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venerdì 3 ottobre 2014

La Gestione del Gatto Diabetico

GESTIONE DEL GATTO CON DIABETE CONCLAMATO
Quando la terapia dietetica da sola non è più sufficiente a controllare la glicemia è necessario iniziare la terapia insulinica i cui scopi sono:
  • ridurre o eliminare i segni clinici
  • far percepire al proprietario una migliore qualità di vita del proprio animale
  • diminuire le complicazioni secondarie al diabete
  • evitare crisi ipoglicemiche
Il trattamento deve essere iniziato al più presto dopo la diagnosi in quanto circa il 50% dei gatti può andare incontro a remissione durante i primi 3 mesi di terapia e sospendere la somministrazione di insulina.
Per la riuscita della terapia è di fondamentale importanza istruire adeguatamente il proprietario su tutti gli aspetti tecnici relativi alla conservazione, manipolazione e somministrazione di insulina e sarebbe bene lasciare un protocollo scritto con istruzioni precise.
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Le insuline di “prima scelta” nel gatto sono la Glargine e l’insulina umana PZI. L’insulina lenta di origine suina non è raccomandata come prima scelta nel gatto perché la sua durata d’azione è troppo breve e non controlla adeguatamente i segni clinici.
Nei gatti l’insulina deve essere sempre somministrata 2 volte al giorno e il dosaggio iniziale è:
1 UI/gatto per gatti di peso <4 kg
1.5-2 UI/gatto per gatti di peso > 4 kg
1 UI/gatto indipendentemente dal peso corporeo se la glicemia iniziale è <360 mg/dl
Durante la prima settimana di terapia il dosaggio non deve essere aumentato ma solo eventualmente diminuito in caso si noti glicemia <150 mg/dl.
Nel gatto la misurazione “ideale” della glicemia andrebbe effettuata a domicilio in quanto un valore alto in ambulatorio potrebbe essere dovuto allo stress. Molti proprietari, se incoraggiati sono in grado di misurare la glicemia al proprio animale ed è possibile istruirli tramite materiale informativo e video.
Il proprietario durante la terapia insulinica dovrebbe monitorare accuratamente il consumo di acqua, cibo e l’appetito e contattare il veterinario in caso di segni di ipoglicemia. Inoltre dovrà valutare l’eventuale scomparsa della glicosuria tramite strisce reattive o la comparsa di ketonuria.
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Da tutto ciò si può dedurre l’estrema importanza in corso di terapia insulinica della collaborazione del proprietario.
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello     
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venerdì 26 settembre 2014

La Terapia del Diabete nel Gatto

Il trattamento del paziente diabetico varia a seconda della specie e dei sintomi. La terapia insulinica non è indicata nel diabete subclinico a meno che si notino glicosuria o aumenti ulteriori della glicemia. Al contrario, sia nel cane che nel gatto con DM conclamato, il trattamento è basato sull'uso di insulina combinato a modificazione dietetiche. Esistono diversi tipi di insulina che possono essere usati ma non tutti sono approvati per l’uso negli animali domestici. In uno dei prossimi articoli sul diabete faremo anche un approfondimento sui diversi tipi di insulina e sul loro utilizzo.
Iniziamo a vedere la terapia del diabete nel gatto, differenziando la forma subclinica da quella conclamata:
GESTIONE DEL GATTO CON DIABETE SUBCLINICO Il diabete subclinico è considerato un diabete in stadio iniziale, quando i segni clinici tipici non sono ancora presenti. Solitamente in questi animali l’iperglicemia è un reperto occasionale nel corso di esami ematochimici fatti per altri motivi e deve essere differenziata dall’iperglicemia da stress mediante la misurazione delle fruttosamine sieriche o della glicemia a domicilio.
Nei gatti con diabete subclinico lo scopo della terapia è evitare che il diabete evolva in “vero” diabete mellito e questo può essere fatto attraverso il controllo del peso corporeo e dell’assunzione di cibo e eliminando le cause di insulino- resistenza.
Nei gatti con diabete subclinico è possibile infatti ottenere, senza l’utilizzo di insulina, la normalizzazione della glicemia ematica. L’animale dovrà essere rivalutato ogni 2 settimane con glicemia ed esame delle urine per valutare l’evolversi della patologia ed eventualmente iniziare l’insulina.
La terapia alimentare è indispensabile per:
  • ottimizzare il peso corporeo e favorire una lenta perdita di peso negli animali obesi per evitare l’insorgenza di lipidosi epatica
  • ridurre al minimo l’iperglicemia post-prandiale gestendo correttamente l’apporto di proteine e carboidrati
  • fornire una dieta con alto contenuto proteico per favorire la sazietà e prevenire la perdita di massa muscolare
  • limitare l’assunzione di carboidrati
Il cibo dovrebbe essere somministrato in piccoli pasti equamente divisi nell’arco della giornata e sarebbe meglio somministrare cibi umidi in quanto sono un’ulteriore fonte di acqua e a parità di apporto calorico la quantità da somministrare risulta maggiore favorendo la sensazione di sazietà.
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello     
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venerdì 19 settembre 2014

