.
distacco retinico
Per il distacco retinico regmatogeno totale non esiste alcun trattamento e l’occhio rimane purtroppo cieco. Un distacco sieroso, invece, può rispondere al trattamento. Questo è per prima cosa diretto alla correzione della condizione sistemica sottostante, per esempio il trattamento dell’ipertensione o di una corioretinite infettiva. Se non viene identificata alcuna causa sottostante, si inizia un trattamento empirico con dosi immunosoppressive di steroidi. I distacchi parziali frequentemente si possono risolvere, come anche alcuni distacchi bollosi totali. Gli steroidi vengono gradatamente ridotti non appena il paziente migliora, ma una terapia a basse dosi, a giorni alterni, può essere necessaria per molti mesi.
In medicina veterinaria , l’intervento chirurgico per “riattaccare” la retina viene eseguito raramente, anche dagli stessi specialisti e in pochi centri molto specializzati. Tuttavia, alcuni centri sono attrezzati per la chirurgia laser, che delimita piccoli distacchi nel tentativo di impedire il loro diffondersi. Sfortunatamente , la maggior parte dei paziente viene portato alla visita in stadi troppo avanzati per poter eseguire un qualsiasi intervento chirurgico.
La prognosi per il distacco della retina è riservata. I distacchi regmatogeni e da trazione non sono idonei al trattamento e la cecità è permanente. Tuttavia, questi occhi di solito non sono dolenti e, purché l’animale sia complessivamente in buona salute, può essere mantenuta una buona qualità della vita. I distacchi bollosi possono risolversi una volta trattata la malattia sistemica sottostante. Tuttavia, le aree riattaccate possono non essere funzionali e, molto spesso, si manifestano segni di degenerazione con iperriflettività e anomalie di pigmento di aree colpite.
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello     
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lunedì 28 luglio 2014

Che Cos’è Il Dolore

Secondo l'International Association for the Study of Pain (Associazione Internazionale per lo Studio sul Dolore) il dolore è “una sensazione sgradevole e un'esperienza emozionale che si accompagna a lesioni tissutali reali o potenziali e descritta in termini di tale danno”.
Il termine sofferenza è spesso utilizzato in associazione al dolore, e implica la sopportazione conscia del dolore e dello stress. La sofferenza può riferirsi a una varietà di stati soggettivi intensi e spiacevoli che possono avere origine fisica o psicologica.
Con nocicezione si intende la percezione, la trasduzione e la trasmissione di uno stimolo nocivo. Quando i nocicettori ( terminazioni nervose libere) vengono stimolati da insulti tissutali termici, meccanici e chimici, inviano impulsi al sistema nervoso centrale, che ne effettua l'interpretazione e la modulazione. 
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Il dolore è una risposta sensitiva ed emotiva ad uno stimolo nocivo, e può variare da soggetto a soggetto. Un singolo animale può o meno provare dolore in risposta ad uno stimolo dolorifico.
La risposta individuale al dolore varia in base a molti fattori, tra cui età, gli animali giovani mostrano generalmente una minore tolleranza al dolore acuto ma sono meno sensibili allo stress emotivo e all'ansia associati all'anticipazione di una esperienza dolorosa, sesso, condizioni di salute. Gli animali ammalati hanno una minore capacità di tollerare il dolore rispetto ai soggetti sani, quelli gravemente debilitati provano ancora dolore ma possono non essere in grado di reagire. La risposta varia inoltre in base alla specie e alla razza.
Il dolore è un fenomeno complesso che coinvolge componenti fisiopatologiche e psicologiche spesso difficili da riconoscere e interpretare negli animali.
Nei pazienti umani il trattamento del dolore è facilitato dalla possibilità di riferire sia gli aspetti sensoriali che affettivi di tale esperienza. In ogni caso, il fatto ormai accertato che anche pazienti umani non verbalizzanti quali neonati, bambini piccoli, soggetti affetti da demenza, sono in grado di provare dolore, ha portato la IASP a precisare che “l'impossibilità di comunicare non nega in alcun modo la possibilità che un individuo stia provando dolore”. Questa affermazione può essere rivolta ad una altra categoria di pazienti non verbalizzanti: gli animali.
Per questo, anche in Medicina Veterinaria il tema del dolore deve essere affrontato come una vera e propria patologia, deve essere prontamente riconosciuto e trattato adeguatamente.
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello    
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mercoledì 23 luglio 2014

Il Dolore

Negli ultimi anni anche in Medicina Veterinaria è aumentato l’interesse per ciò che riguarda il dolore e la terapia del dolore. Sempre più numerose sono le pubblicazioni e gli articoli che trattano l’argomento su riviste specializzate, a dimostrazione del fatto che si sta assistendo ad un radicale cambio di mentalità, sia da parte dei medici veterinari che dei proprietari di animali.
E’ stato dimostrato da tempo che anche gli animali domestici sono in grado di provare dolore e la IASP (International Association for the Study of Pain- Associazione Internazionale sullo Studio del dolore) ha precisato che “l’impossibilità di comunicare non nega in alcun modo la possibilità che l’individuo stia provando dolore”. Questa affermazione, sebbene espressa nell’ambito della medicina umana, ben si adatta anche ai nostri amici a quattro zampe. Il dolore, una volta trascurato in quanto ritenuto “inevitabile” in numerose pratiche cliniche e chirurgiche, viene ora affrontato come una vera e propria sindrome, ovvero un evento patologico che, come tale, necessita di un trattamento adeguato. Fatta eccezione per il dolore acuto, l’unico considerato fisiologico dal momento che esercita un ruolo protettivo nei confronti dell’organismo in risposta ad uno stimolo dolorifico e che cessa nel momento in cui tale stimolo viene meno, altre tipologie di dolore non autolimitanti e non transitori sono da considerare cronici, ovvero patologici. Essi non hanno nessuna funzione biologica, non hanno un ruolo adattativo, sono debilitanti ed hanno un impatto significativo sulla qualità di vita del paziente. Infatti, la continua trasmissione degli impulsi nervosi dolorifici comporta alcune modificazioni fisiopatologiche a carico di numerosi organi e apparati (sistema nervoso centrale, apparato cardiovascolare, endocrino, metabolico) con conseguente alterazione dei processi di guarigione.
Il veterinario dovrebbe essere abile nel riconoscere i sintomi che indicano precocemente l’insorgenza di uno stato algico, in modo tale da riuscire ad intervenire su un dolore ancora lieve o moderato, prevenendone un peggioramento.
Una corretta diagnosi del dolore e della causa che ne è alla base, una attenta valutazione delle condizioni del paziente, una scelta mirata della terapia, promuovono il benessere psico-fisico dell’animale e ne permettono una più rapida guarigione.
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello   
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giovedì 17 luglio 2014

