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giovedì 1 maggio 2014

La Cataratta

 
La cataratta è un processo patologico che coinvolge il cristallino (o lente), struttura trasparente e biconvessa che permette la messa a fuoco delle immagini sul fondo dell’occhio. Le caratteristiche fondamentali della lente sono la trasparenza e l’indice di rifrazione che sono consentiti dal basso contenuto di acqua presente nel cristallino e dall’elevata concentrazione delle proteine. Per mantenere questo stato di disidratazione, occorre un meccanismo attivo che richiede energia metabolica. L’acqua viene espulsa in continuazione dalla lente , ma tende a rientrarvi, soprattutto dalla superficie posteriore. Se questo meccanismo si blocca, il cristallino velocemente si idrata e perde la sua trasparenza.
Con il termine di cataratta si intende qualsiasi opacità della lente o della sua capsula. La cataratta può essere di diverse tipologie: congenita, metabolica, traumatica, senile, secondaria ad altre patologie oculari (glaucoma, uveiti, ecc..). Esiste quindi un’eziologia multifattoriale della cataratta, anche di quella senile, che comporta il fatto che non tutti i soggetti anziani vengono colpiti da questa patologia: esistono fattori che, isolati, non causerebbero la cataratta ma che, per un effetto cumulativo nel tempo, favoriscono la comparsa di questa malattia. E’ così che l’infiammazione cronica, i fattori fisici, chimici ed i disturbi metabolici e sistemici si accumulano nel corso di tutta la vita e provocano i vari gradi di alterazione della trasparenza.
Quando la cataratta è sufficientemente opaca ed estesa da causare un disagio funzionale, solo l’intervento chirurgico può risolvere il problema. Per ciò che riguarda le terapie di tipo medico, anche se in commercio sono disponibili alcuni farmaci finalizzati al controllo dell’evoluzione della cataratta, di fatto non esiste una terapia la cui efficacia sia stata provata. Terapie sintomatiche che si applicano con una certa frequenza sono a base di antinfiammatori non steroidei e steroidei, per il controllo dell’infiammazione dell’occhio che consegue alla cataratta e di midriatici, per dilatare la pupilla e favorire temporaneamente una parziale visione in soggetti con opacità centrale della lente. Nell’ambito delle terapie, infine , bisogna curare anche gli eventuali disturbi sistemici e/o metabolici alla base della formazione della cataratta: nel caso già citato della cataratta di tipo diabetico, ad esempio, sarà di fondamentale importanza approntare una terapia per il controllo della glicemia del paziente.
Visite periodiche presso il tuo Medico Veterinario permettono di diagnosticare precocemente questa patologia e una visita specialistica consentirà di agire nei tempi e nei modi più idonei.

Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello           
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Patologie Oculari del Gatto Anziano