Gli Esami Necessari per la Diagnosi del Diabete

Continuiamo la trattazione del diabete parlando degli esami che sono necessari nel paziente diabetico.
Gli esami considerati  “indispensabili”  sono:
  1. Emocromo con formula leucocitaria
  2. Profilo biochimico completo
  3. Analisi delle urine con esame batteriologico
Nella tabella sottostante sono elencati tutti gli esami completi consigliati negli animali con diabete sospetto o conclamato.
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L’emocromo nel paziente diabetico può essere normale ma le possibili alterazioni sono una lieve policitemia dovuta alla disidratazione o una leucocitosi dovuta a infezione o infiammazione.
Le alterazioni del profilo biochimico nel diabete non complicato dipendono dalle eventuali malattie sottostanti e da quanto tempo la condizione diabetica persiste prima della diagnosi. Le alterazioni più comuni sono l’ipercolesterolemia, l’aumento lieve della fosfatasi alcalina e dei trigliceridi. Se la fosfatasi alcalina risulta molto aumentata è bene indagare con ulteriori esami un eventuale iperadrenocorticismo. I pazienti con chetoacidosi diabetica si presentano invece fortemente disidratati, con alterazioni elettrolitiche e azotemia. Le alterazioni possibili nell’esame delle urine sono: glicosuria, chetonuria, proteinuria e batteriuria. Solitamente i pazienti diabetici hanno glicosuria e assenza o lieve presenza di chetoni. Se invece nelle urine sono presenti grandi quantità di chetoni il paziente dovrà essere trattato per la cheto acidosi diabetica. La proteinuria può essere dovuta a infezioni del tratto urinario o danni glomerulari ma data l’alta incidenza delle infezioni urinarie nei pazienti diabetici è necessario eseguire un attento esame del sedimento e una coltura batterica con antibiogramma.
Visto che molti pazienti diabetici presentano problemi pancreatici concomitanti sarebbe bene eseguire un’ecografia addominale o in alternativa la misurazione di lipasi e TLI nel siero. Nei gatti adulti inoltre bisognerebbe sempre testare la funzionalità tiroidea in quanto diabete e ipertiroidismo danno segni clinici molto simili. Se nel cane sussiste un sospetto di ipotiroidismo sarebbe meglio stabilizzare la glicemia prima di eseguire gli esami ormonali specifici.      
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello     
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venerdì 12 settembre 2014