La Proteinuria: Monitoraggio e Terapia

In quest'ultimo capitolo dedicato alla proteinuria affrontiamo il discorso della terapia e della gestione del paziente in corso di malattia renale cronica, sospetta o conclamata.
Per facilitare un corretto approccio preventivo e/o terapeutico bisogna innanzitutto cercare di stabilire l'entità e la gravità della nefropatia cronica.
La stadiazione della malattia renale cronica si basa su parametri specifici (azotemia, proteinuria, pressione sanguigna) e sullo stato del soggetto:
  1. stadio I: soggetti non azotemici, possibile presenza di alterazioni renali (ad esempio
    image
    un'inadeguata capacità di concentrare le urine, anche per cause extra renali), anormalità rilevate alla palpazione o attraverso la diagnostica per immagini (Rx o ecografia)
  2. stadio II: lieve grado di azotemia (1.4-2mg/dl nel cane/ 1.6-2.8mg/dl nel gatto) e segni clinici blandi o assenti
  3. stadio III: medio grado di azotemia (2.1-5mg/dl CN/ 2.9-5mg/dl GT) e presenza di segni clinici sistemici
  4. stadio IV: grave azotemia (>5mg/dl) e numerosi segni clinici extra renali)
In base alla suddetta classificazione l'approccio alla malattia renale cronica è il seguente:
  • monitorare (bassi livelli di proteinuria)- è il primo step consiste nel ripetere periodicamente i test per controllare che non ci siano peggioramenti nel corso del tempo in soggetti con nefropatia subclinica stabilizzata. Rientrano in questa categoria:
    • cani e gatti non-azotemici con microalbuminuria persistente
    • cani e gatti non-azotemici con proteinuria persistente e valori  di  PU/CU > 0.5
  • investigare (livelli più alti)- eseguire ulteriori o nuovi test al fine di evidenziare una patologia sistemica sottostante (infiammazione, infezione, neoplasia) e/o determinare il grado di evoluzione di una malattia renale. In tal caso siamo di fronte a pazienti:
    • non-azotemici con microalbuminuria in aumento
    • non-azotemici con proteinuria renale persistente e PU/CU >1
  • intervenire (livelli ancora maggiori)- impone una prescrizione dietetica appropriata per proteggere il rene e/o l'uso di farmaci per migliorare lo stato del soggetto e ridurre l'evoluzione della nefropatia. Quest'ultimo step è richiesto in:
    • cani con malattia renale cronica causante azotemia e PU/CU >0.5
    • gatti con malattia renale cronica e PU/CU >0.4
    • cani e gatti non-azotemici con PU/CU >2
La terapia contro l'insufficienza renale cronica presuppone sia l'utilizzo di farmaci che una dieta controllata: a livello farmacologico l'obbiettivo è quello di “proteggere” il rene, ridurre le cause e gli effetti sistemici e metabolici dovuti alla ridotta capacità di filtrazione del rene) e preservare il più a lungo possibile le porzioni d'organo non ancora danneggiate. A tal fine si ricorre a diverse categorie di farmaci:
  • Ace-inibitori, benazepril ed enalapril (per il controllo della pressione sanguigna ai fini di migliorare la capacità filtrativa del rene)
  • antiacidi, ranitidina o omeprazolo, e antiemetici, metoclopramide o meropitant o domperidone (per contrastare gli effetti dell'acidosi a livello gastro-enterico),
  • citrato di potassio e cloruro (contro l'acidosi metabolica e l'ipocaliemia),
  • chelanti del fosforo (contro l'iperfosfatemia)
  • calcitriolo, solo nel cane (per un corretto equilibrio calcio /fosforo)
  • eritropoietina  (contro l'anemia)
Un ruolo altrettanto fondamentale è infine rappresentato dalla dieta che dev'essere costituita da un apporto di proteine controllato e di alta qualità (a tal proposito esistono numerose diete commerciali studiate per soggetti con insufficienza renale cronica) e da un integrazione di acidi grassi omega 3.


Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello     
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venerdì 11 luglio 2014