 
L'avanzare dell'età, tanto negli animali quanto nell'uomo, porta a cambiamenti a livello organico considerabili normali (fisiologici). Oltre ad essi esiste tutta una serie di patologie a cui cane e gatto possono andare più facilmente incontro in quanto “anziani”. Gli occhi, le palpebre e l'apparato lacrimale non fanno eccezione in questo processo di invecchiamento. Patologie oculari e problemi di vista sono situazioni frequenti nei cani e nei gatti anziani e, a volte, possono addirittura portare alla perdita completa della capacità visiva, influenzando sensibilmente sia le abitudini quotidiane del nostro animale che la gestione da parte del proprietario.
occhi gatto anziano
Esistono malattie oculari evidenti a tal punto da essere notate con facilità dai proprietari stessi che possono così rivolgersi al veterinario con una tempistica veloce rispetto all'insorgenza del problema. Altre volte, invece, i segni di patologia oculare risultano più subdoli e l’animale può arrivare alla cecità senza che il padrone se ne sia accorto. I cani e gatti, infatti, possiedono un'elevata capacità adattativa che li porta a sviluppare maggiormente gli altri sensi (olfatto e udito) per compensare il calo di vista: ecco spiegato il perché molti animali, se pur ciechi o ipovedenti, sono in grado di muoversi con assoluta disinvoltura nel proprio ambiente.
Per questo motivo è importante abituarsi ad osservare con attenzione il comportamento del proprio amico a quattro zampe, soprattutto quando invecchia, in maniera tale da poter cogliere ogni minimo campanello d'allarme di problematiche oculari. Un ottimo banco di prova è rappresentato dall'esterno o dagli ambienti nuovi: qui l'animale con problemi di vista tende a muoversi in maniera più guardinga, a manifestare disagio o,addirittura, ad andare contro ostacoli imprevisti. Occorre tenere presente inoltre che alcune patologie iniziano con una difficoltà di visione in particolari momenti della giornata: in questi casi si noterà, ad esempio, maggiore difficoltà nella visione durante il crepuscolo o di notte.
In altri casi le problematiche oculari sono una conseguenza di una patologia sistemica ovvero che colpisce tutto l'organismo. Un classico esempio è la cataratta diabetica, una patologia indubbiamente di interesse oculistico ma che deve essere affrontato anche e soprattutto da un punto di vista internistico. Per questo motivo il medico veterinario che si occupa di oftalmologia, soprattutto con pazienti anziani, non deve mai limitarsi alla semplice visita oculistica ma ha il dovere di eseguire anche una approfondita visita generale (dalla punta del naso alla punta della coda!), senza tralasciare indizi che possano ricondurre ad una malattia più generalizzata.
Molte sono le patologie che possono colpire le diverse strutture dell’occhio durante la terza età, elencheremo di seguito le principali:
  • Palpebre: neoformazioni, ectropion senile.
  • Cornea: cheratite superficiale cronica, cheratocongiuntivite secca.
  • Uvea: cisti iridee, neoplasie, uveiti, atrofia iridea.
  • Cristallino: cataratte, lussazione della lente, atrofia senile del cristallino.
  • Retina: atrofia progressiva della retina, emorragie retiniche, processi inifiammatori.
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello     
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Patologie Endocrine del Gatto Anziano

Continuiamo a parlare di invecchiamento nel cane e nel gatto affrontando una branca molto ampia della medicina interna che è l'endocrinologia.
Questa disciplina sia in campo umano che veterinario si occupa di studiare le ghiandole e le sostanze da loro prodotte: gli ORMONI, molecole che esercitano il loro effetto legandosi a dei recettori specifici nell'organismo.

Nel cane e nel gatto le patologie di natura endocrina possono avere diverse cause:
-produzione insufficiente di ormoni
-produzione eccessiva di ormoni
-sintesi difettosa degli ormoni
-resistenza all'azione degli ormoni
-anomalie nel trasporto degli ormoni
La diagnosi di queste patologie non è sempre facile in quanto non è possibile, a parte alcune eccezioni, eseguire un esame diretto delle ghiandole interessate.
Importantissimi per il veterinario risulteranno quindi:
-anamnesi ed esame clinico che permetteranno di “scovare” e individuare i quadri caratteristici di alcune patologie
-esami di laboratorio anche dinamici che permettono una volta formulata un'ipotesi diagnostica di confermarla e intraprendere una terapia specifica
-diagnostica per immagini che grazie a tecniche quali l'ecografia, la tomografia computerizzata e la risonanza magnetica permette di visualizzare ghiandole che non possono essere esplorate direttamente.
Le patologie endocrine sono tipiche degli animali adulti-anziani ma alcune di esse possono colpire anche i giovani o essere presenti dalla nascita.
Alcune hanno una predisposizione di razza o di sesso, altre possono colpire indistintamente ogni animale.
Le patologie che nella pratica clinica giornaliera vengono riscontrate con maggiore frequenza sono:
-il DIABETE MELLITO sia nel cane che nel gatto, dovuto a una disfunzione del pancreas
-l'IPERTIROIDISMO nel gatto e l'IPOTIROIDISMO nel cane, dovuti a una disfunzione della ghiandola tiroide
-i TUMORI TESTICOLARI
Nell'ambito del nostro percorso sulla terza età dei nostri animali approfondiremo le patologie più frequenti cercando di fornire al proprietario degli spunti utili per notare i campanelli dall'allarme” che possono far sospettare una patologia endocrina.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello.       
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Cura dei Denti nel Gatto Anziano