Il Diabete Mellito

Il diabete mellito è una patologia trattabile che richiede uno sforzo congiunto da parte del cliente e del veterinario. Pubblicheremo una serie di articoli tratti dalle linee guida dell’ AAHA (American Animal Hospital Association) per la gestione dei cani e gatti affetti da diabete.
Il trattamento del diabete è una combinazione di arte e scienza dovuta alle molteplici risposte che si possono avere dai pazienti. Ogni animale ha esigenze individuali, la frequenza di somministrazione e la dose di insulina vanno valutate in base alla singola risposta.
Nei cani e nei gatti il diabete è solitamente causato da una perdita o da una disfunzione delle cellule beta del pancreas. Nel cane la perdita di cellule beta è rapida e progressiva e generalmente dovuta a una reazione immuno mediata, degenerazione vacuolare o a pancreatite. Nelle femmine intere ci può essere un diabete transitorio insulino resistente nella fase del diestro. Nel gatto la perdita o la disfunzione delle cellule beta è dovuta all’insulino resistenza, all’amiloidosi o a pancreatiti linfoplasmocitarie croniche. I fattori di rischio per cani e gatti includono l’insulino resistenza da obesità, l’acromegalia nel gatto, l’iperadrenocorticismo nel cane, e farmaci come steroidi e progestinici. Si conoscono rischi di tipo genetico in alcune razze particolari: Australian Terrier, Beagle, Samoiedo e Keeshonden per i cani e i Burmesi nei gatti.
Indipendentemente dall’eziologia il diabete è iperglicemico e glicosurico e si manifesta con poliuria, polidipsia, polifagia e perdita di peso. L’aumento della mobilizzazione dei grassi porta a lipidosi epatica, epatomegalia, ipercolesterolemia, aumento dei trigliceridi e aumento del catabolismo. Nei soggetti più compromessi si può anche avere iperketonemia, ketonuria e ketoacidosi. 
Criteri diagnostici e valutazione iniziale
L’approccio dipende dal livello di iperglicemia e dai segni clinici presenti. La varietà dei segni cambia in base al tempo intercorso tra la comparsa della malattia e quando il paziente è presentato alla visita, al livello di iperglicemia, eventuale ketonemia e da eventuali patologie concomitanti come la pancreatite. I segni della PU/PD (poliuria/polidipsia) non compaiono prima che la concentrazione ematica del glucosio abbia ecceduto la soglia di escrezione renale.
La glicosuria si manifesta a valori maggiori di 200 mg/dl nel cane e di 250 mg/dl nel gatto. I segni clinici del diabete mellito non sono generalmente presenti in quei soggetti con valori di glicemia costantementi alti ma sotto la soglia renale per la glicosuria. La glicemia compresa tra il range normale (110 mg/dl) e il valore soglia (200-250 mg/dl) può derivare da molteplici cause: iperglicemia da stress, disordini da insulino resistenza per obesità, iperadrenocorticismo, da farmaci (corticosteroidi) o può rappresentare i primi stadi di un futuro diabete. Questi soggetti sono classificati come diabetici sub-clinici.
I diabetici subclinici molto spesso sembrano in salute, hanno un peso normale, e vengono individuati quando si eseguono esami di laboratorio per altri motivi. La diagnosi di diabete sub clinico può essere fatta solo dopo aver escluso l’iperglicemia da stress e dopo aver individuato e corretto eventuali cause di insulino resistenza.
Misurare la glicemia a casa e determinare le fruttosamine sieriche può aiutare a differenziare tra iperglicemia da stress e diabete sub clinico.
Il diabete è diagnosticato quando c’è persistente iperglicemia e persistente glicosuria (> 200 mg/dl nel cane e > 250 mg/dl nel gatto). Per confermare la diagnosi, soprattutto nel gatto, può essere necessario rilevare un elevato valore di fruttosamine.
Alcuni animali oltre a PU/PD polifagia e perdita di peso possono presentare i segni della ketoacidosi diabetica: anoressia, disidratazione e vomito. Le forme più gravi sfociano in letargia, debolezza ed emaciazione. Inoltre nel cane si può riscontrare la comparsa di cataratta e nel gatto di debolezza da neuropatia periferica.
L’iniziale valutazione del cane e del gatto diabetico deve comprendere:
  • Valutazione di anamnesi, dieta, terapie passate e/o in corso.
  • Valutazione di segni particolari come la cataratta nel cane o le neuropatie periferiche nel gatto.
  • Valutazione di problemi spesso associati al diabete: infezioni del tratto urinario e pancreatiti.
  • Valutazione di patologie che possono interferire con la risposta del diabete alla terapia: iperadrenocorticismo, ipertiroidismo, patologie renali.
  • Valutazione di fattori di rischio: obesità, pancreatiti, insulino-resistenza, farmaci diabetogeni e nel cane il diestro.
L’EOG (esame obiettivo generale) nei diabetici può essere relativamente normale o rilevare disidratazione, perdita di peso, pelo opaco, cataratta o dolore addominale se è presente pancreatite. A volte si può rilevare un alito dolciastro nei soggetti in ketoacidosi.
Alcuni gatti con iper glicemia da lungo tempo possono avere un atteggiamento plantigrado secondario alla neuropatia periferica.
A questo punto si procederà con l’esecuzione degli esami del sangue. 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello    
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venerdì 2 maggio 2014

Il monitoraggio del Diabete nel Gatto

Il monitoraggio svolge un ruolo primario nel controllo del paziente diabetico e deve essere fatto a step a seconda della risposta del singolo paziente.
   