Diagnosi di Proteinuria

Proseguiamo qui il discorso sulla proteinuria parlando della diagnosi e delle implicazioni ad essa legate.
Lo stato di proteinuria non dev'essere semplicemente “rilevato”, ma anche definito appropriatamente ai fini di attuare un intervento mirato (curativo e/o preventivo) sul paziente.
La diagnosi di proteinuria si basa su tre rilievi fondamentali: la localizzazione, la persistenza e la “portata” (quantità di proteine rilevabili nelle urine).
  • Localizzazione: rilevamento del sito e del meccanismo d'azione della proteinuria. Le “informazioni”necessarie comprendono: anamnesi remota e recente, esame obbiettivo generale e riscontri clinici, esame completo delle urine e, talvolta, coltura ed eventuali esami ematologici-biochimici.
  • Persistenza: valutazione della durata dello stato di proteinuria nel tempo, attuabile con un minimo di 3 determinazione distanziate le une dalle altre di circa 2 settimane
  • Portata (magnitudine): valutare la quantità effettiva di proteine perse mediante metodi quantitativi quali strisce reattive e rapporto proteine/creatinina urinaria
Stabilire una condizione di proteinuria renale persistente equivale ad ottenere un marker attendibile di malattia renale cronica ed è un'indubbia arma in più a disposizione del medico veterinario sia in un'ottica preventiva che prognostica.
Infatti la nefropatia cronica, sia nel cane che nel gatto, può avere presentazioni cliniche molto variabili: la gran parte dei soggetti manifesta clinicamente la patologia a causa di un'evoluzione progressiva e rapida del danno renale. D'altra parte,però, esiste anche la possibilità che alcuni soggetti non mostrino alcun segno (o solo sporadici episodi) riconducibile ad una malattia renale in atto: questi pazienti, apparentemente “sani”, tendono a manifestare sintomi di insufficienza renale solo in punto di morte, senza che si abbia la possibilità di alcun intervento efficace. image
Alla luce di quanto detto, basandosi sull'aspetto clinico della nefropatia cronica, si possono quindi differenziare 3 categorie di pazienti:
  1. soggetti con nefropatia visibilmente progressiva (segni evidenti o diagnosi tardiva)
  2. soggetti con nefropatia stabile e subclinica (periodi >6mesi senza sintomi o peggioramenti intermittenti)
  3. soggetti con una nefropatia indefinibilmente stabile e subclinica ( periodi >6mesi senza sintomi o morte improvvisa senza apparenti ed evidenti ragioni)
Negli animali con malattia renale stabile o subclinica esistono 2 possibili scenari che giustificano tale quadro:
  1. il danno renale esiste ed è progressivo, ma mascherato e non visibile clinicamente: questo risulta plausibile grazie ai meccanismi compensatori strutturali e funzionali da parte del tessuto renale non ancora danneggiato
  2. le lesioni sono rimangono di per sé “stabili” per lungo tempo, senza progressione, e quindi lo stato clinico risulta “silente”, fino a quando non si ha una recrudescenza dei vecchi processi o il sommarsi di nuovi che causano ulteriori danni al parenchima renale
Al di là dei due differenti “scenari” sopra descritti, è proprio in questi casi che diviene di importanza capitale riuscire a diagnosticare precocemente una nefropatia cronica : non c'è infatti modo di prevedere “quando” la patologia darà sintomi clinicamente rilevabili e soprattutto quando un equilibrio così precario verrà “rotto”, portando ad un inevitabile e veloce aggravamento della malattia e delle condizioni del paziente. La chiave di volta, in tali frangenti, è il “monitoraggio” periodico dell'animale in modo da poter rilevare “sul nascere” eventuali peggioramenti ed intervenire il più precocemente possibile. Alla luce di quanto detto, quando e come è più opportuno testare la presenza o meno di proteinuria? L'esame delle urine, comprensivo della proteinuria, dovrebbe rientrare nel comune iter diagnostico, insieme ad esami ematologici e biochimici, in pazienti (cani e gatti) portati alla visita con qualsivoglia sintomo di malattia grave in atto. In aggiunta a ciò, soggetti con comprovata malattia cronica a rischio di complicazioni renali, dovrebbero essere testati ad intervalli massimi di 6 mesi.
Alle due suddette categorie si possono aggiungere pazienti “sani”, portati dal veterinario per check up periodici preventivi: nell'ambito degli esami di base bisognerebbe far comunque rientrare un controllo della presenza o meno di proteinuria.
Per quanto riguarda il tipo di test da utilizzare, le linee guida danno le seguenti indicazioni:
  1. reazioni fortemente positive ( ≥ 1+ alla striscia reattiva; confermati dal test SSA) danno un'indicazione a procedere immediatamente col il calcolo del rapporto PU/CU o attendere al massimo 2-4 settimane per poi ripetere il test al fine di valutare la persistenza della proteinuria
  2. proteine in tracce alla striscia indicano l'opportunità di dover ripetere il test al massimo dopo 2-4 sett. e procedere col calcolo del rapporto se la situazione persistesse
  3. reazioni negative alla proteinuria (dipstick e/o test SSA) sono sufficienti ad escludere la presenza di qualsiasi forma di proteinuria, ad eccezione della microalbuminuria.
­Negli animali con proteinuria sospetta o comprovata, la determinazione del rapporto PU/CU è raccomandata al fine di indirizzare le scelte terapeutiche e monitorare la risposta da parte del soggetto.
L'utilizzo di test specifici per evidenziare un'eventuale microalbuminuria è consigliata quando:
  • i test convenzionali risultano negativi per la proteinuria in animali con segni di grave malattia, soprattutto in quelle patologie che potrebbero essere complicate da nefropatie proteinuriche
  • in soggetti in cui i test convenzionali siano risultati negativi, apparentemente sani, ma di età superiore ai 6 anni nel cane e 8 anni nel gatto
  • quando i risultati dei test convenzionali sono equivoci
  • in cani e gatti predisposti, ad esempio per razza, a patologie renali
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello    
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giovedì 3 luglio 2014