La cura dei denti dei nostre amici a quattro zampe è cruciale per la loro salute generale; è importante occuparsene fin dai primi anni di vita e diventa fondamentale quando il nostro cane o gatto comincia a diventare anziano.
I problemi più comuni riguardano la formazione e l'accumulo di placca e tartaro. La saliva, le proteine, i batteri e le particelle di cibo si combinano e formano la placca. Questa tende ad aumentare se viene lasciata sui denti. I minerali contenuti nella saliva trasformano poi la placca in tartaro, un deposito duro e giallastro che si accumula attorno alle gengive. Il tartaro può irritare le gengive ed essere causa di gengiviti e stomatiti, che sono solo l'inizio del disturbo parodontale. Fenomeno che può facilmente sfociare in una vera e propria malattia del parodonto. Come dicevamo precedentemente questo disturbo può diventare una questione molto seria quando i nostri amici invecchiano. I batteri e le tossine aggrediscono il dente, l'osso, la gengiva e il tessuto connettivo attorno al dente, causando anche infezioni molto serie e in alcuni casi persino la caduta del dente.
Inoltre i batteri che causano l'infezione, se entrano in circolazione, possono anche diffondersi nei polmoni, nel fegato, nei reni e nel cuore, causando serie patologie sistemiche che possono compromettere irrimediabilmente la salute del nostro cane o gatto.
Non meno importante da segnalare è il fatto che le patologie del cavo orale e dei denti, sono molto dolorose; ciò provoca inevitabilmente una riluttanza all'alimentarsi e uno stato di malessere generale, che può manifestarsi con depressione, apatia e in alcuni casi aggressività.
I segni di un eventuale problema alla bocca possono essere individuati dal veterinario durante le visite generiche che vengono effettuate in occasione della vaccinazione annuale o durante i normali controlli di check up. Una prima ispezione può però essere effettuata dal proprietario, ecco alcune cose che vanno tenute d'occhio:
  • Depositi gialli e marroni sulle gengive
  • Difficoltà nel mangiare
  • Gengive gonfie e sanguinanti
  • Alito cattivo. I cani e i gatti possono avere un alito cattivo per varie ragioni, perciò non bisogna pensare che l'alito cattivo sia un sintomo trascurabile.
Per prendersi cura dei denti dei nostri amici è necessario mantenere una buona dieta e spazzolarli regolarmente. Usare lo spazzolino è più facile se si abitua il cane o il gatto quando è ancora un cucciolo, ma, soprattutto il cane, tende ad abituarsi al trattamento a qualunque età.
Non bisogna usare alcuna pasta dentifricia formulata per gli esseri umani, gli animali non amano la schiuma e può disturbare il loro stomaco. Esistono dentifrici pensati specificamente per loro. Sono più sicuri e il gusto che hanno piacerà molto di più al cane.
A seconda delle dimensioni dei denti e della bocca del cane potresti riuscire ad usare uno spazzolino normale. Vi sono comunque degli spazzolini speciali che sono più adatti alle tue dita e rendono l'operazione molto più semplice.
Si dovrebbero spazzolare i denti almeno una volta alla settimana, certo farlo tutti i giorni sarebbe l'ideale.
Come alternativa allo spazzolamento vi sono dei cibi, in formulazione secca, per cani e gatti, specificamente ideati per ridurre il tartaro e per evitare l'insorgere di malattie periodontali. O esistono degli snack definiti, pulisci denti, che sono un'alternativa divertente per agevolare l'eliminazione di placca e di residui di cibo.
Se però si è di fronte a una situazione ormai cronica, lo spazzolamento o l'alimentazione adatta possono non essere più sufficienti e diventa quindi fondamentale programmare una visita specialistica, nella quale vengono individuati i vari problemi dentali. Sarà in quel caso necessario effettuare una detartrasi in anestesia generale e in quella sede valutare la possibilità di estrazioni o cure dentali.
Mantenere i denti dei nostri animali in buone condizioni è fondamentale per la sua salute generale e per garantire loro una situazione di benessere soprattutto con il passare degli anni.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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Patologie Cardiache Del Gatto Anziano