Dopo la prima settimana di terapia:
- se i sintomi migliorano si mantiene lo stesso dosaggio di insulina e si effettuano misurazioni a domicilio della glicemia possibilmente a 6-8 ore dalla somministrazione
- se i sintomi migliorano e la glicemia è < 150 mg/dl si può diminuire il dosaggio di mezza unità, passare alla somministrazione ogni 24 ore o sospendere la terapia e ricominciarla eventualmente con un dosaggio di mezza unità più basso solo alla ricomparsa dei segni clinici o della glicosuria
- se i sintomi persistono o peggiorano bisogna valutare attentamente la tecnica di somministrazione; se     questa risulta adeguata è necessario considerare un aumento della dose di 2 UI
- se compaiono ketonuria o polineuropatia periferica e il gatto non ha appetito è necessario escludere malattie sottostanti che possono peggiorare la condizione diabetica
Durante il primo mese di terapia: - a casa misurare settimanalmente la glicemia dopo 6-8 ore dall’insulina e utilizzare strisce reattive per il controllo di glicosuria e ketonuria. Se la glicosuria risulta negativa considerare la possibilità di una remissione del diabete.
- in clinica, solo se non è possibile il monitoraggio a casa, effettuare la misurazione della glicemia a 6-8 ore dall’insulina, valutare attraverso un esame urine i livelli di glicosuria e ketonuria e considerare l’esecuzione di una curva glicemica se i sintomi persistono o peggiorano.
Dopo circa un mese dall'inizio del trattamento devono essere rivalutati anamnesi, esame obiettivo, peso corporeo,analisi delle urine e fruttosamine e il dosaggio deve essere modificato in base ai risultati ottenuti. Se la glicemia non sembra controllata devono essere indagate eventuali patologie sottostanti.
Tutti gli esami devono essere ripetuti 2-3 volte all'anno.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello     
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venerdì 4 aprile 2014

Il diabete nel gatto

Il diabete mellito è una patologia complessa causata da un'alterata omeostasi dell'ormone insulina. L'insulina è prodotta dalle cellule beta nelle isole pancreatiche del pancreas endocrino. L'insulina serve per regolare la quantità prodotta e consumata del carburante dell'organismo: il glucosio.

Il diabete mellito è una delle più comuni endocrinopatie del cane e del gatto. Se non viene diagnosticato e trattato correttamente può essere letale. L'insulina ha la funzione di mantenere il tasso del glucosio nel sangue in una concentrazione tra 70 e 118 mg/dl nel cane e tra 73 e 130 mg/dl nel gatto. Nel diabete si perde tale capacità e i valori di glicemia salgono a valori più elevati. Quando la glicemia supera una determinata soglia, 200 mg/dl nel cane e 250 mg/dl nel gatto, il glucosio viene eliminato con l'urina a livello renale e compare glicosuria.diabete_
Il diabete mellito è causato da una inadeguata produzione di insulina e/o da una inadeguata azione dell'insulina a livello tissutale. Esistono diversi tipi di diabete: generalmente nel cane la forma più comune è quella DMID che è caratterizzata da ipoinsulinemia per scarsa produzione di insulina da parte del pancreas. In questa forma di diabete la perdita di funzionalità delle cellule beta pancreatiche è irreversibile ed è quindi necessaria una terapia con insulina esogena a vita per mantenere un corretto valore della glicemia nel sangue. Nel 20 % dei gatti si rileva invece la forma non insulino dipendente (molto rara nel cane): in questa forma le cellule pancreatiche mantengono una certa capacità di produrre insulina e l'aumento della glicemia è dovuto a una concomitanza di fattori. In questi soggetti la terapia con l'insulina non è sempre necessaria, a volte è sufficiente eliminare le patologie concomitanti per risolvere l'iperglicemia.
Ricapitoliamo e vediamo le cause: il pancreas produce poca insulina e/o i tessuti non rispondono in modo adeguato all’insulina.
Vediamo ora le conseguenze: livelli elevati di glucosio nel sangue ed incapacità delle cellule ad assorbire e utilizzare il glucosio. Il glucosio, carburante dell’organismo, non entro nel centro di sazietà ipotalamico e associato alla perdita di calorie da glicosuria porta a polifagia (aumento della fame) con perdita di peso. L’insulina è un ormone anabolizzante e la sua carenza porta a catabolismo proteico che peggiora la perdita di peso e l’atrofia muscolare. Come conseguenza del catabolismo il fegato utilizza gli aminoacidi e li trasforma in glucosio aumetando ancor di più la glicemia. La carenza di insulina attiva inoltre il sistema della lipasi: la loro attività lipolitica contribuisce alla perdita di peso anche nei soggetti obesi.
Questo complicato meccanismo porta nelle forme gravi e non correttamente trattate alla ketoacidosi diabetica e all’acidosi metabolica estremamente gravi per l’organismo.
La diagnosi di diabete mellito richiede la presenza dei segni clinici caratteristici:
  • poliuria
  • polidipsia
  • polifagia
  • perdita di peso
in associazione a valori elevati di glicemia ed eventuale glicosuria.
Ma cosa vogliono dire questi termini?
Poliuria è l’eccessiva produzione di urina, polidipsia è l’eccessiva assunzione di acqua, polifagia è l’eccessiva assunzione di cibo.
Prossimamente continueremo la trattazione del diabete con numerosi altri articoli e guide pratiche.
Link a tutti gli articoli sul diabete finora pubblicati.

Articolo a cura della dott.ssa Francesca Costanzo

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