Classificazione della Proteinuria

In Italia un cane su due è affetto da proteinuria e questa causa danni renali irreversibili, ma qual è il significato reale di tale dato e che cos'è in effetti la proteinuria?.
Il termine proteinuria viene utilizzato per indicare la presenza di una quantità “anomala” (in eccesso) di proteine nelle urine; generalmente in soggetti sani queste possono essere rilevate, ma in bassissima concentrazione.
Studi relativamente recenti hanno dimostrato che nei cani e gatti, parimenti all'uomo, uno stato di proteinuria persistente è frequentemente associato a malattia renale cronica e progressiva e ad un aumento della mortalità, sia per patologie renali che per differenti cause. Sebbene sia chiaro come la proteinuria compartecipi all'aggravamento di nefropatie croniche, non sono ancora stati chiariti quesiti fondamentali quali: che grado di proteinuria è effettivamente dannoso?, che tipo?, per quanto tempo deve persistere per risultare dannosa?.
Esiste un “Consensus Statement” ovvero delle linee guida di provenienza americana (ACVIM) che descrivono l'approccio più “appropriato e accreditato” verso la proteinuria: un punto fermo su cui gli studiosi oggi concordano è che, più che una patologia di per sé, la proteinuria rapprsenta un vero e proprio“marker” (“indicatore”) sia del rischio di andare incontro ad una nefropatia, che della capacità di risposta da parte dei reni nei confronti di un eventuale terapia preventiva- protettiva e/o “curativa”.
Esiste un gran numero di cause scatenanti proteinuria, classificate in base al sito o al meccanismo d'azione:
Prerenale (dovuta ad un'anormale concentrazione di proteine plasmatiche che attraversa le pareti di capillari glomerulari che mantengono una normale permeabilità selettiva)
Proteine normali che non sono però normalmente presenti libere nel plasma: es Hb o mioglobina
Proteine anomale: es immunoglobuline a catena leggera (Bence-Jones proteins).
Renale (dovuta ad un anormale rimaneggiamento da parte del rene di proteine plasmatiche)­
-Funzionale (proteinuria dovuta ad un'alterata fisiologia del rene durante o in risposta a certe situazioni anomale transitorie: es. eccessivo esercizio,febbre, convulsioni ecc). La chiave distintiva in questo caso è che la proteinuria non è attribuibile a lesioni renali. Risulta infatti moderata e transitoria e si risolve prontamente quando le cause che l'hanno determinata cessano di essere.
-Patologica: (definizione: proteinuria dovuta ad anomalie strutturali e funzionali dei reni, al di là della durata e della gravità).
.Glomerulare: (dovuta a lesioni che alterano la capacità di permeabilità selettiva delle pareti dei capillari glomerulari)
.Tubulare: (dovuta a lesioni che alterano il riassorbimento tubulare delle proteine plasmatiche che normalmente passano attraverso le pareti dei capillari glomerulari, i quali mantengono la loro normale permeabilità selettiva
Queste proteine plasmatiche transitano nelle urine attraverso i capillari glomerulari. Consistono principalmente in proteine a basso peso molecolare, ma possono anche includere piccole quantità di proteine a peso molecolare moderato (es: albumine)
.Interstiziale (dovuta a lesioni infiammatorie o ai processi di una malattia (es: nefrite interstiziale acuta) che causano un'essudazione di proteine nello spazio urinario.
Queste proteine passano nell'urina attraverso i capillari peritubulari..
Postrenale (dovuta al passaggio di proteine nelle urine dopo aver passato la pelvi renale).
-Urinaria (dovuta all'ingresso di proteine derivanti da processi emorragici o essudativi che alterano le pareti delle varie stazioni dell'apparato escretore urinario);pelvi renale, uretere, bacinetto renale e uretra (nei maschi anche passaggio nell'uretra dalla prostata).
-Extraurinaria (dovuta all'ingresso di proteine derivanti da secrezioni o processi emorragici e/o essudativi che colpiscono il tratto genitale e/o i genitali esterni durante la minzione o nel processo di raccolta delle urine per l'analisi.
Delle suddette tipologie, in realtà, è la “proteinuria renale persistente” quella rappresentativa di di una nefropatia renale cronica. Per questa ragione diviene importante sapere come poterlarla diagnosticare e le conseguenze cliniche in un soggetto affetto da tale patologia: per saperne di più non perdete, quindi, il prossimo articolo sulla diagnosi e implicazioni della proteinuria nel cane e nel gatto.

Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello    
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lunedì 30 giugno 2014

Proteinuria

Il termine proteinuria viene utilizzato per indicare la presenza di una quantità eccessiva di proteine nelle urine. La proteinuria non rappresenta di per sé una patologia, è piuttosto un valido indicatore diagnostico e/o prognostico nell'ambito delle patologie renali.
L'importanza di tale parametro, soprattutto in un'ottica di “prevenzione “anche molto precoce, viene oggi riconosciuta all'unanimità in ambito medico-veterinario.
In linea generale, data la facilità di raccolta del materiale e di esecuzione dei test, l'esame delle urine (striscia reattiva+esame del sedimento) dovrebbe rientrare routinariamente, insieme agli esami ematologici e biochimici, nei periodici check up di cani e gatti apparentemente sani, qualsiasi sia l'età dei soggetti.
Nello specifico, la perdita in eccesso di proteine nelle urine può essere dovuta a molteplici cause.  Stabilire una condizione di proteinuria renale persistente e significativa equivale ad ottenere un marker attendibile di malattia renale cronica ed è un'indubbia arma in più a disposizione del medico veterinario sia in un'ottica preventiva che prognostica.
Il metodo più semplice, rapido e attendibile per rilevare la presenza di proteine nelle urine è rappresentato dall'utilizzo di strisce reattive.
Qualsiasi animale, cane e gatto, indipendentemente dal sesso, dall'età, dalla razza o dalla presenza o meno di sintomi di malattia, può esser sottoposto a tale esame che, in tutti i casi, può assumere un significato preventivo d'importanza incontestabile. Al di là dei pazienti che manifestano segni di malattia sistemica, per cui si impone un'indagine diagnostica immediata, esiste una crescente casistica di soggetti apparentemente sani che manifestano solo saltuariamente segni di malattia renale cronica. Soprattutto in questi casi diventa di fondamentale importanza la diagnosi precoce ed il monitoraggio costante del soggetto, al fine di evitare il raggiungimento inaspettato di un punto critico irreversibile.
Con un piccolo gesto, quindi, si può ottenere un grande risultato nella salvaguardia della salute del nostro amico a quattro zampe: non sottovalutate, pertanto, l'importanza della prevenzione.