Come nell’uomo, anche nel cane e nel gatto, l’invecchiamento è un processo naturale, lento, ma inesorabile.
E’ sempre opportuno in via preventiva sottoporre in età adulta il cane e il gatto a visita cardiologica.
Nel cane l’età a rischio inizia tra i 7 e i 10 anni a seconda della taglia, più precocemente per i cani di grossa taglia, più tardi nei cani di piccola taglia, mentre i gatti dovrebbero essere sottoposti a visita cardiologica già a partire dai sette anni di età.
I sintomi di invecchiamento cardiaco sono diversi per il cane e il gatto.
Nel cane l’intolleranza all’esercizio fisico è il primo sintomo e di solito non viene considerato come tale dal proprietario, difatti viene spesso attribuito dal proprietario un avanzare dell’età il comportamento del cane di fare corte passeggiate, di avere necessità di riposo più lungo dopo uno sforzo fisico, o ancora il fatto che non abbia più voglia di uscire come prima.
Un altro sintomo molto importante e frequente nel cane anziano è la tosse.
Quando il cane tossisce in vari momenti della giornata e della notte, o dopo un esercizio fisico, oppure dopo aver bevuto, è possibile che sia un problema cardiaco, anche avanzato.
Spesso la perdita di appetito e il dimagramento sono conseguenti a una sensazione generale di malessere, associati ai sintomi precedenti.
Le affezioni cardiorespiratorie nel gatto sono più subdole, in quanto già di per se è un animale che normalmente non ha attitudini a svolgere attività fisica tra le mura domestiche, e risulta quindi difficile stabilire una sua intolleranza all’esercizio fisico. Per quanto riguarda la tosse è un sintomo spesso legato a forme virali e/o batteriche o anche asma felina e non un sintomo associato a insufficienza cardiaca.
Spesso i gatti con problemi cardiaci manifestano magrezza o direttamente problemi respiratori, edema polmonare. I gatti sono più soggetti a ipertrofia cardiaca e di conseguenza a trombosi, con conseguenza paralisi degli arti posteriori ed anche anteriori.
Per accertare la natura dell’affezione cardiaca, la sua gravità, e quindi, la necessità di una terapia specifica, il veterinario dovrà effettuare oltre a una visita cardiologica accurata, alcune indagini specifiche quali l’elettrocardiogramma, l’ecocardiografia e le radiografie del torace.
Il paziente cardiopatico, a seconda della gravità del danno cardiaco, necessita di cure particolari. Oltre alla terapia farmacologica prescritta dal veterinario in base alla patologia cardiaca, esiste tutta una serie di accorgimenti che serviranno a rendere la vita del nostro paziente più lunga e piacevole.
Alimentazione: Il paziente cardiopatico non deve essere in sovrappeso od obeso. L’alimentazione deve essere costituita da cibi a basso contenuto di sodio per ridurre la ritenzione idrica e quindi la congestione del circolo con conseguente minor lavoro per il cuore. La riduzione del sodio nella dieta, attraverso alimenti preparati secchi o umidi, deve essere graduale e non improvvisa.
Attività fisica: in base alla gravità della patologia cardiaca, nelle prime fasi dell’insufficienza cardiaca può non comportare nessuna limitazione, fatta eccezione per l’attività agonistica. Nelle fasi più avanzate la durata dell’esercizio fisico e le condizioni climatiche richiedono attente valutazioni.
Controlli regolari: è buona norma cercare di arrivare al controllo successivo prima della comparsa dei segni di scompenso cardiaco. Per questo motivo, in base alla gravità della patologia e dell’età del vostro animale, il veterinario fisserà controlli che comprenderanno esami del sangue, elettrocardiogrammi, ecocardiografie e radiografie del torace ogni 3-6 12 mesi.

Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello     
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Invecchiamento Cerebrale

 
“Sto invecchiando, perdo colpi”: a quanti è capitato di dirlo?. Molti non sanno però che anche il cane e il gatto, con l'avanzare dell'età, possono andare incontro a disordini degenerativi a livello cerebrale da cui derivano tutta una serie di cambiamenti prevalentemente sul piano comportamentale. L'età media dei nostri amici a quattro zampe, come quella dell'uomo, si è notevolmente allungata e questo ci mette di fronte a nuove problematiche, ignorate o poco trattate in passato.
I neuroni sono cellule destinate a “morire”, alcuni anche in giovane età, ma è soprattutto nella fase geriatrica che tale processo subisce un'inevitabile accelerazione. Il cervello può invecchiare per così dire “con successo” ovvero mettendo in atto tutta una serie di meccanismi naturali che ne limitano i deficit, garantendo una buona qualità di vita al soggetto. Quando, invece, l'invecchiamento cerebrale diviene patologico subentrano veri e propri disturbi comportamentali, cognitivi ed affettivi che possono rendere difficoltosa sia la vita dell'animale anziano che quella del proprietario, a cui spetta gestirlo.
Nel cane, specie in cui sono stati fatti maggiori studi, si parla di vera e propria disfunzione cognitiva dell'anziano. La memoria a breve termine (MBT) è quella più coinvolta poiché si ha una minor o alterata produzione di neurotrasmettitori ovvero dei messaggeri chimici deputati a passare le informazioni da un neurone all'altro. Queste modificazioni a livello cerebrale si traducono in pratica con un'alterata percezione dell'ambiente esterno, un deficit mnemonico e di apprendimento da parte dell'animale anziano.
L'invecchiamento cerebrale nel cane può manifestarsi in diversi modi: il proprietario potrebbe ad esempio osservare difficoltà da parte del cane nel riconoscere luoghi, persone o oggetti noti (perdita degli apprendimenti) oppure, più semplicemente, cambiamenti nelle abitudini eliminatorie con l'animale che inizia a “sporcare” in luoghi in cui non è consentito (eliminazioni inappropriate). Alcuni soggetti tendono poi a manifestare un iper-attaccamento al proprietario, non vogliono più essere lasciati da soli e, se succede, vocalizzano in maniera esasperante o distruggono tutto ciò che gli capita a portata di bocca (manifestazioni ansiose). Altri segni collegabili ad una disfunzione cognitiva sono alterazioni marcate dell'appetito, di solito aumenta la richiesta di cibo come se “non si ricordasse di aver appena mangiato” per poi passare a periodi di vera e propria anoressia. Un altro esempio tipico, poi, è un differente ritmo di veglia e sonno: molti animali tendono a dormire tutto il giorno e diventare molto nervosi ed iperattivi di notte.
La disfunzione cognitiva esiste anche nel gatto, sebbene non siano ancora stati chiariti i reali processi degenerativi a cui va incontro il cervello. Come nel cane, anche per i felini si hanno manifestazioni comportamentali anomale in particolare vocalizzazioni insistenti e apparentemente immotivate, soprattutto notturne, o la perdita delle consuete abitudini eliminatorie, con animali che iniziano a sporcare al di fuori della lettiera. In altri casi spesso il gatto riduce notevolmente il tempo dedicato alla “toelettatura” e questo diviene evidente osservandone il pelo il quale appare più opaco e molto annodato, soprattutto se lungo; a ciò si aggiunge, solitamente, un eccessivo allungamento degli artigli (unghie) che tendono addirittura a ripiegare su se stessi, talvolta piantandosi nella cute oltre ad apparire più friabili e sfilacciati. I gatti anziani fisiologicamente tendono a trascorrere la maggior parte del tempo dormendo: qualora, invece, tendano a manifestare momenti di grande agitazione, evidente stress o stato ansioso è possibile siano dovuti ad un fenomeno di invecchiamento cerebrale così come la tendenza ad essere meno socievoli e propensi alla manipolazione.
Di fronte ai problemi di disfunzione cognitiva, così come per altre patologie legate all'età, non bisogna rimanere inermi: è doveroso cercare di garantire comunque una buona qualità di vita al nostro amico a quattro zampe. Un importante primo passo è  prestare attenzione alle abitudini quotidiane del cane e del gatto poiché ogni cambiamento, se pur minimo, può divenire “campanello d'allarme” di qualcosa di serio. In un'ottica di prevenzione, mai esitare a rivolgersi al proprio veterinario di fiducia ogni qualvolta si noti qualche stranezza, perché esistono comunque dei modi per rallentare e controllare anche l'invecchiamento del cervello: controllo dell' alimentazione, uso di integratori che migliorano l'ossigenazione a livello cerebrale, esercizio fisico mirato, arricchimento dell'ambiente in cui il nostro animale vive sono infatti tutte valide armi per fargli affrontare una vecchiaia serena.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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La Fibrosi Miocardica