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lunedì 9 giugno 2014

Gli Esami Strumentali Completano La Visita Cardiologica

Questo secondo articolo consente un' estensione dei dati di base ottenuti da una accurata anamnesi e da un esame clinico della visita cardiologica. Un radiogramma del torace, l'elettrocardiogramma, gli esami ematologici di base e quelli ematochimici e l'ecocardiografia costituiscono una parte integrante della raccolta dei dati di base utili nella valutazione del paziente con una malattia cardiovascolare. Questi esami vengono utilizzati per formulare una diagnosi diretta di alcune malattie cardiovascolari.
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ESAME DEI RADIOGRAMMI DEL TORACE
Quando l’anamnesi e l’esame obiettivo suggeriscono la possibilità di una malattia cardiovascolare, il passo da compiere per completare la raccolta dei dati base è costituito dall’esecuzione di un radiogramma del torace in proiezione latero-laterale e ventro dorsale o dorsoventrale. I radiogrammi del torace di buona qualità forniscono informazioni anatomiche e funzionali sul cuore e possono consentire di formulare una diagnosi.
ELETTROCARDIOGRAMMA A RIPOSO
L’elettrocardiogramma fornisce dati sulla frequenza e il ritmo del cuore e spesso fornisce ulteriori elementi sulla dilatazione di una cavità cardiaca, sull’equilibrio elettrolitico e sulle condizioni del miocardio.
ESAMI DI LABORATORIO
Gli esami ematologici di base e quelli ematochimici costituiscono una parte integrante della raccolta dei dati di base utili nella valutazione del paziente con una malattia cardiovascolare.
Questi esami vengono utilizzati per formulare una diagnosi diretta di alcune malattie cardiovascolari, ma risultano più spesso utili per valutare fino a che punto le condizioni del paziente siano compromesse dalla malattia cardiovascolare e nell’identificazione dei problemi che possono complicare la terapia o influenzare la prognosi della malattia principale.
ECOCARDIOGRAFIA
L’ecografia è un sistema di indagine diagnostica per immagini, che non utilizza radiazioni ionizzanti, ma ultrasuoni e si basa sul principio dell’emissione di eco e della trasmissione delle onde ultrasoniche. rxQuesta tecnica è utilizzata di routine in ambito internistico e chirurgico. Oggi l’ecografia è considerato un esame di base, e solo in momenti successivi , di solito, si ricorre a tecniche diagnostiche più complesse come la TAC e/o la risonanza magnetica , più costose e che richiedono l’anestesia generale dell’animale.
Non è prevista anestesia e solo in rari casi si esegue una leggera sedazione; quindi anche i pazienti in condizioni critiche possono essere sottoposti all’esame.
CONCLUSIONI
Siamo giunti alla fine del percorso e possiamo sederci al tavolo e fare le nostre conclusioni: una diagnosi con l'appropriata terapia. Non in tutti i casi è necessario eseguire tutti questi passaggi ma la valutazione deve essere fatta ogni volta dal medico curante.
    
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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La Visita Cardiologica

In cardiologia l’anamnesi e l’esame clinico rimangono di fondamentale importanza per una diagnosi corretta. L’anamnesi attenta e l’esame clinico accurato indirizzano lo specialista ad ipotizzare la presenza di una malattia cardiaca, mentre i risultati dell’esame fisico dell’apparato cardiovascolare consentiranno di formulare un’ipotesi diagnostica o di elaborare una diagnosi differenziale specifica.
L’anamnesi e l’esame clinico, infine, forniscono informazioni importanti relative allo stadio della malattia cardiaca in atto, dal quale possono derivare importanti modifiche alla strategia terapeutica.
L'anamnesi e il segnalamento possono consentire al veterinario di ridurre consistentemente l'elenco delle possibili diagnosi differenziali.
 
SEGNALAMENTO
  • Età
Gli animali giovani di solito presentano patologie cardiache congenite, mentre le malattie cardiache acquisite e le patologie neoplastiche sono più frequenti negli animali anziani.
  • Razza
    
I gatti siamesi sono più suscettibili allo sviluppo di cardiomiopatie.
  • Sesso
I maschi sono generalmente più suscettibili delle femmine allo sviluppo delle malattie cardiache.
  • Peso
Il peso dell’animale influenza diversi aspetti del trattamento farmacologico, tra cui il dosaggio dei farmaci e la valutazione della risposta alla terapia diuretica.
 
ANAMNESI
La raccolta di un’anamnesi completa è importante al fine di individuare la presenza di una malattia cardiaca. Essa inoltre fornisce informazioni utili che possono consentire al clinico di differenziare i problemi cardiaci da quelli respiratori, nonché di monitorare il decorso della malattia e la risposta della terapia.
 
ESAME CLINICO
Il secondo passo nella valutazione di un paziente con una sospetta malattia cardiovascolare è costituito dall’esecuzione di un esame obiettivo completo nel quale devono essere comprese tutte quelle manovre capaci di fornire delle informazioni specifiche sull’apparato cardiovascolare.
L’esame obiettivo deve essere eseguito secondo uno schema logico e possibilmente in un’atmosfera tranquilla. L’esame deve essere ridotto nei pazienti gravemente compromessi nei quali si ritenga di dover attuare una terapia d’emergenza.
Una particolare attenzione deve essere riservata all’esame delle seguenti regioni:
  • Ispezione generale
Si devono valutare le condizioni generali di salute dell’animale, il suo aspetto e l’andatura. Si devono osservare la respirazione per identificare la presenza di dispnea, di tachipnea o di altre alterazioni.
I pazienti gravemente dispnoici sono estremamente fragili e sia l’esame obbiettivo che la terapia devono essere praticati con la massima rapidità. L’ispezione delle mucose può mettere in evidenza la presenza di cianosi o di pallore. Si devono esaminare i denti e le gengive dal momento che rappresentano delle potenziali sedi di infezioni. Un’attenzione particolare merita la presenza di turgore delle vene giugulari. Il turgore delle vene giugulari può costituire un segnale importante nelle malattie del pericardio e in quelle del cuore destro. Può essere evidenziata la presenza di un reflusso epato-giugulare osservabile dalla dilatazione delle vene giugulari determinata da una delicata pressione esercitata sul fegato. Questo reperto indica l’esistenza di uno scompenso del ventricolo destro che risulta incapace di incrementare la propria portata cardiaca quando aumenta il ritorno venoso. L’ispezione deve essere completata dall’esame degli occhi, della cute, dei linfonodi, dell’addome e dell’apparato scheletro-muscolare.
  • Palpazione