La fibrosi miocardica è un effetto dell'invecchiamento sul miocardio.
La fibrosi non è la conseguenza di una necrosi, ma piuttosto la principale caratteristica della senescenza del cuore.
Il miocardio ha una doppia struttura: le fibrocellule contrattili occupano il 75 % del suo volume e forniscono l'energia meccanica ( è la pompa cardiaca ). Il tessuto interstiziale occupa il restante 25 % ed e' costituito da fibre collagene che hanno l'importantissimo compito di impedire la rottura del cuore durante la contrazione.
Questi due tessuti coesistono in un primo tempo in modo armonioso, il che provoca un'ipertrofia del muscolo cardiaco, non associata, però, ad alcuna modificazione del funzionamento del cuore. A un certo momento, il comparto non contrattile prende il sopravvento, il cuore si trova in una condizione di squilibrio, con un eccesso di fibre collagene, e si manifesta una scarsità relativa di tessuto contrattile. Il cuore diventa insufficiente.
Le cause che determinano la comparsa della fibrosi cardiaca sono rappresentate da:
- processo di invecchiamento: fibrosi di sostituzione
- ischemia: fibrosi di sostituzione
- aumento di livello di determinati ormoni, conseguente alla riduzione della gittata cardiaca ( catecolamine, angiotensina II, aldosterone ).
La principale conseguenza di questo incremento del collagene è rappresentata dalla perdita della compliance del miocardio. In risposta a questo calo, l'ipertrofia del miocardio si aggrava.
Rallentamento dei flussi di calcio, ipertrofia e fibrosi del cuore possono comportare conseguenze di due tipi sul piano clinico:
- comparsa di turbe del ritmo ( effetti aritmogeni dell' eterogeneità tissutale)
- progressiva evoluzione verso un'insufficienza cardiaca vera.
Lo stesso aumento di fibre collagene può interessare anche l'endocardio, che in questo modo perde la propria elasticità e contribuisce al calo di compliance generale dell'organo.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello     
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martedì 29 aprile 2014

Terza Età Nel Gatto

 
La terza età nel gatto, proprio come nel nostro caso, è indubbiamente un momento delicato che richiede un'attenzione particolare.
Il gatto nel corso del tempo ha conquistato a tutti gli effetti il ruolo di membro della famiglia, diventando addirittura l'animale domestico più diffuso in molti paesi quali gli Stati Uniti, il Canada e il Nord Europa. A dispetto della popolarità raggiunta, c'è ancora poca consapevolezza sull'importanza della medicina preventiva in ambito felino, anche perché la straordinarietà di questo animale fa davvero pensare che abbia “più di una vita” a disposizione e, pertanto, che non gli serva il nostro aiuto!.
La visione del gatto come indipendente e autosufficiente è avvalorata dalla sua capacità di mascherare il dolore e la malattia a tal punto da sembrare sempre in buona salute: i segni clinici di molte patologie anche gravi, infatti, risultano spesso talmente impercettibili o sottili da passare inosservati agli occhi dei proprietari.

Un altro fattore che tendiamo a trascurare è la differente longevità degli animali domestici rispetto alla nostra. Al di là degli ingannevoli e diffusi luoghi comuni, esistono vere e proprie linee guida medico scientifiche che indicano i vari stadi di vita dei nostri amici a quattro zampe e a cui corrispondono differenti esigenze e problematiche.
Nel caso del gatto, la classificazione più recente definisce: gattino (dalla nascita ai 6 mesi), giovane (dai 7 mesi ai tre anni), adulto (dai 3 ai 6 anni), maturo (dai 6 ai 10), vecchio (dai 10 ai 15 anni) e geriatrico (dai 15 anni in avanti). Detto ciò, esattamente come in ambito umano, anche in medicina veterinaria ogni stagione della vita richiede un differente approccio, soprattutto in un'ottica di prevenzione.
età gatto
I primi segnali di invecchiamento sono solitamente di tipo comportamentale, situazione che spesso rispecchia un problema medico sottostante. Aspetti tipici sono: vocalizzazioni anomale, minor tempo dedicato alla propria toelettatura (pelo annodato o opaco, unghie molto lunghe), episodi di urinazione o defecazione al di fuori della lettiera, riduzione dell'attività fisica, minor propensione alla manipolazione e/o tendenza a reagire malamente o addirittura a rifuggire ogni forma di contatto sociale. E' importante non cadere nell'errore di liquidare il fatto pensando semplicemente che il nostro animale invecchiando sia diventato “più pigro” o che gli sia venuto un “caratteraccio”. Esistono infatti, oltre al cosiddetto invecchiamento cerebrale, altri problemi medici molto dequalificanti per la vita del gatto come: l'osteoartrite, la cistite, l'ipertensione, le patologie cardiache o la riduzione della vista e dell'udito che rendono l'animale più guardingo rispetto agli stimoli esterni e, quindi, più stressato.
Un altro aspetto da non trascurare è l'aumento o la perdita di peso insieme ad eventuali cambiamenti nelle abitudini alimentari (appetito e/o sete aumentati o diminuiti, fame altalenante, vomito e/o diarrea frequenti) ed eliminatorie (alterata quantità e frequenza di urinazione e defecazione). Va innanzitutto detto, a tal proposito, che bisognerebbe adattare la dieta all'età e all'attività dell'animale: spesso da errori alimentari scaturiscono problemi di salute, magari trascurabili ai nostri occhi, ma decisamente poco piacevoli per il gatto. A questo si possono aggiungere patologie molto serie a livello di bocca e denti oltre all'insufficienza renale, il diabete e l'ipertiroidismo, tutte patologie tipiche dell'invecchiamento.
Non bisogna infine trascurare la questione delle vaccinazioni considerate troppo spesso inutili, soprattutto in tarda età, e che in realtà risultano un'arma in più non solo nel prevenire malattie talvolta mortali, ma anche nel mantenere attivo il sistema immunitario (difensivo) del gatto che, purtroppo, tende anch'esso a diventare deficitario con l'età.