La palpazione della trachea deve essere eseguita per evidenziare condizioni anomale quali il collasso tracheale, la presenza di masse o una condizione di aumentata sensibilità.
La palpazione dell’itto cardiaco si percepisce sull’emitorace sinistro tra il quarto ed il sesto spazio intercostale.
Spostamenti dell’itto possono rilevarsi in seguito ad ingrandimento cardiaco, masse che spostano il cuore, e collasso dei lobi polmonari.
Una riduzione dell’intensità dell’itto può essere dovuta ad obesità, effusione pleurica, versamento pericardico, masse toraciche e pneumotorace.
Suoni molto intensi possono percepirsi alla palpazione come dei fremiti.
La palpazione dell’addome consente di apprezzare le dimensioni del fegato e della milza, che in seguito a congestione venosa dovuta all’insufficienza cardiaca destra, possono assumere dimensioni aumentate.
La palpazione addominale è particolarmente utile per evidenziare la presenza di ascite e per ricercare eventuali masse.
La palpazione dei polsi femorali vanno esaminati entrambi per osservare eventuali ostruzioni, frequenza ritmo e intensità.
  • Percussione
La percussione consente di determinare la presenza di masse o di falde liquide libere, specialmente nel torace.
  • Auscultazione
L’auscultazione rappresenta la tecnica diagnostica che da sola fornisce le maggiori informazioni nella valutazione dell’apparato cardiovascolare.
L’auscultazione fornisce informazioni circa la frequenza cardiaca, il ritmo e le caratteristiche del flusso ematico all’interno del cuore e dei grossi vasi. Per una corretta interpretazione dei reperti auscultatori è importante disporre di una stanza silenziosa e avere l’animale in posizione quadrupedale in modo che il cuore sia nella posizione normale.
E’ buona norma auscultare il cuore ed i polmoni in tempi separati.
L’auscultazione corretta richiede l’annotazione delle aree nelle quali i rumori cardiaci si percepiscono più intensamente ed i settori di irradiamento.

    
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venerdì 2 maggio 2014

Disturbi Intestinali

I segni clinici del disturbo gastrointestinale (GI) comprendono diarrea e vomito, perdita di peso e appetito variabile. Le cause delle comuni enteropatie acute includono un'alimentazione sconsiderata, infezioni, l'ingestione di alimenti "guasti" e la diarrea indotta da farmaci. Le cause delle comuni enteropatie croniche includono patologie infiammatorie intestinali (IBD), insufficienza pancreatica esocrina (EPI), allergie alimentari, infezioni, diarrea indotta da un eccessivo sviluppo di batteri o da terapia antibiotica, ostruzioni parziali e neoplasia. I meccanismi principali che contribuiscono all'insorgere della diarrea sono quattro: forze osmotiche, l'aumento dell'attività secretoria, l'aumento della permeabilità e l'alterazione della motilità. Spesso tutti e quattro concorrono allo sviluppo della dissenteria, ma nella maggior parte dei casi le attività osmotiche e secretorie sono i due meccanismi principali. Laddove sia presente un'allergia alimentare, una dieta ipoallergenica (ad esempio Canine HA) può guarire completamente il disturbo. In altre enteropatie acute o croniche, la scelta di una dieta adeguata è fondamentale per trattare alcune concause della diarrea, soprattutto il contributo osmotico dei nutrienti non digeriti. 
IL DISTURBO DELL'INTESTINO TENUE Indipendentemente dalla causa scatenante, la maggior parte dei disordini dell'intestino tenue è associata a malassimilazione di lieve entità (maldigestione e/o malassorbimento). Tale malassimilazione fa sì che le sostanze nutritive non vengano digerite o assorbite nel lume GI e attraggano osmoticamente l'acqua, contribuendo attivamente all'insorgere della diarrea. I nutrienti non assorbiti possono fungere anche da substrato per uno sviluppo indesiderato di batteri. I metaboliti batterici stimolano un aumento dell'attività secretoria nell'intestino e inoltre contribuiscono allo scatenamento della diarrea osmotica. La fermentazione batterica dei grassi non digeriti è inoltre responsabile della produzione di idrossi acidi grassi che contribuiscono alla ritenzione dei liquidi nel lume intestinale e possono provocare una motilità intestinale anomala.
I PROBLEMI DI ASSIMILAZIONE DEI GRASSI NEI DISTURBI DELL'INTESTINO TENUE Questi disordini comportano spesso la compromissione della digestione e dell'assorbimento dei grassi:
• In genere il 90% dei grassi dietetici è composto da trigliceridi a lunga catena (LCT), che sono difficili da digerire e assorbire.
• La digestione dei LCT avviene in 8 fasi e richiede sia gli acidi biliari che la lipasi pancreatica.
• L'assorbimento dei grassi avviene principalmente attraverso le cellule epiteliali all'apice dei villi, che sono le cellule più predisposte alle lesioni della mucosa.
La riduzione del contenuto di grassi dietetici per i cani affetti da disturbi GI può quindi produrre numerosi benefici, tra cui:
• Prevenzione dello svuotamento gastrico ritardato, spesso causa di vomito.
• Miglioramento del consumo calorico, poiché viene evitata la malassimilazione dei grassi.
• Limitazione della quantità di grassi malassorbiti che vengono fermentati in idrossi acidi grassi.
• Limitazione del malassorbimento dei grassi associato a IBD, EPI, linfangectasia ecc.
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Ma la riduzione del consumo dei grassi da sola potrebbe non essere sufficiente per trattare le enteropatie. È indispensabile che altri ingredienti della dieta siano altamente e facilmente digeribili. Inoltre, la riduzione dei grassi rischia di accompagnarsi a un maggior contenuto di carboidrati che, se non vengono digeriti completamente, potrebbero contribuire a scatenare la diarrea osmotica e a un aumento dell'attività batterica.

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Identikit del Riproduttore

Quando si decide di far accoppiare due soggetti, è sempre meglio rivolgersi ad un medico veterinario, meglio ancora se specialista del settore. Infatti di un soggetto riproduttore dovranno essere valutati i seguenti punti:
-SEGNALAMENTO, cioè il suo identikit (razza ed età nello specifico)
-ESAME DELLE CONDIZIONI GENERALI
-ESAME PARTICOLARE DELL'APPARATO GENITALE
I due elementi fondamentali per l'identikit di un soggetto riproduttore sono la razza e l'età dell'animale. Vi sono infatti delle razze maggiormente predisposte a presentare patologie o anomalie genitali che si ripercuotono sulla fertilità dell'animale.
L'età è un altro fattore molto importante da considerare in quanto incide parecchio sulla qualità dell'attività riproduttiva. Infatti soggetti di età avanzata risultano più predisposti a patologie che possono comprometterne la fertilità. Nel maschio anziano per esempio ricorrono maggiormente le patologie prostatiche e testicolari, mentre nella femmina anziana ricordiamo la maggior insorgenza di endometriti e cisti ovariche, nonchè la maggior predisposizione a parti lunghi e difficoltosi dove spesso è necessario l'intervento del veterinario (parti distocici).
Inoltre si devono considerare anche una serie di patologie che pur non interessando direttamente la sfera riproduttiva possono comunque comprometterla. Per esempio le patologie articolari possono influenzare l'efficienza della monta nel maschio; invece le patologie endocrine e l'obesità possono alterare la libido sia nel maschio che nella femmina.
Dopo aver identificato il riproduttore, deve essere fatta un'anamnesi approfondita che comprende la storia clinica (profilassi vaccinale, malattie pregresse, eventuali interventi) e la storia riproduttiva (frequenza, durata e ciclicità dei calori, numero di accoppiamenti, parti ).
A questo punto si può procedere con la visita dell'animale in modo da accertarne il buono stato di salute ed escludere eventuali patologie che si potrebbero ripercuotere sulla sua fertilità. Inoltre i riproduttori di razze soggette a specifiche patologie devono essere testati per escludere la presenza di tali malattie prima di venire adibiti alla riproduzione.
Dopo questo importante iter investigativo si può procedere con la visita specialistica vera e propria che comprende l'ispezione e la palpazione degli organi genitali esterni.
 
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Il Tamponamento Cardiaco

Il tamponamento cardiaco è una delle emergenze più gravi e con alto rischio di morte della pratica di pronto soccorso. Il tamponamento cardiaco è definito come un inadeguato riempimento ventricolare in seguito all’aumento della pressione intrapericardica causata dall’accumulo iperacuto o cronico di liquido nel sacco pericardico. La pressione del liquido pericardico è talmente alta da determinare una compressione sul cuore con gravi effetti clinici ed emodinamici.

Le cause di tamponamento cardiaco possono essere:
  • Pericardite emorragica idiopatica (benigna)
  • Rottura atriale
  • Pericardite settica ( corpo estraneo infezione batterica, fungina o virale)
  • Neoplasia cardiaca
  • Coagulopatie
SEGNALAMENTO E SEGNI CLINICI
I segni clinici di tamponamento cardiaco si sviluppano quando la pressione intrapericardica tende a raggiungere la pressione atriale destra.  I segni clinici che accompagnano il tamponamento cardiaco includono: letargia, debolezza, anoressia, ascite, collasso, a volte dispnea e tachipnea da versamento pleurico o addominale. Alla visita clinica solitamente è presente ipotermia, tachicardia, polso venoso giugulare disteso e pulsante, polso femorale ipocinetico e variabile con le fasi del respiro ( polso paradosso ) e toni cardiaci attutiti all’auscultazione, mucose pallide e tempo di riempimento capillare prolungato, e spesso tachipnea con respiro superficiale. Il versamento pericardico è osservato più comunemente nei cani che hanno un’età uguale o superiore a cinque anni e nella maggior parte dei casi presenta un’eziologia idiopatica o neoplastica. Tra i cani, le razze di grossa taglia sono interessate con maggiore frequenza ed è stata individuata una predisposizione di razza nei Pastori Tedeschi e nei Golden Retriever nei confronti dello sviluppo dell’emangiosarcoma e del versamento emorragico pericardico idiopatico. Anche le razze brachicefale sono predisposte ai versamenti pericardici quale conseguenza allo sviluppo del chemodectoma. Nei gatti il versamento pericardico è meno frequente e la causa più comune è rappresentata dalla peritonite infettiva felina (FIP). Per la diagnosi oltre ai dati clinici, anamnestici e fisici, si deve ricorrere alle indagini diagnostiche quali ECG, radiografie ed ecocardiografie.
ECG
L’elettrocardiogramma riporta bassi voltaggi del QRS, alternanza elettrica, anomalie della ripolarizzazione, tachicardia sinusale e occasionali ectopie ventricolari e sopraventricolari.
RADIOGRAFIA
All’esame radiologico riscontriamo un aumento omogeneo dell’ombra cardiaca con perdita di contorno delle camere cardiache, i margini dell’ombra cardiaca uniformemente arrotondati fino ad assumere una forma sferica con limite definito ( segno pericardico), la trachea dislocata dorsalmente, distensione della vana cava caudale, epatomegalia e ascite. I campi polmonari ipoperfusi con riduzione di calibro dei vasi arteriosi e venosi lobari. Spesso è presente anche versamento pleurico.
ECOCARDIOGRAFIA
All’esame ecocardiografico riscontriamo la presenza di uno spazio anecogeno compreso tra l’epicardio ed il pericardio, un movimento cardiaco anomalo, il collasso dell’atrio destro, collasso del ventricolo destro, riduzione delle dimensioni del ventricolo sinistro, pletora cavale e riduzione inspiratoria delle velocità dei flussi mitralici e aortico.
TERAPIA
Il tamponamento cardiaco è una reale emergenza cardiovascolare e necessita di una pericardiocentesi immediata al fine di ridurre il più rapidamente possibile la pressione intrapericardica, aumentando la gittata cardiaca. Nonostante i segni clinici da insufficienza cardiaca congestizia, sono assolutamente controindicati i diuretici che, riducendo il volume circolante, peggiorano il tamponamento a parità di pressione intrapericardica. Se il paziente è instabile e presenta segni di shock cardiogeno è necessaria una fluidoterapia endovenosa con soluzioni cristalloidi al dosaggio dello shock prima e durante la pericardiocentesi.
PERICARDIOCENTESI
Eco-assistita, in decubito laterale destro il punto di repere è nell’emitorace destro tra il 4°-5° spazio intercostale. E’ neccessario radere il pelo e preparare chirurgicamente un’area cutanea di dimensioni adeguate. Si utilizza un ago in teflon o ago spinale ( 16-18 G per il cane, 19 G per il gatto). La pericardiocentesi si è dimostrata curativa in circa il 50% dei casi di versamento emorragico idiopatico ed è indicativo ripetere la procedura se il versamento si riforma. La pericardiocentesi è considerata invece una manovra palliativa quando il versamento è di origine neoplastica. La valutazione diagnostica del versamento pericardico raccolto include l’ematocrito e l’indagine citologica. Sei risultati del l’indagine citologica suggeriscono una componente infiammatoria è opportuno effettuare l’esame colturale e l’antibiogramma.
PERICARDIECTOMIA
Nei pazienti in cui il versamento idiopatico continua a formarsi in seguito alla pericardiocentesi e questa sia stata ripetuta più di due volte, si raccomanda di effettuare la pericardiectomia subtotale.
Questa procedura si è dimostrata curativa per il trattamento dei versamenti ricorrenti. La pericardiectomia può essere di beneficio clinico anche nei pazienti che presentano un versamento causato da una neoplasia. Per questo è molto importante effettuare controlli di routine dal vostro medico veterinario e nel caso effettuare indagini diagnostiche più specifiche.