Ecco quindi che, per quanto indipendente e autosufficiente, il gatto merita una certa attenzione da parte nostra perché non è “indistruttibile”. Sei mesi nella vita di un gatto anziano sono 4-5 anni della nostra e, in questo lasso di tempo, molti sono i cambiamenti che possono intercorrere soprattutto dal punto di vista della salute.
Anche i gatti hanno diritto ad invecchiare serenamente ed un valido alleato per aiutare l'animale ad affrontare la sua terza età ed il proprietario a gestire questa delicata fase della vita è proprio il medico curante ovvero il veterinario.
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
     
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Stomatite Cronica del Gatto Anziano


Nel gatto anziano sono molto frequenti problemi di natura odontostomatologica. Esistono patologie che non coinvolgono direttamente la struttura dentaria, ma sono comunque origine di seri problemi alla bocca e all'apparato masticatore, compromettendo la capacità di alimentarsi del gatto e di conseguenza il suo benessere.
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Una di queste è per l'appunto la stomatite cronica felina, caratterizzata da dolorose lesioni infiammatorie ulcerative della mucosa buccale. Le lesioni sono principalmente localizzate a livello della mucosa alveolare che delimita i premolari inferiori e superiori, così come sulle pliche palatolinguali. Sebbene siano patologie che non coinvolgono direttamente il dente, nel gatto anziano spesso è associata una parodontite concomitante. La parodontite si sviluppa per azione del sistema immunitario contro i batteri Gram negativi normalmente presenti nella bocca. Nel gatto anziano però, naturalmente immunodepresso, il sistema immunitario non è così efficiente e il risultato e lo sviluppo concomitante di una malattia parodontale, che complica la sintomatologia e compromette la risoluzione del problema.
La stomatite cronica felina è una patologia che può essere complicata anche dalla presenza di alcune malattie sistemiche caratteristiche anch'esse del gatto anziano, prima tra tutte l'insufficienza renale. In un gatto nefropatico difatti i livelli sierici di urea, o azotemia, tendono a essere molto elevati, ancor di più se l'insufficienza renale non è ben controllata. L'urea è un prodotto di degradazione delle proteine che viene naturalmente eliminata dai reni, quando questi non funzionano tende ad accumularsi nel sangue. Essendo un prodotto istolesivo, oltre a creare danni agli organi interni uno dei tessuti più frequentemente colpiti è per l'appunto la mucosa buccale; ciò crea inevitabilmente ulcere e lesioni che possono causare o complicare una già presente gengivite – stomatite.
Il trattamento medico prevede l'utilizzo di antibiotici, anti - infiammatori, immunosoppressori, e spesso è il primo a essere utilizzato. Se anche non consente la guarigione, permette una remissione più o meno lunga dei sintomi. Quello che, attualmente da migliori risultati è il trattamento odontoiatrico, che consiste nell'estrazione di tutti i denti affetti da periodontite moderata o grave, di quelli che presentano riassorbimenti odontoclastici e di quelli contigui alle lesioni da buccostomatite o palatoglossite. A condizione di reperire tutti i frammenti radicolari nascosti, grazie alle radiografie dentarie, i risultati ottenuti sono pari all' 80% di guarigioni cliniche.
Questo trattamento, spesso aggressivo, migliora il benessere e la condizione generale dell'animale e gli consente di ritrovare le migliori condizioni di vita possibili.
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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