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Il Versamento Pleurico

Il versamento pleurico è un accumulo anomalo di liquido all'interno dello spazio pleurico ed è una manifestazione clinica dell'insufficienza cardiaca congestizia. Nel cane è associato ad insufficienza cardiaca destra e spesso si accompagna ad ascite, mentre nel gatto è legato ad insufficienza cardiaca sinistra. Il versamento pleurico può essere concomitante all'edema polmonare, specialmente nei pazienti con insufficienza biventricolare. Le patologie cardiache che possono indurre versamento pleurico includono la cardiomiopatia ipertrofica o restrittiva e la tireotossicosi nel gatto, la miocardiopatia dilatativa e le patologie cardiache congenite come stenosi polmonare, stenosi tricuspide e altre), grave insufficienza della tricuspide secondaria a endocardiosi mitralica nel cane.
La presenza di un versamento pleurico si sospetta dai segni clinici e dai riscontri dell'esame fisico ed è confermata mediante toracocentesi, radiografia ed ecografia del torace.
SEGNI CLINICI I segni clinici includono dispnea e intolleranza all'esercizio fisico respiro discordante, spesso ascite, polso giugulare. L'animale preferisce assumere una posizione sternale, seduta o accucciata, con la testa e il collo estesi. Si osserva una respirazione a bocca aperta, con notevoli sforzi addominali durante l'inspirazione. Nei casi gravi si osserva cianosi. Alla visita clinica può essere presente ipotermia, bradi o tachicardia, aritmia o galoppo con toni cardiaci attutiti, polso ipocinetico, mucose pallide o cianotiche, tempo di riempimento capillare (TRC) da normale a prolungato, tachipnea con respiro discordante, livello di coscienza normale con stato di ansia.
I dati anamnestici oltre all'auscultazione cardiaca dove si rilevano toni attutiti e all' auscultazione polmonare dove anche i suoni polmonari risultano attenuati, aiutano nella diagnosi.
ESAME RADIOGRAFICO Le radiografie del torace di routine sono generalmente efficaci per confermare il versamento pleurico.
DSC03282 IMG_1693 Se è possibile effettuare un esame radiografico nella proiezione latero-laterale piccole quantità di liquido pleurico determinando un arrotondamento dell'angolo costo-frenico con presenza di una banda radiopaca tra campi polmonari e colonna vertebrale, evidenziando le scissure pleuriche a livello delle divisioni lobari e riduzione della visualizzazione dell'ombra cardiaca. Nella proiezione ventro-dorsale è possibile evidenziare tutte le scissure pleuriche interlobari. Quando la quantità di liquido aumenta i lobi polmonari si ritraggono e i lori margini diventano tondeggianti, le scissure pleuriche si distendono, il cuore, il diaframma e il mediastino non sono più evidenti.
Una caratteristica dei versamenti pleurici di origine cardiogena è la concomitante presenza di un aumento del volume polmonare.
ECOGRAFIA Il liquido pleurico appare di solito come uno spazio anecogeno o ipoecogeno tra la parete toracica o il diaframma e il polmone. L'esame ecografico oltre a confermare il versamento pleurico, è utile per la diagnosi di neoplasie polmonari, mediastiniche e pleuriche.
torace L'ecografia può essere usata per guidare l'inserimento preciso dell'ago nell'aspirazione ad ago sottile o nelle biopsie di masse pleuriche, mediastiniche e polmonari.
TERAPIA La terapia comprende l'ossigenoterapia, la limitazione di ogni forma di stress e la toracocentesi e la terapia ansiolitica.
Toracocentesi: dopo tricotomia e disinfezione di entrambi gli emitoraci, si posizione l'animale in decubito sternale. Si entra nella cavità pleurica con un ago 16-18 G per il cane e 19 G per il gatto collegata ad una siringa di 60 ml e a livello di settimo-ottavo spazio intercostale, terzo medio. Si aspira la maggior parte di liquido possibile in entrambi gli emitoraci.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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